Toh, l'Italia è quasi meglio del Brasile

Note positive dal pareggio di Ginevra. Adesso appuntamento il prossimo 22 giugno

Balotelli ed El Shaarawy esultano contro il Brasile – Credits: Ansa

Giovanni Capuano

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Se doveva essere una sorta di prova generale l'abbiamo superata di slancio. Pazienza se per battere il Brasile nuovamente a 31 anni di distanza dal 5 luglio 1982 dovremo attendere ancora. L'Italia che esce dall'amichevole di Ginevra chiusa con un pareggio che assomiglia a una vittoria ai punti è certamente più convinta e consapevole della Selecao di Scolari, parsa molto più indietro sulla strada del Mondiale. Non bisogna esaltarsi, ma a giugno nella Confederations Cup avremo un altro test fondamentale.

Non capita spesso di giocare contro i maestri e avere più occasioni, tirare più di loro (18 a 10) e costringere il loro portiere a essere il migliore in campo. A Ginevra è successo e non solo nella ripresa in cui De Rossi e Balotelli hanno confezionato la rimonta, ma anche nei primi 45 minuti chiusi sotto di due reti senza aver ben capito perché. In più la serata ha confermato definitivamente la consacrazione di Balotelli anche in azzurro: all'Europeo ci aveva trascinati in finale contro la Germania, ieri ha firmato un gol da galleria e giocato al servizio della squadra.

Non segnavamo al Brasile da ben 16 anni e ci siamo riusciti due volte. Prandelli può sorridere anche perché la sua nazionale è piaciuta sia nella versione iniziale (4-4-2 con centrocampo a rombo pur privo di Marchisio e con un trequartista inventato come Giaccherini) che nel 4-3-3 punto d'approdo al Mondiale 2014 nella testa del commissario tecnico. Fin qui le prove non erano state incoraggianti, a Ginevra è funzionato tutto bene e subito.

Poi ci sono le risposte dei singoli. Balotelli sta vivendo una seconda parte di stagione straordinaria che ne lascia intravedere percorsi di maturazione rapida. "Ha le potenzialità per diventare uno dei cinque attaccanti più forti al mondo" ha detto Prandelli nel post partita e mai come questa volta non sono sembrate parole vuote. Ottimo De Sciglio, che sembra un predestinato. Positivo il debutto di Cerci che ha completato a meraviglia il tridente offensivo. L'unica bocciatura è Osvaldo che non riesce a trovare continuità in azzurro e adesso rischia il taglio. Anche De Rossi versione nazionale è diverso da quello della Roma: in meglio.

L'unica valutazione che deve in parte smorzare gli entusiasmi è che il Brasile della seconda panchina di Scolari è parso una delle edizioni più modeste della Selecao. Neymar funziona come un fuoco d'artificio ma ha perso il confronto con Balotelli. Altri paiono sinceramente sopravvalutati nelle loro quotazioni e quando in difesa manca Thiago Silva il rendimento cala. Insomma una squadra lontanissima dai sogni dei brasiliani che vorrebbero dominare il mondiale di casa tra 15 mesi.

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