Calcio

Lippi rinuncia: non sarà dt Italia. Un pasticcio che si doveva evitare

Il passo indietro dell'ex ct mondiale nel 2006: "Non mi posso far prendere in giro". Imbarazzo in Figc, in attesa di cambiare le norme

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Giovanni Capuano

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Comunque la si voglia guardare, la vicenda della nomina di Marcello Lippi direttore tecnico dell'Italia per conto della Figc poi abortita in nome delle norme anti conflitto di interesse è un pasticcio che poteva e doveva essere gestito meglio. Lippi ha fatto un passo indietro dopo settimane di tira e molla. La sua chiamata, fortemente voluta dal presidente Tavecchio per saldare l'asse e costruire un nuovo progetto azzurro, pareva destinata a diventare operativa già alla fine di maggio.

Poi gli spifferi sull'incompatibilità del figlio, procuratore, l'attesa di una pronuncia della Corte federale e la decisione del tecnico mondiale nel 2006 di chiudere la porta a ogni rapporto. "Non mi posso far prendere in giro. Mi piaceva l'idea, ma non è possibile che ci sia un prezzo che deve pagare mio figlio" ha detto sfogandosi Lippi, dopo aver comunicato al Tavecchio la sua scelta. Inevitabile.

L'unica via d'uscita con le regole attuali sarebbe stata la rinuncia di Davide Lippi - suo figlio, appunto - alla professione di procuratore con legami diretti con molti azzurri e azzurrabili. Chiedere a Marcello di costringere Davide a fare un passo indietro era davvero troppo. Chiedergli di aspettare una soluzione di compromesso, evidentemente, pure visto che l'attesa sarebbe durata ancora qualche settimana e l'esito era tutt'altro che scontato.

E' possibile che l'articolo 3 comma 2 del regolamento per i servizi di procuratore sportivo (che prescrive l'incopatibilità per chi abbia legami diretti o indiretti, anche di parentela, con chi riveste un ruolo in Figc), venga presto riscritto e reso meno stringente. Lippi, però, ha capito per tempo che in ogni caso anche la riscrittura non lo avrebbe messo al riparo da critiche e polemiche e che sarebbe stata, nelle migliore delle ipotesi, interpretata come una deroga ad personam.

Dunque Tavecchio deve cominciare da capo la scelta della figura che dovrà sovrintendere il lavoro di Ventura e dei tecnici delle varie nazionali. Con un pizzico di imbarazzo, perché lo stesso prossimo ct era stato scelto e convinto anche da Lippi facendo leva sull'amicizia e la stima reciproca. La Figc, però, non è esente da colpe in questo pasticcio. Possibile che non conoscesse la norma quando ha proposto a Lippi l'incarico? E che per settimane abbia sottovalutato la portata del problema?

Ora Tavecchio ha chiesto all'ex ct di non agire di impulso e di prendersi una pausa di riflessione in attesa degli eventi. Conoscendo il carattere di Lippi è difficile che venga ascoltato. Il calcio italiano intanto ha perso una buona occasione, perché il ruolo e i compiti assegnati sulla carta a Lippi erano perfetti per la sua esprienza, il carisma e le capacità manageriali dell'uomo. Mai come adesso - da settembre in poi - la nazionale ha bisogno di una figura forte che protegga Ventura nel confronto in salita con i club. Lippi sarebbe stato l'ideale. A chi tocca?

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