Calcio: ultima partita era Berlusconi, Milan verso cinesi / SPECIALE
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Milan e Li: 5 domande sul futuro del club

La chiusura di Ses e il prestito ponte da un fondo statunitense. Il 14 aprile si dovrebbe chiudere la trattativa. Ecco cosa accade

L'ultima svolta potrebbe essere quella buona e avvicinare la parola fine al tormentone della cessione del Milan, proprietà di Silvio Berlusconi dal 1986. La data segnata sul calendario è quella del 14 aprile, vigilia del derby di Pasqua che si giocherà all'ora di pranzo proprio per favorire il mercato televisivo asiatico e che potrebbe essere il primo derby cinese della storia. Da una parte Suning, dall'altra Yonghong Li, rimasto ormai solo nella scalata al club.

Solo ma con la certezza dichiarata di aver trovato tutti i capitali necessari per chiudere l'affare. Dopo le prime due caparre da 200 milioni e quella da 50 a rate girata sui conti di Fininvest insieme a garanzie per altri 50. Una montagna di denaro non sufficiente per prendersi il 99,93% delle azioni del Milan: mancano all'appello 350 (250 compresi quelli messi a garanzia per rilevare le quote più 80 per coprire il passivo dal 1° luglio scorso). E oltre a questi bisogna rilevare i 220 milioni di debiti a bilancio e iniettare i primi 100 dei 350 per il rilancio della squadra.

Dove ha trovato i soldi per il closing?

La svolta è arrivata con l'ingresso in scena di finanziatori di Yonghong Li diversi da quelli cinesi raccolti nel consorzio Sino Europe Sports, via via allontanatisi per il blocco imposto dal Governo cinese all'esportazione di capitali per investimenti definiti "irrazionali". Mister Li è rimasto da solo e ha aggirato il problema andando a reperire i soldi altrove, fuori dalla Cina.

Conferme non ce ne sono, ma ad essere coinvolto sarebbe il fondo statunitense Elliot che avrebbe garantito la liquidità necessaria tanto da spingere Li a fare un comunicato ufficiale per annunciare il raggiungimento dell'obiettivo. Senza più dover passare dalle autorizzazioni di Pechino. Ecco allora alcune domande alle quali nelle prossime settimane andrà data risposta per cominciare a chiarire cosa accadrà al Milan e ai suoi milioni di tifosi:

Yonghong Li è abbastanza solido da garantire il rilancio della squadra?

Il futuro probabile proprietario del Milan ha un patrimonio stimato in 600 milioni di euro e fin qui ha garantito con soldi suoi. Non ha un profilo sufficiente per pensare di reggere da solo una società che ha bisogno di investimenti importanti per tornare ad alto livello in Italia ed Europa. Le certezze dei mesi scorsi venivano dai nomi accostati a Li - spesso senza conferme - come investitori o finanziatori.

Adesso che Li è rimasto solo l'attenzione si sposta sulla natura del prestito che, secondo quanto annunciato, gli ha consentito di mettere insieme la somma necessaria. Su questa partita si gioca molto della credibilità dell'operazione che, per fare il bene del Milan, non dovrà essere di semplice speculazione finanziaria. Berlusconi ha sempre giurato che l'amato Milan finirà in mani forti e sicure.

Berlusconi resta o se ne va?

Anche il futuro ruolo di Silvio Berlusconi è un tema di cui discutere. Li gli ha chiesto da tempo di essere presidente onorario, senza però potere operativo. Berlusconi ha più volte cambiato idea nel corso dei mesi, arrivando a ipotizzare una sua permanenza solo con la garanzia di poter incidere sulle scelte di mercato e tecniche. Difficilmente accadrà se Yonghong Li riuscirà a chiudere l'affare.

Berlusconi presidente onorario sarebbe un segnale di continuità e aiuterebbe la proprietà che non conosce il calcio italiano ad atterrare in maniera più morbida. Anche se Fassone, capo azienda prescelto, è uomo che ha molta esperienza. Ma la sua presenza potrebbe anche rappresentare un momento di tensione se dovesse intervenire in senso critico su alcune scelte della proprietà.

Quali sono le priorità dei cinesi sul mercato?

Il Milan è gestito a due teste ormai da quasi un anno, situazione che ha reso impossibile una piena programmazione del futuro. Il giorno dopo il closing - se ci sarà come annunciato - sul tavolo dell'ad Fassone verranno portati una serie di dossier. Il più urgente è certamente quello che riguarda il contratto di Donnarumma in scadenza nel 2018 e a rischio addio precoce.

I cinesi vogliono fare il possibile per trattenerlo. Raiola ha usato parole sprezzanti nei loro confronti, ma la vera trattativa non è ancora partita e molto si giocherà sulle garanzie di investimento che il nuovo Milan saprà dare all'entourage del giocatore. Altrei nomi caldi sono De Sciglio, Suso e Deulofeu.

Chi sarà l'allenatore della prossima stagione?

Vincenzo Montella si sta guadagnando la conferma sul campo e se dovesse centrare la qualificazione all'Europa League diventerebbe quasi intoccabile. Fassone lo apprezza e non ha mai legato la sua valutazione al risultato di una stagione comunque particolare per come è nata ed è stata gestita anche a livello di mercato. Quindi al momento le chance di conferma (contratto in scadenza nel 2018) sono alte.

Semmai bisogna capire se il tecnico non finisca per essere lunsingato da qualche voce che proviene da fuori. Nel giro di allenatori che sta partendo potrebbe restare libera qualche panchina pesante e Montella si è rifatto una reputazione dopo la rottura con la Fiorentina e il pessimo mezzo anno alla Sampdoria.

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