Calcio

Inter e Juventus, record di incasso in Champions (e una legge da rifare)

Dai 5,9 milioni di San Siro ai quasi 5 dello Stadium. Ecco perché la norma sui diritti tv è ingiusta e inattuale

Juventus Stadium accordo Allianz Stadium

Giovanni Capuano

-

Un primato dopo l'altro, il calcio italiano sta macinando nuovi record per i ricavi da stadio di singole partite. In meno di ventiquattro ore hanno festeggiato l'Inter con i 5,9 milioni di euro (5.919.864 per la precisione) incassati per la sfida con il Barcellona nel girone di Champions League e la Juventus che con il Manchester United ha stabilito il primato storico dello Stadium.

Ospitare Mourinho e il suo Manchester United ha portato nelle casse del club 4,2 milioni di euro. Un dato che, conteggiando le aree hospitality, sale fino a poco meno di 5 milioni e colloca anche lo Stadium nel ristretto novero degli impianti capaci di generare un giro d'affari così imponente per un singolo evento.

Un privilegio che fin qui pareva negato ai bianconeri a causa della capienza inferiore rispetto a San Siro (41.507 contro gli oltre 78mila del Meazza). La realtà è diversa e tiene insieme i top club italiani nella loro lunga scalata verso i parametri dei top club europei che sono partiti con diversi anni d'anticipo.

Andare allo stadio costa troppo?

La prima riflessione è su un tema molto sentito dai tifosi, spesso uniti nella protesta sui prezzi dei biglietti considerati troppo alti. Juventus-Manchester United di Champions League ha avuto un costo medio per ingresso di poco superiore ai 115 euro. Inter-Barcellona si è attesta appena sotto i 100 euro. Pesano molto i valori della aree nobili dei due impianti e l'Inter ha una fetta di posti popolari maggiore da mettere sul mercato.

Se, però, entrambi gli impianti hanno registrato il tutto esaurito o ci si sono avvicinati significa che il prezzo è giusto. I club lavorano ormai sul momento della partita ragionando in termini di entertaiment. Non sono solo i 90 minuti della sfida calcistica, ma la possibilità di assistervi in un impianto di primo livello, con visibilità e accessibilità top, giochi di luce e contorno all'altezza.

Se a questo aggiungi i campioni in campo (Ronaldo e tanti bianconeri oltre a quelli offerti dall'avversario di turno, ad esempio) il quadro diventa d'eccellenza e l'eccellenza si paga. Ovunque. Anche a teatro, ai concerti o in qualunque altro ambito di entertaiment.

Non è un caso che la crescita dei ricavi da stadio per le società che hanno cominciato a lavorarci in questa ottica sia impetuosa. I primi 5 posti nella classifica all-time sono tutti relativi all'ultimo anno e presto saranno aggiornati.

Champions League: Juventus - Monaco

9 maggio 2017. UEFA Champions League. Semifinali. Juventus - Monaco : 2 - 1. I tifosi della Juventus esultano per la qualificazione dei bianconeri in finale, allo Juventus Stadium di Torino. – Credits: ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images

Lo Stadium è troppo piccolo?

L'incasso record della sfida con il Manchester United dimostra anche come il tema-capienza dello Stadium non sia ancora attuale. I 41mila posti sembrano pochi per una squadra che deve competere con colossi che si esibiscono in palcoscenici come Bernabeu, Camp Nou, Old Trafford e lo stesso San Siro.

Però da quando lo Stadium esiste (settembre 2011) i ricavi da stadio della Juventus sono quasi raddoppiati (da 31,8 della prima stagione nel nuovo impianti a 56,4 dell'ultima) e quintuplicati rispetto all'annata dell'addio all'ex Comunale (11,6). Merito della percentuale di riempimento costantemente superiore al 90% che ha consentito una politica di prezzi aggressiva.

Non essendo tecnicamente possibile un ampiamento della struttura, il presidente Agnelli ha annunciato che il giorno in cui si prenderà in considerazione di ampliare i numeri la strada sarà quella di un nuovo stadio. Ma ha anche precisato che quel momento non è ancora vicino e ricordato che il bacino torinese è quello di una città da meno di un milione, molto inferiore ad altre realtà.

La nuova spartizione dei diritti tv

La riforma della legge Melandri ha ambiato il metodo per determinare la suddivisione dei diritti tv della Serie A obbligando a considerare come parametro per determinare la fetta 'tifosi' (20% del totale) il numero di biglietti venduti nelle ultime tre stagioni.

Una scelta che penalizza le big e aiuta le medio-piccole ma che, soprattutto, rischia di favorire la corsa al ribasso pur di portare gente allo stadio. Uno stimolo contrario a quello virtuoso che dovrebbe spingere verso l'incentivo ad investire, creare uno spettacolo all'altezza e farlo pagare per quello che vale.

La strada scelta va nel senso opposto ed è un problema di sistema. La corsa ai record di incasso dimostra come chi lavora bene riesce a riempire il proprio impianto e a far crescere i ricavi da stadio. Andrebbe premiato spingendo gli altri all'imitazione invece di inseguire un modello fintamente equo che rallenta la crescita di tutti.

© Riproduzione Riservata

Commenti