Roma: tutte le strade portano... in Cina

Emissari del miliardario Cheng Feng erano ieri all'Olimpico, mentre Unicredit sta lavorando all'accordo con Pallotta: ecco il piano in dettaglio

Capitan Totti si porta avanti nelle relazioni diplomatiche: eccolo incontrare settimana scorsa a Trigoria Gao Hongbo, ex allenatore della Cina. – Credits: Ansa.

Nicolò Schira

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Sempre più probabile l'approdo di capitali cinesi nella Roma: la società giallorossa fa infatti gola al miliardario Cheng Feng e non a caso ieri in tribuna all'Olimpico c'erano suoi emissari per assistere alla sfida contro il Cagliari.

La Roma rappresenta anche e soprattutto un veicolo commerciale straordinario per i magnati cinesi, in quanto club di una delle città più amate e famose nel mondo, Asia inclusa. Altra attrattiva straordinaria per i business-men orientali - qualora passasse l'emendamento alla legge di Stabilità - è la possibilità  di costruirire un nuovo impianto sportivo a Tor di Valle, al posto dell'attuale ippodromo reso celebre dall'attore Gigi Proietti con le celebri "mandrakate". Inoltre, dall'estate 2014 l'ingresso della Nike come sponsor tecnico dovrebbe regalare un ulteriore impulso al merchandising, tanto da portare la Roma sullo stesso piano dei colossi internazionali.

L'attuale fatturato della Roma si attesta intorno ai 135 milioni (ovvero un terzo di club come Manchester United e Real Madrid e la metà di rivali quali Arsenal e Borussia Dortmund), con un utile netto ancora in deficit. Intanto, il rendimento brillante della squadra di Garcia ha fatto impennare il titolo in Borsa del +179% rispetto all'inizio dell'anno e del +112% relativamente all'avvio del Campionato. Numeri straordinari che si riverberano nell'aumento dei ricavi (passati da 116 a 125 milioni) nei confronti dell'esercizio della passata stagione. Il tutto arricchito dalla bravura sul mercato del diesse Walter Sabatini, che da un lato ha rinforzato l'organico con grandi colpi (Strootman, Benatia, Gervinho) e dall'altro ha abbassato il monte stipendi di una dozzina di milioni di euro grazie alla cessione di elementi illustri ma non più funzionali alla causa romanista come Lamela e Osvaldo. 

Alla luce di questi numeri, ecco allora che è diventato più agevole il compito di Unicredit per vendere la propria quota residua della Roma, ereditata tre anni fa quando era sommersa da oltre 400 milioni di debito della gestione Sensi. Invece di far fallire la formazione, il colosso bancario riconvertì i crediti in quote sociali, smantellando le partecipazioni. Nel 2011 ci fu così l'avvento degli Americani, che si accaparrarono il 69% del club a fronte di un investimento intorno ai 90 milioni. Il tutto con la regia di Paolo Fiorentino, attuale numero tre di piazza Cordusio e artefice della ristrutturazione societaria. 

Proprio Fiorentino ha avviato e impostato in contatti sull'asse Boston-Pechino con Feng e la sua Hna: obiettivo la cessione del 25% (per circa 75-80 milioni di euro) delle quote della Roma, in modo da lasciare a Unicredit un 5% valido per poter riscuotere i crediti e il mantenimento del diritto di veto sulle operazioni straordinarie. Andasse così, nell'arco di un triennio la controllante della formazione capitolina avrebbe completato il proprio disimpegno senza avere perdite e garantendo a Totti e compagni un futuro radioso. L'unica perplessità in merito allo scenario disegnato da Unicredit è legata alla convivenza fra le due anime (americana e cinese) all'interno dello stesso apparato: le diplomazie di Pallotta e Cheng Feng sono già comunque all'opera per trovare un punto d'intesa. D'altronde - come recitava uno storico adagio - tutte le strade portano a Roma... oltre che in Cina.

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