Calcio

Sarri, Dybala e Mertens: l'inutilità dei paragoni con Sacchi, Messi e Maradona

I protagonisti del calcio di oggi troppo spesso accostati ai fuoriclasse del passato. Un tentativo senza senso (e spesso perdente)

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Giovanni Capuano

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Meglio il calcio di Sarri o quello di Sacchi? E il gol di Mertens? Non ricorda quello segnato da Maradona, anzi forse è anche più difficile? Per non parlare del confronto ad oggi impietoso tra Messi e Dybala.

Il calcio del terzo millennio è afflitto da una brutta malattia: il paragonismo. La diagnosi parla di tentativo di accostare le imprese degli eroi del pallone di oggi a quelle di chi ha lasciato un segno nel passato. Tentativo che a volte termina col finire della suggestione lasciando il tempo che trova e, cioé, quello di una discussione fine a se stessa.

Si può discutere tutto ed è il bello del calcio e dello sport. Ma partendo da una considerazione trasversale che è impossibile negare: il contesto oggi è cambiato e quello che una volta era più difficile fare oggi si ottiene con maggiore semplicità. E' il caso dei record di gol (in tanti ormai viaggiano per lunghi periodi oltre la media di una segnatura a partita) e delle strisce vincenti assolute, in casa (37 su 38 della Juventus ad esempio) o fuori (9 consecutive della Roma).

Prestazioni che meritano il plauso ma non consentono di andare direttamente al confronto con la Storia, scritta e intesa con la S maiscuola. Anche se la Storia scende ancora in campo come nel caso di Messi e della sfida lanciata (fatta lanciare) da Dybala. Prematura come minimo, dannosa per la Joya bianconera sicuramente.

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Maurizio Sarri - 22 settembre 2017 – Credits: Emilio Andreoli/Getty Images

Vale anche per Sarri, il cui Napoli gioca un calcio meraviglioso e che ricorda quello del Milan di Sacchi per intensità, voglia di compandare e perfezione di certi meccanismi. Dirlo, però, non autorizza a pensare che oggi Sarri valga per il calcio italiano e mondiale quello che è stato Sacchi, che ha rivoluzionato il modo di pensare fase offensiva e fase difensiva e ha lasciato in eredità una nuova concezione del football.

Senza fare il conto dei trofei (comunque ancora nettamente a vantaggio dell'ex milanista) basta questa considerazione per allontanare qualsiasi paragone, ad oggi improprio. E lo stesso vale se si accosta Mertens (o in passato Higuain) a Maradona anche solo per indicare quanto rappresenti per il Napoli.

Oppure Messi contro Dybala, ovvero il numero uno (insieme a Ronaldo) da quasi un decennio contro un talento che non ha ancora fatto il salto definitivo verso l'eccellenza. 

Il paragonismo è frutto della necessità di vendere sempre meglio un prodotto che stenta a regalare le emozioni di un tempo. C'è tanto calcio (forse troppo), ci sono tanti presunti fuoriclasse cui basta poco per costare centinai di milioni ed essere venduti al mercato come simboli di un'epoca. Una volta ci voleva di più: bisognava aver un posto davvero nella Storia e spesso ci si arrivava a carriera consumata. Era meglio così. Meglio del paragonismo di oggi.

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