Test F1, Turrini: “Red Bull, tutto qui?”

Per l'esperto di motori la monoposto della lattina è la sorpresa in negativo delle prime due sessioni di test. La Ferrari? Come la Mercedes: bella e possibile

Fernando Alonso al volante della sua nuova F14 T. Le premesse sono buone – Credits: EPA/ROMAN RIOS

Dario Pelizzari

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“Se quello che è capitato alla Red Bull nei primi otto giorni di test fosse successo alla Ferrari, Domenicali si sarebbe dovuto già dare alla macchia”. Per Leo Turrini, maestro illuminato della F.1 scritta e parlata, autore del libro “Schumacher. La leggenda di un uomo normale” (Oscar Mondadori), uscito nel 2005 e in questi giorni in libreria con l'aggiunta di un nuovo capitolo che racconta gli ultimi dieci anni del campione tedesco, la sorpresa più grande dei due primi turni di prove è stata senza dubbio la falsa partenza della monoposto guidata da sua maestà Sebastian Vettel. La Ferrari? Chi ben comincia... potrebbe essere a metà dell'opera.

Mercedes 315, Red Bull 116. Nella seconda sessione di test, il bilancio complessivo dei giri in pista dice che le frecce d'argento corrono con il vento in poppa, mentre le lattine non hanno ancora trovato il modo di macinare chilometri. Riflessioni?

“E' un dato di fatto: il motore Mercedes non tradisce mai. Su qualunque macchina venga installato, sembra avere qualcosa in più. McLaren, Force India, Williams, la stessa Mercedes. Sia pur tra alti e bassi, sono sempre riuscite a sviluppare al meglio il loro programma di lavoro. E non può essere un caso. La Red Bull? Lo ammetto: mi ha sorpreso e non poco. Dopo cinque anni, non è più la forza dominante, almeno così pare dopo le prime due sessioni di test. E' evidente che ci sia un difetto nel progetto della nuova macchina, nella combinazione tra il disegno di Newey e il motore Renault. Finora non sono stati capaci di mettere insieme le due cose. Non è pretattica, non stanno facendo scena. Credo comunque che abbiano il tempo per riuscire a sistemare il problema. E' possibile, per intendersi, che a Melbourne abbiano già risolto tutto”.

In effetti, Adrian Newey ha già fatto pubblica ammenda: ha sbagliato alcuni passaggi della progettazione. Ma allora non è tutta colpa dei motori Renault?

“Ne sono certo. Credo infatti che sia un problema di combinazione tra il disegno della macchina e il turbo. Potremo banalizzare dicendo che non si sono capiti bene. A Jerez, non sono riusciti nemmeno a mettere in moto la macchina, il problema c'era o c'è ancora e non è una cosetta da nulla, tutt'altro. In più, ho notato che le due parti si sono un po' beccate e parlo ovviamente dello staff di Newey e dei responsabili Renault. Un botta e risposta per lo meno inatteso, che magari nasconde qualche frizione di troppo. Ripeto, è ancora presto per dare giudizi definitivi. Finché non si arriva a Melbourne rischiamo di fare ragionamenti molto astratti”.

In merito ai guai della Red Bull, Seb Vettel ha detto che “non c'è motivo per non avere fiducia”. Troppo ottimista?

“Vettel non esagera ad avere fiducia di un team con il quale ha vinto gli ultimi 4 titoli mondiali. Se non è fiducioso lui non so chi possa esserlo. Per carità, ci sta che dentro di sé sia un po' inquieto per come stanno andando le cose. Ma non credo che si possa parlare di vera e propria ansia. Il passato gli dà ragione, insomma”.

Capitolo Ferrari: bene, bravi, bis. La F14T pare rispondere bene alle sollecitazioni di meccanici e piloti. Siamo sulla strada giusta?

“Ribadendo la premessa che è prestissimo per fare valutazione definitive, credo si possa dire che la F14 T non pare sia nata con difetti strutturali evidenti. Siamo sinceri: se quello che è capitato alla Red Bull nei primi otto giorni di test fosse successo alla Ferrari, Domenicali si sarebbe dovuto già dare alla macchia, inseguito da turbe di lupi famelici. Dico questo perché spesso il pubblico da casa non capisce la pressione che c'è intorno a chi lavora a Maranello. La F14 T gira e gira bene, la sensazione è positiva. Dobbiamo però ancora capire se è anche una macchina da prestazioni importanti. Per il momento, in Ferrari hanno dato l'impressione di lavorare moltissimo sull'affidabilità della monoposto e mi riferisco in particolare alla messa in sicurezza della power unit. Bene, non sappiamo ancora se la F14 T sia anche veloce. Lo scopriremo probabilmente nel fine settimana”.

A proposito di affidabilità. In una recente intervista con la Gazzetta, Fernando Alonso ha dichiarato: “L’obiettivo è finire le prime tre-quattro gare e, se ci riusciremo, vorrà dire che faremo un buon risultato”.

“Come dicevo, la Ferrari ha impostato il suo lavoro negli ultimi mesi con la convinzione che sia proprio l'affidabilità la chiave di volta per fare bene quest'anno. Se parli con la gente di Maranello, ti dicono che non saranno poche le macchine che non taglieranno il traguardo al primo gran premio. Alonso non ha fatto altro che sottolineare quello che io considero un approccio molto conservativo di Maranello”.

Charlie Whiting ha intenzione di mettere ancora mano al regolamento. Venerdì prossimo a Londra si discuterà di due temi caldi: la modifica del sistema di qualifica, che consentirebbe ai team di mettere da parte la strategia salvagomme nella Q3, e la regola del doppio punteggio, che verrebbe estesa agli ultimi tre gran premi della stagione. Cosa non torna?

“Io non vorrei che questa storia del doppio punteggio si trasformasse in un grandissimo favore a Vettel. Perché se il campionato inizia mantenendo fede alle premesse delle prime due sessioni di prove, be', allora chi governa la F.1 ha tutto l'interesse di dare la possibilità nel finale di recuperare i punti lasciati per strada nelle prime gare. Il discorso però è più ampio: bisogna riconoscere che ci sono stati troppi anni di gare noiosissime dove non si vedeva un sorpasso e lo spettacolo era poco e mal costruito. La Fia vuole trovare il modo di rendere interessante il campionato fino alla fine e questa soluzione del doppio punteggio va in questa direzione. Per onestà e correttezza, dobbiamo dire che Newey e Vettel hanno preso le distanze da questa decisione. Io sono contrario, non credo che queste siano le risposte giuste.

“Al contrario, giudico con favore l'idea di cambiare le logiche del sistema delle qualifiche. Per anni, i team della F.1 non hanno tenuto in grande considerazione il pubblico, girando nelle prove e nelle qualifiche per seguire strategie di pura convenienza strategica e nulla più. Non è possibile che nella Q3 non escano addirittura le monoposto con l''obiettivo di preservare le gomme per la gara. La soluzione più semplice, che vede favorevole anche la Pirelli è questa: dare un set di pneumatici soltanto a chi si gioca i primi dieci posti della griglia di partenza. Per migliorare lo spettacolo, si parte da scelte come queste”.

Twitter: @dario_pelizzari

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