Santambrogio positivo ad un controllo antidoping al Giro

Il ciclista aveva vinto a Bardonecchia davanti a Nibali. E' il secondo caso della corsa rosa 2013

Mauro Santambrogio trionfa sul traguardo di Bardonecchia, davanti a NIbali (credits: LUK BENIES/AFP/Getty Images)

Andrea Soglio

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Mentre nella mente scorrono ancora le immagini del trionfo di Nibali, della neve sulla Tre cime di Lavaredo, delle volate di Cavendish, della fatica di Wiggins... mentre scorre tutto questo oggi arriva la notizia della positività di Mauro Santambrogio, il ciclista della Vini Fantini-Selle, ad un controllo dopo la prima tappa, a Napoli. Lo stesso Santambrogio che ha conquistato a Bardonecchia la vittoria in una delle tappe più belle del Giro d'Italia.

Inutile dire che non c'è niente di definitivo fino alle controanalisi ed il ragazzo è innocente fino a prova contraria. Ma facciamo davvero fatica a credere ancora ad uno sport che inganna (forse da sempre) e non sembra essere in grado di smettere. E' da apprezzare che, rispetto ad una volta dove c'era solo silenzio se non solidarietà, adesso i colleghi del gruppo siano i primi a puntare il dito, accusare, persino quasi insultare il collega disonesto.

Qualcosa però va fatto, serve un segnale forte, rapido, senza tentennamenti. E questo segnale non può essere che uno: la radiazione.

Chi si dopa deve sapere che rischia la carriera, lo stop immediato ed eterno. Basta. E, già che ci siamo, si potrebbe anche pensare ad una grossa ammenda in denaro (perché anche i corridori, come tutti, soffrono parecchio quando gli si tocca il portafoglio).

Radiazione, perché, alla fine, se dobbiamo scegliere tra la fine della carriera di un truffatore, e la fine di uno sport scegliamo la prima strada, senza se e senza ma.

La palla al Coni ed alla Federazione

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