Calcio

Mihajlovic, dal Torino alla fatal Juve: il lungo addio al Milan

Gioco deludente e battute sgradite: il tecnico serbo in discussione già dall'autunno. Il racconto della sua tormentata stagione

Soccer: Serie A; Milan-Juventus

Giovanni Capuano

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Una stagione sul filo dell'esonero, con l'ipotesi del licenziamento spesso viva e una serie di ultime spiagge da superare indenne. Sinisa Mihajlovic ha vissuto con senso di precarietà assoluto la sua annata al Milan. Risultati scadenti, feeling presto rovinato con il presidente Berlusconi e alcuni scivoloni comunicativi: da ottobre il tecnico serbo ha dovuto passare una serie di esami decisivi.

Sinisa si è sempre salvato, un po' perché la squadra era con lui e molto perché Berlusconi non aveva valide alternative da proporre, lasciando così campo ai tentativi di Galliani di difendere la scelta della scorsa estate. Una lunga serie di ultime spiagge superate con qualche affanno, fino alla fatal Juventus. A Mihajlovic non è bastato nemmeno offrire una versione dignitosa di Milan davanti ai campioni d'Italia per evitare il licenziamento.

 

Il gioco di Sinisa che non piaceva a Berlusconi

La luna di miele tra Berlusconi e Mihajlovic è durata pochissimo, lo spazio di qualche settimana. "Non avrà nessun problema, lo considero una persona non soltanto perbene ma anche capace" diceva dopo le prime difficoltà, compresa la caduta nel derby dell'andata. Da lì in poi, però, è stata una discesa in picchiata. Il tecnico convinto di avere a che fare un materiale non di altissimo livello e il presidente a ricordare di aver speso quasi 100 milioni di euro in estate. Tesi contrapposte e difficilmente sovrapponibili.

A ottobre il giochino si è rotto, tra battute e risposte al veleno. "Sono venuti da me a cena Galliani e Mihajlovic. Avrei potuto anche avvelenarli..." (8 ottobre) dice Berlusconi che annuncia la svolta: "Ci sarà un cambiamento immediato con il Milan che tornerà ad essere padrone del gioco e del campo". Parole al vento e risultati non continui, punti persi nelle sfide contro le piccole e occasioni perse tra dicembre e gennaio quando la vetta della classifica vla via.

A un certo punto Mihajlovic ha smesso di rispondere a Berlusconi, ma il patron non ha interrotto le sue frecciate verso il tecnico. Qualche consiglio, come l'incompatibilità in campo tra Bacca e Balotelli, molte critiche lasciate filtrare nelle immancabili occasioni pubbliche. Sinisa ha dovuto anche vedere il suo presidente scendere negli spogliatoi a complimentarsi con gli avversari di turno. Chi? Sassuolo e Atalanta: non il Barcellona.

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Le battute di Mihajlovic non gradite a Berlusconi

E mentre il presidente di convinceva della necessità di un Milan giovane e italiano (e il tecnico non lo accontentava mai in pieno), Sinisa pagava anche la strategia comunicativa non gradta al capo. Differenze sorte subito, il giorno della presentazione con Mihajlovic a interrompere Berlusconi e a garantire che ne avrebbe ascoltato i consigli a patto, però, che tutto restasse tra le quattro mura di Milanello.

Anche questa escalation ha vissuto il suo momento topico con la frase che, forse, ha sancito il divorzio da Berlusconi. Tutto in pochi istanti il 13 dicembre scorso. Montolivo racconta ai giornalisti la visita in ritiro del presidente e Sinisa lo fulmina: "Berlusconi ha fatto un'analisi tecnica con il permesso dell'allenatore". Mai nessuno aveva osato tanto in trent'anni di Milan.

Il destino era segnato. Adesso o a fine stagione era chiaro che il Milan avrebbe cambiato padrone ricominciando da capo e bruciando il quarto nome di allenatore dal 25 gennaio 2014, ultimo giorno di lavoro di Massimiliano Allegri in rossonero. Dopo di lui Seedorf, Inzaghi e Mihajlovic. Ora Brocchi. Cinque tecnici in 26 mesi e mezzo: un record e non solo per il club famoso perché non mandava via mai nessuno.

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