Calcio

Nazionale: ma il rinnovo di Conte è così indispensabile?

La qualificazione obiettivo minimo e rapporti con i club molto complicati. Eppure la Figc lo insegue: perché?

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Giovanni Capuano

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Antonio Conte è il settimo ct della storia italiana ad aver ottenuto la qualificazione all’Europeo passando per il girone. Ha una media punti inferiore a quella di Donadoni e Prandelli, del quale deve almeno eguagliare la cavalcata fino alla finale del 2012, e ci ha presentato una nazionale a tratti bella (soprattutto all’inizio) e poi arrotolata nei soliti problemi che discendono dalla scarsezza del bacino di talenti da cui pescare. La sua Italia non è avanzata nel ranking Fifa e ha perso altro terreno, costringendoci a un sorteggio da incubo nel girone che qualificherà a Russia 2018, vera trappola sul cammino del calcio italiano.

Conte, rinnovo difficile: ecco perché l'Italia cambierà ct


In quindici mesi Conte ct non è riuscito a far breccia nel rapporto con i club, storicamente difficile: ha rapporti tesi con la Juventus e formali con mezza serie A, si è esposto in maniera muscolare prima e ha abbozzato poi, lasciando sempre intendere una profonda insoddisfazione per il ruolo e il modo in cui gli veniva concesso di interpretarlo. Ha litigato con i colleghi cercando di suggerirgli (imporgli ?) metodi e scelte, quasi non ricordasse di essere stato dall’altra parte della barricata fino al giorno prima e cosa pensasse Antonio Conte, allenatore di club, della nazionale e delle sue esigenze.

A fronte di questo bilancio, tutt’altro che scintillante, la Federcalcio si sta per impegnare in un’estenuante e incerta trattativa per convincerlo a legarsi per altre due stagioni alla panchina della nazionale, a costi altissimi e consegnandosi a un tira e molla in cui la figura di chi non ha alternative la farà la Figc e non certo il tecnico. Pensare di arrivare a primavera, quando molti club avranno già bussato alla porta di Conte per progettare la prossima stagione, appare dannoso oltre che improduttivo. Conte ha già dato segnali chiari di quale sia la sua volontà e di considerare al momento la nazionale nulla più che un’alternativa da tenere aperta perché non si sa mai.

Meglio usare la chiarezza subito, mettendo il ct nelle condizioni di gestire al meglio i rimanenti otto mesi del suo incarico – che sono, poi, quelli in cui dovrà dimostrare di essere un valore aggiunto – dicendosi in fretta cosa accadrà dopo. Anche per dare a Tavecchio tempo e modo di costruire il futuro. Con un altro grande leader, se lo riterrà opportuno, ma sempre tenendo a mente i limiti del ruolo di selezionatore. Una gabbia che neanche Conte è riuscito ad aprire: anche se guadagnava più di tutti ed era partito con la garanzia di poter rifondare il calcio italiano.

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