Getty Images
Sport

Ferrero presenta da Fazio la biografia "Una vita al Massimo"

Il libro edito da Rizzoli sarà in vendita dal 4 giugno, il patron blucerchiato racconta la sua vita e l'esperienza in un carcere minorile

Massimo Ferrero, eccentrico patron blucerchiato, si racconta nella biografia "Una vita al Massimo", scritta con la collaborazione del giornalista di Sky Alessandro Alciato e presentato con un'ospitata a "Che tempo che fa", la trasmissione di Fabio Fazio su Rai3. Un uomo di cinema che da ragazzino ha sofferto il carcere minorile e le sue brutture, che ha la capacità di raccontarlo in un modo leggero che sembra quasi una storiella. A partire dai sei mesi di detenzione a Porta Portese quando aveva 14 anni. Intorno a lui bande di malandrini veri e finti. Uno lo prese di mira. Ci sono paura e ironia nel racconto di Ferrero alle prese con i bulli del carcere e con quelli che lui chiama "due energumeni (dis)educatori", cioè le persone che avrebbero dovuto guidare il percorso di rieducazione e invece menavano, e si voltavano dall'altra parte quando i ragazzi si menavano fra di loro, e conoscevano solo le maniere brusche con quei giovani che già avevano cominciato a perdersi.

Ferrero è grato a quell'esperienza, gli ha consentito di conoscere il mondo e, anche grazie a una madre straordinaria, ha trovato la forza di risalire la china. Nei giorni di carcere Massimino, come lo chiamavano perchè piccolo di statura, sperimenta il suo amore per la recitazione, per la realtà che si trasforma in finzione e viceversa. Lui dietro le sbarre recita un ruolo. Soffre la costrizione, ma se ne estranea, come riguardasse un altro. Il bulletto che l'ha preso di mira, alla fine riesce a picchiarlo ma lui non soccombe moralmente, anzi suscita rispetto e curiosità, finisce pure in isolamento, ma gli altri piccoli malandrini lo cercano, gli chiedono, vogliono sapere di lui, e lui li snobba, li guarda dall'alto.

E' un personaggio sui generis Ferrero, imprevedibile fin dai tempi del carcere. "C'erano tanti brutti ceffi in giro, ragazzi senza scrupoli, più grandi di me. Erano abituati a quell'ambiente. Quando arrivavano a 18 anni venivano trasferiti a Regina Coeli" racconta Ferrero. 

Ti potrebbe piacere anche