Calcio

Diritti tv della Serie A: chi ha vinto, chi ha perso (e cosa cambia per il tifoso)

Il calcio italiano incassa 973 milioni quando voleva oltre un miliardo. Entra Perform, Sky fa la parte del padrone e si lavora per evitare il doppio abbonamento

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Giovanni Capuano

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La soluzione è arrivata in extremis ma è arrivata. A poco più di due mesi dall'inizio del campionato e con l'incubo di uno stallo economico che si stava materializzando per i presidenti della Serie A, legati a doppio filo ai soldi delle tv necessari per chiudere i bilanci e finanziare il calciomercato.

L'accordo è stato sottoscritto con Sky e Perform, tagliando fuori Mediapro (che non si è nemmeno presentata), Mediaset (che cercherà di rientrare nella fase degli accordi commerciali) e tutti gli altri operatori che avevano in qualche modo valutato l'idea di entrare nel mercato del calcio italiano.

La cifra strappata è 973,3 milioni di euro medi a stagione. Molto meno rispetto al miliardo e cento scritto come base d'asta, poco più (4,2%) rispetto ai 943 del triennio precedente ma con un significativo balzo in avanti rispetto alle prime offerte di gennaio, quelle che avevano sollevato il velo su uno scenario inquietante di un torneo scarsamente attrattivo per le televisioni e destinato a non crescere.

In mezzo tra l'inverno e la firma in extremis c'è stato il cambio di guida alla Lega, dal commissario Tavecchio a Micchicchè passando per Malagò, il blitz degli spagnoli di Mediapro, il sogno del canale in proprio e la battaglia in Tribunale vinta da Sky. Uno spaccato dello stato attuale del calcio italiano che arriva alla prossima stagione con la certificazione del sorpasso in tema diritti tv domestici anche da parte della Ligue1 francese che dal 2020 incassera poco più di 1,15 miliardi all'anno.

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Ecco come sarà lo spezzatino della Serie A - 14 giugno 2018 – Credits: tratto da www.legaseriea.it

Il verdetto della guerra del diritti tv

La lunga battaglia dei diritti tv ha avuto due vincitori sicuri: Sky e Perform. Sono le piattaforme che si sono assicurate i tre pacchetti messi in vendita dalla Lega di Serie A spendendo insieme 973,3 milioni di euro.

Sky si è assicurata i pacchetti principali spendendo 780 milioni e trasmetterà (da contratto) 7 delle 10 partite del week end: sabato alle ore 15 e alle ore 18, domenica  doppio appuntamento alle 15 e poi alle 18 e 20,30, eventuale positicipo del lunedì sera alle 20,30. Avrà anche la possibilità di scegliere dove collocare come data e orario 16 dei 20 big match della stagione.

Perform ha investito 193 milioni per il pacchetto 7 che consente la trasmissione del posticipo del sabato ore 20,30 e delle gare della domenica alle 12,30 e 15 con la priorità di scelta su 4 big match in calendario. E' la vera novità di questo giro di diritti tv perché nel panorama dell'offerta italiana per la prima volta si affaccia un operatore internet già attivo in altri Paesi europei come Germania, Austria e Svizzera oltre che in Canada e Giappone. Le partite andranno in onda sulla piattaforma Dazn.


Cosa cambia per il telespettatore tifoso

Il bando permette accordi commerciali e le trattative devono evitare all'abbonato tifoso la beffa del doppio abbonamento per vedere tutta la Serie A. L'assegnazione, infatti, ha consegnato a Sky 266 esclusive e a Perform le altre 114. 

Possibile anche il ritorno dei gol in chiaro perché la Lega ha rimesso in vendita i diritti per gli highlits alle ore 19 della domenica (pacchetto che può salvare la storica trasmissione 90° Minuto), opzione che tre anni fa aveva portato nelle casse 13 milioni di euro e che potrebbe essere contesa alla Rai anche da altri operatori.

Mediaset, che ha denunciato il bando definendolo "squilibrato" prova, invece, a rientrare in gioco con un'intesa commerciale che consenta di tenere almeno parte della Serie A a disposizione dei propri abbonati. Aveva offerto 200 milioni per il pacchetto 7 ma non ha più rilanciato. In ogni caso si è defilata con una posizione opportunistica da veicolatore del segnale.

Chi ha vinto e chi ha perso la guerra dei diritti tv

La firma dell'accordo ha chiuso una contesa aspra, durata mesi e che ha messo in pericolo la solidità del sistema calcistico italiano. Non tutti possono uscire soddisfatti, anche se a parole nessuno ammette di aver dovuto fare un passo avanti.

CHI VINCE - Sicuramente festeggia Sky che ha rispedito al mittente il tentativo di un player importante come Mediapro di inserirsi nel mercato italiano. L'emittente di Murdoch non poteva permettersi che nascesse il canale della Lega per non perdere la sua centralità editoriale e commerciale ed è riuscita nell'obiettivo anche se ha dovuto sborsare più di quanto preventivato per un operatore che agisce quasi in regime di monopolio.

Curiosità anche per Perform, che sbarca in Italia alla conquista di un mercato ancora vergine o quasi, facendolo a prezzi tutto sommato accettabili. Vince Malagò che aveva ereditato da Tavecchio una Lega commissariata e che stava faticosamente camminando sulla strada delle riforme e adesso la lascia con la partita dei diritti tv conclusa all'uninanimità, una nuova governance e la solidità economica che stava mancando.

CHI PERDE - I club sono rimasti al di sotto del miliardo che chiedevano. E' vero che nel complesso, grazie ai diritti internazionali, alla Coppa Italia e alla Supercoppa si arriva a 1,4 miliardi di euro che rappresenta una cifra record. Però alla voce 'ricavi da diritti tv domestici' la Serie A fa segnare un misero +4% rispetto al triennio precedente in un momento storico in cui tutti gli altri crescono a doppia cifra.

L'altra grande sconfitta, insieme alle società, è Mediapro che dovrà litigare per farsi restituire i 64 milioni di caparra versati nel bando come intermediario. Una vicenda al limite del surreale per un operatore che ha vinto sognando di fare un prodotto non previsto dalle normative attuali. Perchè? Chi ha sbagliato i calcoli? Certamente una parte dei presidenti che avranno ora tre anni di tempo per ritessere la tela ma che oggi escono battuti nel risiko della Lega.

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