Calcio

Muntari squalificato: ecco perché il verdetto è ingiusto (e inaccettabile)

Aveva abbandonato il campo a Cagliari a causa di insulti razzisti. Fermato per un turno dal Giudice sportivo, ma in passato...

Cagliari Calcio v Pescara Calcio - Serie A

Giovanni Capuano

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Ingiustizia è fatta. E anche nel modo più beffardo e paradossale possibile, perché la squalifica di Muntari per un turno dopo l'espulsione rimediata nel concitato finale di Cagliari-Pescara per aver abbandonato il campo offeso dagli ululati razzisti di qualche spettatore (non sentiti da arbitro, assistenti e commissari Figc), arriva insieme all'assoluzione per il Cagliari e rimanda nel mondo l'immagine di un calcio italiano che non punisce il razzismo ma chi si ribella.


Seguendo articolo per articolo il regolamento Muntari non poteva essere graziato. La sua protesta verso Minelli era stata troppo scomposta per non portare al cartellino giallo e la scelta di andarsene, sempre da regolamento, non poteva che essere punita con la seconda ammonizione. E la conseguente squalifica. Però il buon senso dice che a un certo punto il sistema doveva accorgersi della falla e correre ai ripari.

Invece no: gli ululati ci sono stati e sono finiti a referto - scrive il Giudice sportivo - quindi Muntari li ha sentiti e denunciati e non si è inventato nulla. Siccome, però, erano in pochi a farli il Cagliari esce pulito e Muntari si becca oltre al danno la beffa.

 

I precedenti ci sono e, quindi, non è vero che l'automatismo doveva portare per forza alla conclusione meno accettabile. Boateng e il Milan ritiratisi dall'amichevole a Busto Arsizio nel gennaio 2013, ad esempio, non vennero sanzionati nemmeno in maniera simbolica perché, come scrisse l'allor Giudice sportivo Tosel, "gli essenziali valori che informano lo sport e la civile convivenza escludono che possa acquisire rilevanza disciplinare un gesto di solidarietà verso un uomo vittima di beceri insulti esclusivamente per il colore della pelle".

E uscendo dal recinto degli episodi di stampo razzista, la scappatoia fu trovata nel 1991 per cancellare la squalifica di Van Basten per una gomitata mai rifilata a un giocatore della Roma, vista solo dal guardalinee dell'epoca e smentita dalla prova tv. Non ammessa allora, tanto che si trovò un cavillo per correggere l'errore e ripristinare il senso corretto delle cose.

Per Muntari il paracadute del buon senso non ha funzionato. Nessuna interpretazione, nessuna mediazione dalla scelta di ammonirlo a quella di squalificarlo. Tutto legittimo, comma per comma, ma tutto profondamente ingiusto.

La sintesi della vicenda è che il calcio italiano punisce la vittima di insulti razzisti e salva gli autori. E che siano stati pochi è un dettaglio che giustifica le scelte a caldo di Minelli, che non può agire come se avesse sentito ululati che non ha percepito, ma che scompare di fronte alla visione complessiva dell'episodio. Figc, Lega Calcio e gli altri soggetti che governano il nostro pallone possono accettare che finisca così?

PS - Le dichiarazioni post partita di Muntari ("Minelli è fortunato perché non si può toccare un arbitro altrimento a quest'ora era sottoterra") sono incommentabili e altrettanto inaccettabili. Passibili, queste sì, di una squalifica perché non trovano alcune giustificazione nemmeno nel torto subito in campo. E' sorprendente che nessuno nell'ambiente Pescara sia inervenuto per evitare l'increscioso scivolone dialettico.

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