Calcio

Juventus ko contro la Lazio: ecco gli allarmi per Allegri

Bianconeri sconfitti allo Stadium dopo 40 partite. Difesa perforabile, Higuain impreciso e gioco poco brillante problemi da risolvere

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Giovanni Capuano

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La sconfitta contro la Lazio è la terza per la Juventus nelle prime undici partite della stagione. Un dato statistico non trascurabile, se si considera che nella passata stagione erano state complessivamente 6 prima di arrivare alla finale di Cardiff e mai così ravvicinate. Nel 2015 post-Berlino le cose erano andate anche peggio e poi c'era stata la furiosa reazione con la striscia record fino allo scudetto.

Cifre necessarie per inquadrare il momento bianconero. Come ha sottolineato Allegri a caldo dopo aver incassato la rimonta firmata Immobile, la Juventus ha gettato al vento 5 punti in due gare partendo da situazione di vantaggio: in un torneo in cui la vetta corre a velocità doppia è un lusso difficile da permettersi per chiunque anche perché il Napoli sembra più maturo di due anni fa, quando si fece raggiungere e superare.

Detto che la Lazio oggi è un avversario fortissimo col quale si vince solo attraverso prestazioni al top, ecco i motivi di allarme e preoccupazione che Allegri deve ricavare dalla caduta che termina a 40 la striscia di risultati utili consecutivi allo Stadium dove nessuno passava dal 23 agosto 2015 (0-1 contro l'Udinese) e dove la Juventus aveva raccolto 117 punti su 123 potenziali.

Manca ancora un'identità di gioco

Il modulo 4-3-3 su cui sta lavorando Allegri non dà ancora garanzie di qualità e funzionalità. Contro la Lazio è stato abbandonato nel momento della difficoltà per tornare al vecchio 4-2-3-1 senza ricavarne nulla. Nessuna bocciatura, però non c'è ancora stata una prova pienamente convincente pur avendo inserito nella rosa un titolare come Matuidi che regala sostanza e presenza fisica in campo. Se manca Pjanic la luce si spegne e se manca anche Dybala davanti è buio pesto.

Certamente il tecnico livornese troverà la quadratura del cerchio, ma oggi il processo di rimodellamento della squadra pare in ritardo sui piani originari. Preoccupa sentire Allegri dire che per vincere bisogna lavorare duro in settimana, quasi un monito indirizzato allo spogliatoio come se ci fosse una fase di appagamento. 

Difesa sempre perforabile

Immobile con la sua doppietta è stato il primo a segnare una rete alla Juventus nel suo stadio in questa stagione. Eppure i numeri dicono che la difesa è diventata pericolosamente perforabile: 13 gol incassati in 11 partite e Buffon (o Szczesny) imbattuto solo 5 volte. Tra l'altro i portieri bianconeri sono spesso protagonisti di salvataggi e ottimi interventi.

Senza tornare all'addio di Bonucci, è chiaro che in questo momento la fase difensiva della Juventus è meno solida e sicura di un tempo. Un dato allarmante per un tecnico convinto a ragione che gli scudetti si vincano dietro. 

Black out troppo frequenti

In Supercoppa la Juventus entrò in campo con oltre un'ora di ritardo. A Barcellona è sparita dopo l'intervallo e contro Atalanta e Lazio ha gettato al vento 5 punti da situazioni di vantaggio. Un trend preoccupante per una squadra esperta e che ha sempre fatto della solidità mentale il suo punto di forza. Cosa succede? Perché Dybala e compagni non riescono ad esprimersi per novanta minuti sugli stessi livelli?

Banalmente si potrebbe dire che sono sintomi da mancanza di fame. In realtà ogni partita ha una storia a parte e i tanti cambi dell'estate avrebbero dovuto garantire a sufficienza contro l'appagamento. Allegri, però, deve lavorare anche sulla testa oltre che sugli schemi.

Higuain, difficoltà senza fine

Ultimo capitolo per Higuain, su cui Allegri giustamente sta puntando tutte le sue fiches. Contro la Lazio ha avuto due chance, è stato sfortunato nella prima e molle e impreciso nella seconda. Considerato che veniva da due settimane di lavoro a Vinovo pensando solo a questa partita ci si poteva aspettare di più.

L'argentino non è ancora un caso conclamato, ma alla Juventus serve il vecchio Pipita, quello capace in Italia di spaccare le partite e fare la differenza quasi ogni volta che tocca palla. Il tecnico ha provato a sollecitarne la reazione con due panchine consecutive, poi ha usato lo zuccherino. Ora urge un cambio di passo perché i bianconeri hanno tante bocche da fuoco, ma senza quella principe diventa difficile vincere sempre e comunque. Quello che serve per alimentare il progetto del settimo scudetto consecutivo.

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