Calcio

la Pallonata - La strage nel Mediterraneo e lo sport che non si ferma

Niente fascia nera al braccio o minuto di silenzio in stadi e palazzetti: la poca sensibilità del calcio (e non solo) di fronte ai 900 morti in mare

FC Internazionale Milano v AC Milan - Serie A
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Giovanni Capuano

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Non era obbligatorio e, dunque, nessuno ci ha pensato. Aver visto i nostri calciatori di serie A e serie B regolarmente in campo senza alcun segno di ricordo e partecipazione per i morti del Mediterraneo, però, non può passare inosservato. Nessuno chiedeva che si fermasse il campionato e nemmeno che si dovesse fare chissà cosa. Sarebbe bastato uno dei tradizionali gesti con cui il mondo del calcio esprime vicinanza. Una fascia nera al braccio o un minuto di silenzio. Qualunque cosa sarebbe stata meglio del nulla con cui in dieci stadi da nord a sud si è giocato. Come se la strage dei migranti, diretti a Lampedusa - Sicilia - Italia, fosse un problema di altri e non una terribile tragedia alle porte di casa.

Certo, non sfugge che si tratta di 700 morti scomodi, che nessuno riconoscerà e che anche in fondo al mare non verranno lasciati in pace, ma saranno il centro di una furente battaglia politica. Riconoscerli come nostri? Considerarli altrui? E poi morti in acque internazionali e quindi 'loro' o disperati che in Italia sognavano una nuova vita? Dibattito così profondo che al calcio non si chiedeva di trovare risposte. Sarebbe bastato un gesto, uno qualsiasi, capace di interpretare il sentimento di una domenica diversa. Non era obbligatorio e non sorprende che nessuno ci abbia pensato: Figc o Lega, restando al calcio, ma nemmeno il Coni visto che lo sport italiano ha tirato dritto come se nulla fosse. Al solito.

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