La terra lieve

Mi è capitato qualche tempo fa di ascoltare una conversazione altrui, svolta su temi delicati: non l’ho fatto apposta – potendo, cerco di evitare simili circostanze – ma non ero in condizione di sottrarmi all’ascolto. D’altronde la vicenda in sé …Leggi tutto

Mi è capitato qualche tempo fa di ascoltare una conversazione altrui, svolta su temi delicati: non l’ho fatto apposta – potendo, cerco di evitare simili circostanze – ma non ero in condizione di sottrarmi all’ascolto.

D’altronde la vicenda in sé (ne tralascerò alcuni dettagli per ovvi motivi) era interessante. Si trattava della vendita di alcuni pezzi di una motocicletta incidentata e irrecuperabile; ma la parte curiosa era l’intento del compratore, deciso, a quanto pare, a ricostruirsi in casa la stessa moto su cui un proprio congiunto aveva avuto un incidente mortale.

E a me che stavo lì a sentire pareva tutto estremamente romagnolo. Non per la stravaganza del fatto, ché ognuno gestisce come vuole e come sente il proprio dolore, in primis, e d’altra parte la stranezza umana non è un’esclusiva di nessuno; bensì per il tono cui si parlava della vicenda, che non era raccontata con meraviglia o come un aneddoto particolare, né con la particolare delicatezza che si riserva a certi temi, ma con una levità e una nonchalance tanto spontanei da risultare sospetti e un po’ teatrali, o comunque costruiti.

In questo, a parere mio e stando alla mia personale sensibilità, sta molto del carattere romagnolo: in una sicurezza nel maneggiare i fatti del mondo come se tutto fosse atteso o comunque gestibile, in una sapienza sottilmente orgogliosa, in una leggerezza e facilità verso tutto o quasi che a volte pare superficiale, ma che è estremamente rassicurante. E che a volte pare quasi affettuosa, e sempre ben disposta; non tanto verso l’umanità, ma verso il mondo.

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