Calcio

Supercoppa italiana, a Pechino per necessità

I cinesi garantiscono a Juventus e Napoli circa 1,7 milioni di euro. Anche De Laurentiis ha detto sì. Ma in Italia l'interesse per la gara è ai minimi storici

I bianconeri si allenano all'Olympic Stadium di Pechino (Credits: Jonathan Moscrop - LaPresse)

Sarà perché a Londra è un via vai di storie e di campioni che l’attenzione del popolo del calcio è concentrata altrove, sui Giochi che regalano medaglie ed emozioni continue. Sarà perché l’estate del pallone è stata monopolizzata o quasi dalle mirabilie del Psg di Leonardo e Ancelotti, che continuano a raccogliere fenomeni che portano a Parigi per fare grande la città della Tour Eiffel. Oppure, sarà perché non passa giorno in cui da Roma non arrivino notizie più o meno devastanti in merito al destino sportivo dei tantissimi giocatori implicati nella vicenda calcioscommesse. Roba da far passare l’appetito anche a chi non mangia da mesi. Fatto sta che la partita che mette in palio il primo trofeo della stagione, la Supercoppa italiana, è passata in secondo piano. Come se fosse una delle tante amichevoli estive in cui il risultato conta meno di zero.

Eppure, le due protagoniste della gara sono di tutto rispetto, Juventus e Napoli. I bainconeri, reduci da una strepitosa stagione in cui hanno vinto lo scudetto al termine di una cavalcata trionfale, hanno investito tanto e bene sul mercato per rinforzare una squadra che ora è pronta a dire la sua anche in Europa. Vero, manca ancora il top player, caso mai dovesse arrivare. Ma il mercato chiude a fine agosto e c’è tempo per organizzarsi a dovere. E poi, perché guardare tanto lontano quando l’oggetto del desiderio si trova a due passi?

Non è un segreto, alla Juve di Marotta piace Cavani, la stella del Napoli del dopo Lavezzi. Tuttavia, De Laurentiis è stato chiaro. L’attaccante potrebbe partire soltanto per una cifra folle, perché gli obiettivi sono alti e perché non può bastare Insigne a promettere una stagione da protagonisti. E allora, tutti a Pechino, appassionatamente, per giocare una gara che i tifosi delle due squadre saranno costretti a seguire in tv. Per la serie, così è se vi pare. E’ la legge dei grandi numeri. Il calcio è uno spettacolo che per sostenersi ha bisogno di incassare denaro come se piovesse. La Cina chiama? L’Italia risponde, come non potrebbe.

A dire il vero, qualche giorno fa il presidente del Napoli aveva provato a rimettere in discussione la spedizione intercontinentale. Dicendo che sarebbe stato meglio non privare il pubblico italiano di una partita di un certo interesse. E che obbligare i giocatori ad un viaggio di quel genere, nel bel mezzo della preparazione, era poco meno che un delitto. Agnelli ha fatto spallucce. E il presidente della Lega Calcio, Beretta, ha chiuso qualche ora dopo ogni margine di trattativa, dichiarando che i cinesi avevano già pagato la prima tranche dell’importo pattuito. Tutto fatto, insomma, andare si deve. La data è confermatissima: si giocherà sabato 11 agosto, come da accordi.

Il contratto con la United Vansen International, la società che oraganizza l’evento a Pechino, vale 3,3 milioni di euro (circa 36 mila euro al minuto), che Juventus e Napoli si spartiranno a metà. Con una proposta così, difficile dire no. Anche e soprattutto in un momento storico come quello che stiamo vivendo, con il calcio di casa nostra che annaspa tra debiti e mancati introiti e gli sceicchi che portano via dal nostro campionato le stelle più rappresentative.

Qualche giorno fa, Beretta ha rilasciato un’intervista all’Ansa in cui definisce i contorni dell’operazione: “Come noto gli accordi tra la Lega Calcio italiana e i responsabili del calcio cinese prevedono la disputa, in una città scelta dall'organizzazione cinese, di tre edizioni della Supercoppa italiana su cinque. Se Inter-Roma si era giocata a San Siro, Milan-Inter dello scorso anno a Pechino, così come anche Juve-Napoli, per mantenere gli impegni entro il 2015 si dovrà disputare ancora un'altra edizione di Supercoppa su due in una città cinese". Si mettano il cuore in pace i detrattori. Pechino è quasi un’esigenza, non una possibilità.

Pare che l’abbia inteso anche De Laurentiis. “Avevamo molti dubbi sulla parte organizzativa. Mi hanno garantito che tutto sarà gestito nel modo richiesto. Ho deciso, per spirito associativo, di non creare problemi alla Lega Calcio”, ha detto il numero 1 del club partenopeo. Che ha già suonato la carica (“Supercoppa a tutti i costi”) e ha già provveduto ad accendere la miccia di un incontro che sarà senz’altro giocato a mille ora da entrambe le formazioni (“Ci sarà anche Conte, no?”). Calcio italiano d’esportazione. Un prodotto da preservare e conservare con cura.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti