F1, Gp Usa: le pagelle
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F1, Gp Usa: le pagelle
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F1, Gp Usa: le pagelle

Vettel di un altro pianeta, ormai corre per piacere e per scrivere la storia. Alonso grande grande con una Ferrari piccola piccola. Hulkenberg, il fenomeno a cui tutti dicono no

9 – Sebastian Vettel. Un'altra gara da consegnare alla storia della Formula 1. Merito del tedesco con le ali che proprio non ne vuole sapere di alzare il piede dall'acceleratore e che ogni volta che scende in pista corre come un satanasso, giusto perché altro non può e non sa fare. Difficile chiedergli di fare diversamente. Ci prova spesso il suo ingegnere di fiducia, che via radio gli suggerisce di non farsi prendere dall'euforia a pochi giri dalla bandiera a scacchi. Lui ascolta e poi fa di testa sua. Anche ieri. Gara dominata dall'inizio alla fine. Tanto che la regia internazionale quasi si dimentica di riprenderlo al comando del gran premio. Non fa notizia. E' quasi noioso nella sua perfezione. A meno due dalla fine, con la vittoria consecutiva numero 8 in tasca (bye bye Michael Schumacher, un altro primato che cambia mano), consegna un carico di cardiotonici agli uomini Red Bull ai box e parte alla caccia del giro veloce. Sì, perché va bene la pole, va bene la vittoria, ma se manca il giro veloce la festa è meno bella. Detto, fatto. Preso anche quello. Con la voracità di uno squalo e la grinta di un pivellino al debutto. “Godiamoci il momento, perché prima o poi finirà”, spiega Vettel il magnifico al team della lattina. Prima o poi, appunto. Nel frattempo, ciambelle per tutti.

8 – Fernando Alonso. Lo diciamo dall'inizio della stagione. Consegnate al pilota spagnolo una monoposto degna di questo nome e lui farà il resto. Perché sul fatto che Fernando sia uno dei migliori volanti di questa F1 non ci sono dubbi e anche sulla pista texana l'ha dimostrato con un paio di sorpassi (Gutierrez e Hulkenberg) che la dicono lunga circa le sue qualità da pirata del cemento. Peccato che alla Ferrari facciano fatica (e pure tanta) a stare al passo con gli aggiornamenti della concorrenza e ora si trovino con il fiatone nella corsa disperata per agguantare il secondo posto nella classifica costruttori. Numeri alla mano, ormai poco più che un sogno di mezza estate. “Sono secondo nel Mondiale, primo dei mortali dietro alla Red Bull, con una macchina che non è la seconda più veloce del lotto. Questo è motivo d'orgoglio”, sentenzia il pilota Ferrari a motori spenti. Tutto vero. Fernando sta costruendo grattacieli con l'argilla. Un miracolo, o poco ci manca.

8 – Romain Grosjean. Se la F1 fosse vicina al campionato di calcio e fosse divisa in gironi di andata e ritorno, potremmo dimostrare anche con i numeri che il francesino della Lotus ha messo il turbo nella seconda parte della stagione. Terzo in Corea, terzo in Giappone, terzo in India, quarto negli Emirati Arabi e secondo negli Stati Uniti. Totale: 65 punti nelle ultime cinque gare. Tranne Vettel, nessuno ha fatto meglio di lui. Nemmeno Webber, che tra le mani ha una Red Bull e non una Lotus. Per la serie, tutto è possibile, Grosjean è passato dallo sfottò all'esaltazione. Dal buio della disperazione più nera per gare iniziate malissimo e finite ancora peggio all'entusiasmo stellare per prove degne dei grandissimi protagonisti del Circus. Dicono sia stato sufficiente obbligarlo a frequentare uno psicologo, che gli avrebbe insegnato ad amministrare le tensioni prima, durante e dopo la gara. Grosjean, prego consegnare il numero dell'analista a Balotelli. Chissà che non possa funzionare anche con lui.

7 – Lewis Hamilton. Guida una Mercedes con evidenti e noiosissimi problemi di aderenza, eppure quando c'è da lottare e tirare fuori i muscoli, lui c'è sempre. Certo, fa male ricordare che lo scorso anno, proprio in Texas, era riuscito a confezionare una vittoria straripante su un avversario galattico che risponde al nome di Vettel, tuttavia i tempi cambiano e le macchine pure. Allora era Mclaren, oggi è Mercedes. Altro pianeta, a giudicare dai risultati 2013, anche se dodici mesi fa le cose andavano diversamente. Negli Usa, ha difeso la posizione con le unghie e con i denti. E' un ottimo pilota. Di più, ad Austin, non era possibile fare.

7 – Mark Webber. C'è stato un momento, poco dopo la metà della gara, in cui il pubblico a casa ha fatto fatica a trattenere il sorriso. La ragione è presto detta. Il pilota australiano della Red Bull, pronto a lasciare il magico mondo della F1 a fine stagione per dedicarsi anima e cuore alle corse in Porsche, ha iniziato a girare con tempi da ultimo in classifica. Come se avesse problemi di natura strutturale, vedi Kers, freni o cambio. Quasi da non credere, ancora lui, si è cominciato a dire nei salotti dei motori, proponendo un nuovo capitolo della “maledizione di Webber”, sorta di presagio funesto che si abbatte dall'inizio dell'anno sul povero e sfortunato “secondo” di Vettel. Poi, come se nulla fosse, il pilota della lattina ha ripreso a correre spedito. Tanto da passare Hamilton con una mossa da numero uno e infilare il terzo posto che se è vero che non sposterà di una virgola il giudizio finale su un campionato, il suo, tutt'altro che esaltante, per lo meno gli permetterà di ritrovare la speranza perduta. Non può piovere per sempre, Webber.

7 – Nico Hulkenberg. Ferrari? Niente da fare, arriva Raikkonen. Lotus? Manco per sogno, c'è Maldonado, che secondo alcuni avrebbe già firmato per il prossimo anno, alla faccia di Davide Valsecchi, che nel 2012 ha vinto il mondiale Gp2 (come Grosjean) ma che senza una valigia piena di dollari è destinato probabilmente a fare il cronista ai box. McLaren? Bella idea, peccato che Perez lascerà quasi sicuramente il sedile a un figlio d'arte, tal Kevin Magnussen, ventunenne erede di papà Jan, ex McLaren ed ex Stewart. Insomma, zero assoluto. Per uno dei migliori piloti della F1 di oggi, un brutto colpo. Per lui e per il pubblico di appassionati che fa fatica a comprendere le logiche del mercato dei motori. Anche ieri, buona, buonissima gara per il numero uno di casa Sauber, che fin quando ha potuto è riuscito a tenere testa ad Alonso. Nel 2014, quasi certamente sarà Force India. Hulkenberg, stia su, poteva andarle peggio.

5 – Felipe Massa. Nessun rimpianto, caro Felipe. Grazie di tutto, grazie per aver sposato la causa di Maranello con il cuore e con lo spirito. Grazie per aver detto “obbedisco” spesso e volentieri. Grazie per aver sorriso anche quando avresti potuto piangere. Grazie per l'emozione del 2008, sei stato sfortunato, meritavi di più. Hai dato tanto alla Ferrari e tanto hai preso. Ora è il momento di chiudere una relazione che da tempo non regala più entusiasmi e slanci in positivo. Hai fatto del tuo meglio, questo è certo, ma per una scuderia che punta al mondiale il tuo meglio non è più sufficiente.

@dario_pelizzari

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