L’anno nuovo

Tra le (poche) cose sorprendenti e in grado di riscaldare il cuore e l’anima avvenute negli ultimi tempi in Europa c’è sicuramente la protesta, pacata nei toni ma tenace nelle posizioni, messa in atto dagli studenti ungheresi. Questi, ormai da …Leggi tutto

Tra le (poche) cose sorprendenti e in grado di riscaldare il cuore e l’anima avvenute negli ultimi tempi in Europa c’è sicuramente la protesta, pacata nei toni ma tenace nelle posizioni, messa in atto dagli studenti ungheresi. Questi, ormai da diverse settimane, sono accampati nelle università di molte città ungheresi, e soprattutto a Budapet, e organizzano manifestazioni che non sembrano perdere forza neanche col rigido inverno magiaro e che hanno costretto l’esecutivo ad alcune concessioni.

Dicevamo tempo fa che l’azione del governo ungherese, autoritaria sotto molti aspetti, rimanda a epoche passate e conferma l’impressione diffusa dell’Ungheria come un paese – o per meglio dire una nazione – per molti versi d’altri tempi. Non stupisce dunque che la prima opposizione efficace al governo Orban sia nata intorno a un tema anch’esso “d’altri tempi”, ossia la scelta apertamente classista di ridurre pressoché a zero il numero di borse di studio per l’istruzione superiore. Certo, è vero che esistono anche altri motivi della protesta studentesca, e fra questi il discusso “divieto di espratrio” per un certo numero di anni dopo la laurea, che ha fra l’altro unito ai manifestanti anche studenti politicamente vicini al governo; ma la prima ragione della mobilitazione è l’attacco alle borse di studio.

Non è ancora possibile prevedere che risultati otterranno gli studenti – cui è stato già promesso il ripristino dei finanziamenti pubblici all’istruzione; è certo tuttavia che la loro presenza nelle piazze magiare è una gradita novità. E che forse si comincia a intravedere come dovrà essere quell’Ungheria futura che non ha bisogno di legare i propri figli migliori per evitare che scappino altrove.

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