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Il piano dei grandi club per la nuova Champions League: giocare nei week end

Juventus e Real Madrid guidano il fronte che vuole una Superlega cammuffata. Campionati nazionali al mercoledì, no delle leghe

La nuova Champions League potrebbe occupare i fine settimana dei tifosi sfrattando i campionati nazionali. Non subito e non per ogni fase della competizione, ma il piano che i grandi club portano all'Uefa sotto la guida di Agnelli e del Real Madrid è dare un nuovo colpo all'organizzazione del calcio internazionale spingendolo verso le necessità delle società più ricche e potenti.

Dopo una serie di notizie, le anticipazioni sulla nuova accelerazione nella progettazione del futuro della Champions League vengono dai quotidiani spagnoli. Il lavoro di trattativa tra Eca (associazione dei grandi club) e Uefa va avanti perché il momento di disegnare il nuovo format dal 2021 è questo, così da preparare il prossimo triennio e aumentare i ricavi di una manifestazione che oggi vale circa 3 miliardi di fatturato.

Il piano portato a Nyon prevede di giocare nel week end a partire dai quarti di finale, spostando le gare dei campionati nazionali al mercoledì. Un modo per ottimizzare la vendita dei diritti tv allargandoli anche a mercati che per ragioni di fuso orario non hanno interesse a un prodotto che si giochi unicamente in notturna in Europa.

L'altro pilastro è quello della creazione di un sistema di promozioni e retrocessioni che assomiglia molto a una Superlega, l'idea sempre negata ma che continua a tornare sotto differenti forme.

La trattativa con la Uefa di Ceferin

Il progetto esiste da tempo e nello scorso autunno Andrea Agnelli, presidente della Juventus e dell'Eca, ne aveva tracciato i confini provando a superare l'idea di una Superlega privata al di fuori del perimetro della Uefa. A novembre la firma di un memorandum per escludere strappi fino al 2024 e per avviare un percorso comune, una sorta di fase due della Champions League che assomigliasse sempre di più a un campionato internazionale.

Il nuovo passaggio rappresenta solo l'evoluzione dei discorsi, anche se più si entra nel profondo delle argomentazioni e più appaiono distintamente le differenze di posizione e peso tra gli schieramenti in campo.

I grandi club ritengono che sia arrivato il momento di riformare la Champions League dando seguito alla fase uno, quella che dalla stagione 2018-2019 ha portato a maggiori posti e certezze per le rappresentanti dei campionati e dei mercati televisivi più ricchi. 

L'esistenza di un patto segreto per la fondazione di una Superlega privata, svelata dalle carte pubblicate nei mesi scorsi dallo Spiegel, è sempre stata negata dai diretti interessati. La realtà, però, dice una cosa diversa e cioé che già oggi la Champions League è un circolo ristretto a una elite di società e squadre quasi sempre presenti e che stando dentro si arricchiscono e vedono aumentare progressivamente il gap con chi rimane fuori.

Favorevoli e contrari al progetto

Il piano dell'Eca non può trovare riscontri favorevoli in chi gestisce le leghe nazionali. La contrarietà è stata espressa in forma scritta anche dai grandi campionati (Premier League, Liga, Serie A e Bundesliga) con le leghe minori che sono sul piede di guerra e che sospettano un doppio comportamento da parte del presidente Uefa Ceferin, a voce contrario a qualsiasi forma di competizione che ricordi la Superlega ma nei fatti seduto al tavolo con Agnelli e l'Eca.

L'opposizione degli inglesi ha radici economiche fortissime. Fino ad oggi la Premier League è stato il torneo che ha guadagnato di più da una sorta di monopolio nel rapporto con il mondo asiatico e la forza del contratto per la cessione dei diritti tv all'estero. Una posizione di privilegio che porta le big a introiti molto più alti rispetto alla concorrenza europea: manchester City e Manchester United ricavano 171 milioni di euro contro i 154 del Barcellona, i 148 del Real Madrid, i 103 della Juventus e i 95 del Bayern Monaco.

Tra i contrari anche la Liga (il numero uno Tebas è diventato il capofila dei ribelli) e la Serie A. La partita, però, è appena cominciata e tutto si misurerà sui rapporti di forza tra Eca ed Uefa.

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Giovanni Capuano