Ultras, Alfano annuncia il pugno duro ma è in ritardo

La nuova stagione inizierà senza norme ad hoc malgrado le promesse. E i responsabili dell'ordine pubblico puntano il dito sui rapporti tra club e tifoserie...

Lo schieramento di Polizia fuori dallo Stadio Olimpico – Credits: Ansa

Giovanni Capuano

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Il livello d'allarme deve essere altissimo se, dopo il vertice che il ministro Alfano ha convocato al Viminale per fare il punto (e l'ennesimo annuncio) sul pacchetto delle nuove norme anti-ultras, chi lavora sul campo tutti i giorni ed è operativo nella lotta alla violenza negli stadi, si lascia sfuggire con amarezza che "le norme sarebbero da approvare e non chissà quando, ma ieri". Sì, perché la stretta annunciata dal Ministero dell'Interno a due mesi esatti dalla sparatoria di Tor di Quinto altro non è, al momento, che un annuncio. Alfano ha garantito a Coni e vertici del calcio che porterà al più presto in Consiglio dei ministri il pacchetto di norme scritto a quattro mani con gli esperti del Viminale, nella speranza che ci sia l'accordo politico nella maggioranza e che nulla accada nei 60 giorni che portano alla conversione in legge. Basta un calendario, però, per rendersi conto che in nessun caso si riuscirà ad avere una nuova legge entro il 30 agosto, data di inizio dei campionati. E in ogni caso i responsabili dell'ordine pubblico fanno notare che la stagione degli ultras inizia prima. Molto prima. Praticamente adesso.

Livello d'allarme, insomma, altissimo. I segnali sono preoccupanti e il comunicato degli ultras Roma di un paio di giorni fa sulla morte di Ciro Esposito non contribuisce ad allentare la tensione. Anzi. Alfano l'ha detto in maniera abbastanza diretta: "Avrei gradito una presa di distanza della Roma sul recente comunicato degli ultrà della Curva Sud". Altri vanno giù pesanti in maniera informale, lasciando intendere che l'unico tratto distintivo di questi mesi, così come in passato, è l'inerzia totale dei club che non stanno facendo nulla per prendere le distanze dal proprio tifo estremista e, così facendo, continuano a legittimarne esistenza e operato. Altro che collaborazione e buoni propositi. Il giudizio è talmente netto da somigliare a una bocciatura e del resto basta seguire il filo dei tanti episodi di 'fiancheggiamento' tra società e gruppi ultras per farsi un'idea della mancanza di volontà di rescindere il reticolo di rapporti. In ogni caso il prossimo sarà un campionato sotto tutela. Scatteranno molti divieti per le trasferte e ci saranno limitazioni forti per le (tante) partite a rischio. Tifoserie di Napoli e Roma sotto rigidissima osservazione. Difficilmente la Lega e le tv potranno dettare ordini per orari e scelta di anticipi e posticipi.

In questo clima arriva l'annuncio di Alfano. Il pacchetto normativo è stato scritto dagli esperti del Viminale e contiene tutte le misure che tecnicamente servirebbero per un reale inasprimento di controlli e repressione. Niente Daspo a vita, ma per i recidivi si passa da 5 a 8 anni, obbligo di firma in commissariato per evitare altri casi De Santis e, soprattutto, l'inserimento del concetto di Daspo 'preventivo' e 'di gruppo' nella legge. Questo passaggio viene ritenuto fondamentale, perché in passato Tar e giudici hanno costantemente bocciato i provvedimenti non ad personam dei Questori. Il caso più noto sono i 90 Daspo comminati a tifosi della Sampdoria in trasferta a Livorno e poi cancellati dal Tar. Nella nuova norma la responsabilità sarà estesa a tutti i presenti su un pullman o in una carrozza del treno all'interno della quale vengano trovati strumenti ritenuti pericolosi (armi, bastoni o fuochi artificiali), oppure ci sia un comportamento ritenuto aggressivo o sufficientemente a rischio nel recare disagio ad altri.

Tutto il resto degli annunci fatti nelle ore successive la sparatoria di Tor di Quinto e la vergogna dell'Olimpico è rimasto solo negli archivi dei giornali. Ricordate la frase di Renzi sulla sicurezza da far pagare ai club? Nulla è scritto nel decreto e gli uomini che si occupano dell'ordine pubblico negli stadi fanno notare di non aver mai preso in considerazione un'ipotesi simile. Ultimo capitolo: le regole sui cori razzisti e discriminatori. Prima dello tsunami Mondiale l'idea era di cambiare il Codice di Giustizia sportiva nel Consiglio federale di agosto. Adesso torna tutto in alto mare col rischio di iniziare la prossima stagione con le stesse norme di quella scorsa che lo stesso Viminale ha più volte definito come "sbagliate". Attenzione, però: i club sono impegnati a chiedere la cancellazione in toto della responsabilità oggettiva per i comportamenti delle loro tifoserie. "Una battaglia persa in partenza" fanno sapere gli interlocutori. Una battaglia di retroguardia e la conferma ulteriore che ai presidenti interessa soprattutto che nulla cambi e che si possa tornare al 'quieto vivere' del passato.

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