F1, Gp Australia: il pagellone

Raikkonen si conferma un pilota straordinario, anche nella gestione delle gomme. Alonso e Vettel lottano come leoni. McLaren in caduta libera

I festeggiamenti sul podio (Credits: Clive Mason/Getty Images)

Dario Pelizzari

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9 - Kimi RAIKKONEN. Chi lo conosce da vicino sa bene che il pilota finlandese della Lotus in fondo è un gran burlone. Un fuoriclasse dei motori che ha il grande merito di non prendersi troppo sul serio e soprattutto di non prendere troppo sul serio lo show della Formula 1, tra pailettes e lustrini e chiacchiere da bar. Che fosse un campione, uno dei migliori di questa F1 lo si sapeva da tempo. Da quando nel 2007 venne chiamato da Jean Todt a sostituire Schumacher al volante della Ferrari. Pronti e via ed è subito gloria e mondiale. Da grandissimo protagonista.

Ieri, l'ennesima dimostrazione del suo talento e della sua classe. Vola al comando della corsa al giro numero 43 e nessuno lo prende più. Alonso, Vettel ed Hamilton si fermano ai box per cambiare le gomme, lui no. Perché sa come guidare leggero e pulito. Alla vigilia, non era nemmeno considerato tra i favoriti. Poi, il ribaltone. Che sa di trionfo. "Qualcuno pensava che saremmo stati meno competitivi perché nell'inverno non abbiamo fatto tempi eclatanti. A cosa sarebbero serviti?". Kimi the best non ha bisogno di fingere. Quasi mai.

8 - Adrian SUTIL. L'anno scorso, di questi tempi, il 30enne pilota tedesco della Force India aveva appena archiviato la pratica per una rissa in un night club di Shangai. Condannato a 18 mesi, riesce a sfuggire il carcere in cambio di 200mila euro di multa. Niente F1 per un anno, in attesa di novità. Quindi, il rientro, sempre al volante della macchina che guida dal 2008. Al posto del connazionale Hulkenberg, passato alla Sauber. La voglia di fare bene è tanta per uno come lui che non è mai riuscito a firmare un contratto con una scuderia di prima fascia. E all'Albert Park va in scena il mezzo miracolo.

Tra lo stupore generale, Sutil prende il comando della gara dal 14° al 20° giro e fa il bis dal 39° al 42°. Chi sta vincendo la corsa? Sutil su Force India. Chi? Sì, proprio lui, al primo gran premio dopo un anno di stop. Come Raikkonen. Quando fermarsi fa bene, anzi, è necessario per ritrovare l'entusiasmo per centrare traguardi importanti. Strepitoso.

7,5 - Fernando ALONSO. La Ferrari c'è, lui, lo spagnolo che insegue il Mondiale in rosso da quando ha lasciato la Renault di Briatore, c'è sempre stato. Bastava consegnargli una macchina che avesse i numeri per non partire lontano dalle prime sulla griglia di partenza. Per il resto, ci avrebbe pensato lui, uno dei migliori piloti di sempre della F1. In Australia, tutto gira per il verso giusto. Pronti e via e Fernando el conquistador fa suo il terzo posto alle spalle di Vettel e Massa.

Poi, comincia il valzer dei pit stop e lui fa come può, fermandosi quando può e quando deve per tenere a distanza il rivale di sempre in Red Bull. L'operazione riesce. Peccato che là davanti Raikkonen diventi giro dopo giro imprendibile. Ma poco importa. La Ferrari c'è, Alonso pure. Sarà la volta buona?

7 - Sebastian VETTEL. E' il volto sorridente e pacifico della Formula 1. Probabilmente, perché quando si vince con regolarità, tutto diventa più facile, anche fare festa quando si arriva terzi sul traguardo e fino a qualche ora prima sembrava che il primo posto fosse assicurato. Il tre volte campione del mondo della Red Bull non si scompone nella conferenza stampa di fine gara. Anzi, pare più disteso dei due piloti che sono riusciti a fare meglio di lui. Ma non è una novità. Nemmeno per la scuderia della lattina.

L'anno scorso era andata più o meno allo stesso modo. Si diceva, Red Bull in difficoltà, Mondiale bye bye. Poi, Newey ha preso il cacciavite e Vettel è tornato a vincere. Mai prendere sottogamba il campione che dorme. Prima o poi si sveglierà, questo è certo.

7 - Felipe MASSA. Finalmente, la Ferrari può contare su due piloti competitivi. Il brasiliano si scrolla di dosso l'etichetta di sparring partner che si era meritato nella prima parte del Mondiale 2012 e torna a fare sul serio. Come non accadeva da tempo. La svolta, nelle prime curve del Gp d'Australia. Alonso prova a passarlo e lui fa spallucce, chiudendo gli spazi come si conviene a un pilota che vuole dare battaglia. Grazie a lui, meglio, con lui, la Ferrari sbarcherà in Malesia al comando della classifica costruttori. Il segno che qualcosa è probabilmente cambiato.  

6,5 - Lewis HAMILTON. Comincia con qualche mugugno la nuova avventura del campione del mondo britannico nella scuderia che fino a qualche mese fa pendeva dalle labbra di sua maestà Schumacher. Alla partenza, si fa infilare da un Alonso indiavolato che non gli concede lo spazio per confezionare una risposta adeguata. E nel confronto con l'avversario spagnolo ci rimette anche una gomma, che è costretto a sostituire in tutta fretta per evitare di fare danni. La sua Mercedes non delude. E' veloce, anche se non velocissima, e non soffre di problemi di affidabilità. Al contrario di quella di Rosberg, che è costretto a fermarsi per un problema elettrico. C'è anche lui per la lotta al Mondiale.

6,5 - Esteban GUTIERREZ. E' lui il migliore dei 5 debuttanti al via della stagione 2013. Chiude la gara in terra d'Australia al 13° posto, a 1 giro da Raikkonen. Ma quanta felicità per il 21enne messicano della Sauber che fa il suo esordio tra i grandi dopo due anni di attesa come collaudatore e un Mondiale GP2 concluso al terzo posto. Potrebbe essere il nuovo Perez. La Sauber ci crede.

6 - Mark WEBBER. Dicono dalla Red Bull che questa volta il problema alla partenza sia stato provocato dal malfunzionamento della centralina e del kers. Dicono, ma sarà vero? Il compagno di squadra di Vettel non azzecca un pronti e via da tempo, compromettendo la sua gara e quella del team. Questa volta sarà stata pure colpa della macchina, ma prima o poi il guaio dovrà pur essere risolto.

5 - McLAREN. Dov'è finita la macchina che con Hamilton, soltanto pochi mesi fa, registrava tempi da record sulle piste di tutto il mondo? Come la Ferrari. Forse, peggio. Alla prima del 2013, l'impressione è che qualcosa sia andato storto nello sviluppo del progetto della nuova monoposto. Si fa per migliorare, per fare sempre meglio. Ma a volte succede che accada l'esatto contrario. E che per rimediare al guaio, si debba fare un passo indietro, tirando fuori dal garage la vettura dell'anno precedente.

Male Button, mai in gara. E ancora peggio Perez, il nuovo arrivato. Va bene che Hamilton è di un'altra pasta, ma qui si rischia di rimanere al palo per mesi in attesa di risposte. In Malesia, la conferma del sospetto che certo non fa dormire sonni sereni al numero 1 del team, Martin Whitmarsh.

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