Formula 1

Ferrari: la vittoria di Vettel porta la firma anche di Montezemolo

Il trionfo del campione tedesco in Malesia nasce da scelte e decisioni che erano state prese alcuni mesi fa da alcuni "epurati" di Marchionne

>ANSA-CRONOLOGIA/2014: ECONOMIA; Marchionne presidente Ferrari

Dario Pelizzari

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Il popolo della Ferrari è in festa. La vittoria di Sebastian Vettel sulla pista di Sepang, una storia ricca di immagini che rimarranno nella memoria di tutti gli appassionati della Formula 1, ha riveduto e corretto anche le attese stagionali della scuderia di Maranello, che dopo la rivoluzione d'inverno sperava di tornare a sorridere un gran premio per volta, per gradi, perché la distanza dalla Mercedes era troppo grande per essere colmata in qualche mese. Una tesi confermata e sottoscritta pure dal nuovo grande capo del Cavallino, Sergio Marchionne, che nella conferenza stampa di fine anno aveva spiegato i termini della contesa. "Siamo in ritardo sul progetto della macchina 2015. Sarà l’anno della ricostruzione che metterà alla prova la scuderia. Siamo partiti tardi per scelte strategiche fatte da altri. Nel 2014 sono state spese troppe forze sulla stagione e poche sulla prossima. Dobbiamo compensare nello sviluppo. Partiamo in salita, ma l’impegno della squadra è fenomenale e ha il mio massimo appoggio. Anche la Mercedes ci ha messo due anni per arrivare a vincere". Insomma, testa bassa e pedalare, perché il lavoro da fare è tanto e la pazienza dei tifosi Ferrari sempre meno.

Marchionne non chiedeva miracoli, sapeva che non sarebbe stato possibile. Lo dice la tradizione della F.1: un ritardo di un secondo e mezzo al giro non si recupera in qualche settimana di officina. Sì, perché la macchina andava completamente ripensata. Nel disegno e nel motore. Per correggere "scelte strategiche fatte da altri" e dare forma a un percorso virtuoso che potesse dare i suoi frutti nel 2016. Maurizio Arrivabene, il condottiero scelto personalmente da Marchionne con l'intento di stravolgere in positivo l'inerzia di un team depresso e sfiduciato per i reiterati flop degli anni scorsi, si era lanciato in una previsione che nel dicembre dello scorso anno era sembrata decisamente ottimistica: "Se dovessimo vincere due Gran premi sarebbe un successo. Con tre sarebbe un trionfo. Con quattro andremmo in paradiso. Ma non sono né il mago Merlino, né il mago Oronzo". Tempo due gare e siamo già a quota uno. Si scrive e si dice: è cambiata la squadra, sono arrivati i risultati. E' vero. L'ex uomo marketing della Phillip Morris ha portato entusiasmo e determinazione all'interno del team, Vettel è un signor pilota e questa non è certo una sorpresa, e il direttore tecnico James Allison ha tutte le carte in regola per raccogliere l'eredità di Ross Brawn, il mago della lampada che ha contribuito in modo determinante a dare benzina ai trionfi di Michael Schumacher. Tutto torna, quindi. Sì, ma con qualche legittima precisazione.

La SF15-T non nasce dal nulla. Rappresenta, invero, nei fatti e nelle parole un'evoluzione della deludente F14-T sulla quale avevano lavorato, a diverso titolo, i cinque principali "epurati" del nuovo corso Marchionne. Nel dettaglio, Luca di Montezemolo, Marco Mattiacci, Pat Fry, Luca Marmorini e Nicholas Tombazis. Professionisti capaci e credibili, che tanto avevano dato alla scuderia di Maranello e tanto potranno ancora dare nei progetti che li vedranno coinvolti. Montezemolo ha firmato l'era del dominio della Ferrari targata Michael Schumacher. Era l'uomo d'ordine del Cavallino fuori e dentro la pista. Grande motivatore, ha lasciato la Ferrari con le casse piene, particolare non irrilevante per un'azienda che ha nel business la propria ragion d'essere. Mattiacci non è arrivato al panettone, silurato da Marchionne dopo appena sette mesi di servizio alla guida della scuderia. Il suo contributo? Ha dato forma e sostanza all'ipotesi Vettel, già battuta dal suo precedessore Stefano Domenicali. Chi dice che è poco, sottovaluta l'importanza dei sottili equilibri della Formula 1. Fry (direttore dell'ingegneria), Tombazis (capo progettista) e Marmorini (responsabile motore) sono stati invece accompagnati alla porta dopo aver raccolto i loro spunti sulla SF15-T, macchina sulla quale avevano iniziato a lavorare alcuni mesi prima. Altro che semplici comparse. Dice bene Arrivabene: "La vittoria di Vettel è la vittoria di tutta la Ferrari". Di quella che c'è ora. Sì, ma anche di quella che c'è stata.

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