Calcio

Perché Fabio Capello può essere il prossimo ct della nazionale

Ha detto di non volerci pensare, ma è in pole per la panchina dell'Italia. Tavecchio lo sceglierebbe per andare sul sicuro

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Giovanni Capuano

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Ufficialmente ha sempre detto di non volersi sedere sulla panchina della nazionale, ma la candidatura di Fabio Capello rimane forte dopo l'ufficializzazione dell'addio di Antonio Conte. E' uno dei nomi caldi su cui lavora Tavecchio e nelle ore in cui si è compiuto il destino del vecchio ct - in carica fino all'Europeo e poi destinato alla guida del Chelsea - anche le resistenze di don Fabio si sono piano piano spente. Lui e Roberto Donadoni: i due profili in corsa per succedere a Conte e guidarci al Mondiale di Russia 2018.

Fabio Capello, 69 anni, originario di Pieris in Friuli, è uno dei santoni del calcio italiano. Centrocampista con alle spalle una carriera divisa tra Roma, Juventus e Milan con un quadriennio in azzurro dal 1972 al 1976 (32 presenze e 8 reti segnate) e poi tecnico tra i più vincenti dopo l'intuizione di Berlusconi che gli affidò la guida del Milan orfano di Arrigo Sacchi. Da allora Capello non si è più fermato tra alti (molti) e bassi (i più recenti).

 

Le esperienze (non felici) da ct di Inghilterra e Russia

Da quasi dieci anni Capello non siede più sulla panchina di un club ma di lavoro fa il selezionatore. E' certamente un punto a suo favore nel curriculum da inviare alla Figc, ma rischia di essere anche un limite perché con Inghilterra e Russia le cose non sono andate benissimo. Certamente è un tecnico di grandissima esperienza, che conosce alla perfezione i meccanismi del lavoro di ct e non si illude come Conte di poter cambiare le regole del gioco essendo stato sia dall'altra parte della barricata, sia nei panni di chi deve far convivere le esigenze di tutti.

Sulla panchina dell'Inghilterra Capello ha ottenuto ottimi risultati nei gironi di qualificazione al Mondiale 2010 e all'Europeo 2012, salvo poi far male in Sudafrica (fuori agli ottavi contro la Germania) e chiudere con le dimissioni in polemica per la decisione della Federazione inglese di togliere la fascia di capitano a Terry, accusato di insulti razzisti a un collega. Scelta non condivisa e fine della storia.

In Russia è finita anche peggio: esonerato a furor di popolo nel luglio 2015 dopo un Mondiale orribile - fuori ai gironi in Brasile contro avversari non irresistibili - un inizio di qualificazione europea in linea con l'ingaggio-monstre che aveva spinto Fabio a Mosca con l'obiettivo di preparare una squadra competitiva in vista della rassegna iridata in casa.

Carattere forte e carisma nei confronti del club

In Italia, invece, l'immagine di Capello rimane quella di uno dei tecnici più vincenti dell'era moderna. Lo dice il palmares che recita 5 scudetti di cui uno alla Roma oltre al ciclo d'oro degli invincibili del Milan cui bisogna aggiungere quelli revocati alla guida della Juventus per le vicende di Calciopoli. Ha saputo conquistare la Champions e vincere anche a Madrid, dove è stato cacciato dal Real dopo aver soffiato una Liga al Barcellona in una serrata volata finale. Destino poi condiviso anche da Carlo Ancelotti.

Carattere spigoloso, a tratti ruvido e duro, il friulano non avrebbe certo problemi di ambientamento nel sistema calcio italiano e saprebbe come farsi rispettare dai club. Non avrebbe più dell'aiuto che hanno avuto i suoi predecessori, ma certamente non sarebbe in condizione di inferiorità dialettica nei confronti dei colleghi. E' un maniaco delle regole e da questo punto di vista troverebbe a Coverciano un clima in linea con i suoi modi di condurre il gruppo: già Conte ha puntato molto sul senso di disciplina.

Uno stipendio pesante e il doppio ruolo

Per sedere sulla panchina della nazionale Capello dovrà probabilmente rinunciare a una parte dei soldi che è abituato a guadagnare. Le parole di Tavecchio spiegano senza ombra di dubbio che il budget a disposizione della Figc per il successore di Conte non sarà faraonico. Quanto? Diciamo 3,5 milioni di euro per coprire anche le spese dello staff. Capello esce da un accordo con la Russia che gli ha garantito uno stipendio da 7 milioni netti più bonus con risarcimento in caso di esonero. E' stato al centro di una controversia per il mancato pagamento che è diventato affare di stato.

E' abituato a lavorare con i suoi uomini e Tavecchio chiede che alla guida della nazionale arrivi qualcuno che si integri con il mondo federale e lasci dopo di sé un'eredità tecnica. E' la famosa "cantera" cui il numero uno della Figc tiene particolarmente e che da decenni non produce più elementi in grado di prendere in mano la prima squadra. Capello potrebbe essere interessato al doppio ruolo di padre e garante dell'area tecnica e avrebbe l'età giusta per farlo. Ufficialmente è in pensione e in vacanza, ma difficilmente il suo nome non sarà in cima alla lista delle consultazioni di Tavecchio.

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