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Io non mi arrendo, Beppe Fiorello racconta l'eroe della Terra dei fuochi

La fiction è ispirata alla storia del celebre vice commissario romano

Beppe Fiorello fiction Terra dei fuochi

Francesco Canino

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È una grande storia di passione e di impegno civile quella raccontata da Io non mi arrendo, la fiction di Rai Uno tra le più attese della prossima stagione televisiva, che racconterà la storia di Roberto Mancini, il vice commissario romano che per primo ha scoperto e denunciato il traffico di rifiuti tossici nella cosiddetta Terra dei fuochi. Ad interpretare la serie in due puntate, il Re Mida delle fiction italiane, ovvero Beppe Fiorello.

Beppe Fiorello sul set della fiction

Intervistato dal quotidiano La Repubblica, Beppe Fiorello racconta di aver accettato al volo il ruolo dopo aver letto le sette pagine del soggetto, scritte da Marco Videtta, Jean Ludwigg ed Enzo Monteleone. "Avevo le lacrime agli occhi, attraverso questo poliziotto raccontiamo cosa vuol dire avere senso del dovere", ha spiegato l'attore, impegnato in queste settimane sul set della fiction, girata in Puglia. Poi aggiunge: "Vogliamo restituire il ritratto di una persona vera, non di un eroe, anche se in questo Paese chi fa il proprio dovere lo diventa".

Mancini e la Terra dei fuochi

Il protagonista della fiction si chiamerà Marco Giordano ma le vicende sono chiaramente ispirate e quelle di Roberto Mancini, che portò avanti da solo le sue indagini sul traffico di rifiuti gestito dalla camorra nelle province di Napoli e Caserta. Una battaglia contro i suoi antagonisti e contro la malattia, un tumore, contratto durante i sopralluoghi tra le discariche di rifiuti tossici e radiattivi, che lo ha portato alla morte nel 2014. "Con la moglie abbiamo ricostruito il mondo degli affetti, con i colleghi di Roberto quello del lavoro: era spiritoso, vitale - spiega a Repubblica il regista Enzo Monteleone - La prima parte, siamo negli anni '90, è un poliziesco, anche se c'è la storia d'amore con Monika, il matrimonio, la nascita della figlia. Poi arriva il cazzotto, la malattia, non lotta più contro il malaffare ma contro 'la bestiaccia', come dice al magistrato parlando del tumore". 

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