Chef Rubio: "Ora vi porto con me sui campi da rugby"

Dopo aver fatto riscoprire lo street food all'italiana, Chef Rubio racconterà il rugby

Francesco Canino

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Dallo street food al rugby il passo è breve. Soprattutto se ti chiami Gabriele Rubini, alias Chef Rubio, cuoco fenomeno diventato in pochi mesi un personaggio virale capace di conquistare trasversalmente pubblico e critica. Dal 22 dicembre torna su DMax con un nuovo programma, Cacciatore di tifosi: la rete del gruppo Discovery Italia punta infatti su di lui per inaugurare la stagione dedicata al rugby, che culminerà a febbraio con il live delle partite del torneo Rbs Sei Nazioni (di cui il canale ha acquistato i diritti). Da ex rugbista con un passato in categoria Super10, Rubio non poteva non accettare la sfida. L’obiettivo? Ambizioso: fra innamorare gli italiani della palla ovale.

Chef Rubio, partiamo da un dato estetico: il tuo mitologico baffo non c’è più.

Mi ero stufato di doverli tenere quasi per forza: era partita come una cosa simpatica - fatta per il matrimonio in India di un mio caro amico - poi è subentrata l’avventura televisiva e ho deciso di tenerli. Ma già alle ultime puntate di Unti e Bisunti non ne potevo più di doverli sistemare con cera e phon ogni volta che assaggiavo qualcosa.

E così hai tagliato le tue imitatissime vibrisse…

Lo confesso: è stato anche un dispetto che ho fatto volutamente (dice ridendo). A parte la questione pratica, non volevo creare una moda e soprattutto essere riconosciuto per il baffo.

Veniamo alla tua nuova missione impossibile, Cacciatore di tifosi: ce la farai a far lievitare il numero di appassionati di rugby?

Ci provo. Il compito è difficile ma col supporto della Federazione Italiana Rugby secondo me abbiamo buone chance. Sarò ancora una volta on the road per l’Italia, alla ricerca di potenziali tifosi da portare sul campo: lì insegneremo le regole base del rugby ma anche i valori e lo spirito di sacrificio che rendono unico questo sport.

Per complicarvi la vita siete andati a pescare gli improbabili tifosi tra circoli di burraco, campi di calcetto e tennis club.

Beh, la caccia al tifoso si fa un po’ dappertutto. Abbiamo finito di girare la scorsa settimana e ti dirò che mi sono divertito tantissimo ma anche molto incazzato e stancato: tenere a bada persone che non hanno disciplina e che non amano il rugby è davvero tosta. Sono solo sei puntate ma come esperienza è stata tanto breve quanto intensa e massacrante.

L’elemento cucina come s’incastra nel meccanismo del programma?

E’ una sorta di fil rouge. Non cucinerò nulla di elaborato se non quello che si mangia abitualmente nel “Terzo tempo” a fine partita, cioè patate, salsicce e altre cose così. E’ interessante l’elemento conviviale: mentre gli servo da mangiare, chiedo impressioni ai nuovi arrivati, commentiamo la giornata sul campo e le loro sensazioni.

Quanto ti manca la cucina?

Mi manca molto, anche perché considero quello di chef è il mio primo vero lavoro. Infatti, non vedo l’ora di rimettere costantemente le mani in pasta, visto che ultimamente non ho quasi più cucinato. Ho voglia di tornare a studiare e a crescere da quel punto di vista: tra l’altro ho ricevuto moltissime richieste e ho dovuto declinare parecchi inviti e richieste di collaborazioni davvero interessanti. Ma ci sarà tempo per tutto.

All’orizzonte già si staglia la seconda serie di Unti e bisunti, tra i programmi cult del 2013. Quanto si rimette in moto la macchina produttiva?

A febbraio ricominceremo i sopralluoghi. Prima, per correttezza e rispetto di quelli che ci hanno guardato, mi sembrava giusto chiudere il panorama italiano: dunque tratteremo le regioni che non abbiamo affrontato nella prima serie, concentrandosi sul nord.

Come anticipato da Panorama.it, ci potrebbe però essere qualche incursione all’estero, in particolare nei paesi del Mediterraneo.

Mi piacerebbe molto raccontare l’estero. Nonostante i sacrifici, mi sento fortunato di aver potuto viaggiare fin da giovane e vorrei portare quello che ho visto e che vedo nei miei spostamenti, a casa delle persone che purtroppo non ha le possibilità economiche o l’attitudine di viaggiare. La curiosità di vedere cose nuove è quello che mi spinge sempre.

La fine dell’anno è sempre tempo di calendari: in Francia trionfa quello dei Dieux du Stade, in cui i rugbisti delloStade Français si spogliano per beneficenza. Ironicamente ti chiedo: ti hanno mai chiesto di fare un calendario?

(ride di gusto) I rugbisti francesi si allenano, io invece sono fermo da due anni anche per alcuni problemi fisici: per fortuna non me l’hanno chiesto, senno sai che figura di merda?

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