Televisione

Sabrina Donadel: "Il mio viaggio nelle case dei collezionisti d'arte"

Un percorso in otto puntate tra le più importanti collezioni private italiane

sabrina donadel

Francesco Canino

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Come si vive circondati da grandi opere d’arte? Dove si selezionano i giovani artisti? Che atmosfera si respira nei musei privati? E’ un viaggio inedito all’interno delle case dei grandi collezionisti d’arte italiani quello firmato da Sabrina Donadel: la giornalista ha selezionato otto grandi nomi – da Carlo Traglio a Nicoletta Fiorucci passando per Maurizio Morra e Angela Missoni – e li ha convinti a farsi aprire le porte di casa per raccontare le loro opere e soprattutto raccontarsi. Così, da una curiosità personale, è nato Private Collection, in onda da questa sera - martedì 9 dicembre - alle 20 e 30 su Sky Arte HD (canali 120 e 400 di Sky). Un modo inedito, un punto di vista alternativo di raccontare l’arte contemporanea e i mecenati 2.0.

Sabrina, innanzitutto com’è nata l’idea di Private Collection?

Da una curiosità personale. Da giornalista mi sono occupata da sempre di tematiche relative allo spettacolo, al cinema e all’arte, prima su Mediaset e poi su Sky. Sono appassionata di tutto ciò che è arte, nel senso più esteso e trasversale della parola. Volevo capire cosa significa vivere circondati di opere di arte contemporanea di forte impatto, che ti riempiono lo spazio, e mi incuriosiva l’aspetto privato. Come ho detto ad alcuni protagonisti delle puntate “voi collezionate opere, io colleziono i grandi incontri con i collezionisti”.

Il lavoro più complesso è stata forse la scelta dei protagonisti: come hai selezionato gli otto collezionisti?

Collaborando con un’amica gallerista di Brescia. Abbiamo puntato da subito ai più importanti in Italia, bussando a molte porte: entrare nelle case private non è mai facile, figuriamoci in quella di un collezionista che ha in casa opere importantissime. L’esclusività del progetto sta proprio nell’entrare in una sorta di museo privato.

L’altro risvolto dei tuoi incontri è invece l’incontro con – perdona il bisticcio di parole - personaggi dalla grande personalità: c’è un collezionista che ti ha particolarmente colpito?

Hai ragione, personalità marcata e grande fascino sono i tratti distintivi degli incontri che ho fatto. Si sono dimostrati tutti straordinari, hanno tirato fuori un lato intimo e personale: la passione per l’arte è il comune denominatore. Mi interessava proprio questi, il rapporto umano con l’opera d’arte, cosa scatta dentro di loro.

Ma ci sarà una casa che ti ha completamente stregato?

Avrei voluto piantare le tende nel corridoio di tutte (dice ridendo). Purtroppo i tempi di realizzazione sono molto veloci e non mi sono potuta trattenere più di quanto avrei voluto. 

Un’opera che ti è rimasta particolarmente impressa?

Sarò sincera: mi hanno folgorato più i collezionisti che le opere d’arte. Certo, ogni opera suscita qualcosa, dalla rabbia all’indifferenza passando per l’ammirazione totale, ma in ogni casa ho respirato un profondo senso del bello.

Parlare di arte contemporanea in tivù e raccontarla non è così facile. Il tratto distintivo di Private Collection qual è?

Il focus è l’arte, il racconto di cos’è per i diversi collezionisti l’arte: c’è un aspetto divulgativo ma senza la pretesa di salire in cattedra, non ci sono spiegazioni da critico d’arte.

La storia del collezionista è centrale.

La storia del collezionista ha sempre un ruolo importante: dalla sua formazione e dalla sua vita si capiscono gusti e scelte anche in ambito artistico. Per questo c’è un protagonista a puntata. Sono tutte storie diverse e uniche di cui non puoi non innamorarti: io mi sono appassionata a tutte e al tempo stesso ho lasciato da parte tutti i pregiudizi che avevo sull’arte contemporanea. Ecco, Private Collection abbatterà molti luoghi comuni su questo mondo.

Non pensi che Private Collection sarebbe un programma adatto anche al servizio pubblico, dove si parla poco di arte?

Il mio primo interlocutore è stato Sky Arte, con cui collaboro da qualche tempo. Ma perché no, è un programma che potrebbe tranquillamente trasmettere anche la Rai: magari la tivù generalista si occupasse di arte.

Nelle prossime settimane terminerai di girare le ultime puntate, una delle quali sarà registrata a Torino, da Patrizia Sandretto. Poi i tuoi prossimi obiettivi quali sono?

L’infotainment è sempre stato il filo conduttore della mia carriera. Ho all’attivo credo 10 mila interviste tra musica, cinema e moda. Il mio obiettivo futuro è poter proseguire questo lavoro sul collezionismo e ampliarlo: mi piacerebbe che la serie guardasse ai grandi collezionisti internazionali. Nella lista dei desideri ci sono già tanti nomi ma prima finisco di girare questa serie e mi godo il lavoro fatto.

L'ultima domanda sconfina un po’ nel tuo privato. Tu e tuo marito, Paolo Kessisoglu, siete allergici al gossip e puntate sempre al profilo basso: scelta strategica o casualità?

Da un ligure e da una veneta che cosa ti aspetti? (ride) Siamo fatti così. Ci piace molto il lavoro che facciamo ma delle altre sovrastrutture chi se ne frega. Non è una scelta snobistica, semplicemente partecipiamo a feste o eventi legati a cose a cui teniamo o dove ci sono i nostri amici. Preferiamo piuttosto andare a fare sci di fondo in Val d’Aosta. Il farsi vedere fine a se stesso non ci diverte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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