Calcio

Conte e l'addio alla nazionale: che non sia una fuga in un club

I pensieri del ct sull'impossibilità di un processo calcioscommesse nel periodo dell'Europeo sono legittimi. Chiarisca, però, cosa farà in caso di dimissioni

Giovanni Capuano

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Che la possibile concomitanza tra la preparazione o, peggio, lo svolgimento dell'Europeo la prossima estate e un processo a Cremona come imputato di frode sportiva possa creare imbarazzo in Conte e nella Figc è un dato oggettivo. Il fatto che il ct lo ritenga così insostenibile da escludere una sua permanenza alla guida della nazionale qualora non si arrivasse prima all'archiviazione o alla definizione della vicenda dal punto di vista processuale può essere considerato, dunque, un atto di coraggio e di onestà da parte dell'ex tecnico juventino. Conte vive malissimo la questione, si è sempre professato innocente usando anche toni alti pur di affermare l'estraneità a quanto gli viene imputato ed è comprensibile la non volontà di esporsi a una gogna mediatica lunga due mesi quando i riflettori dell'informazione saranno costantemente puntati su Coverciano e sull'attivita della nazionale. La stessa Figc, in realtà, dovrebbe porsi il problema che è anche una questione di opportunità visto che il ruolo di commissario tecnico riveste anche carattere di garanzia etica e non solo tecnica. Sarebbe possibile andare all'Europeo con un ct rinviato a giudizio o, peggio, sotto processo? Quanto costerebbe in termini di immagine e di logoramento piscologico in un'avventura già in salita per il valore attuale del nostro calcio?

Conte e l'idea delle dimissioni in caso di rinvio a giudizio a Cremona per il calcioscommesse


Già più di un ambiente intorno al nostro movimento ha sollevato il tema chiedendo un passo indietro in caso di processo. L'uscita allo scoperto dei legali di Conte non fa altro che anticipare la discussione lasciando aperte due strade: non solo la richiesta di archiviazione (che da sola suonerebbe quasi come un 'ricatto' legato alla posizione mediaticamente forte del ct), ma anche quella di un rito immediato che sgombri il campo da qualsiasi ombra entro la fine dell'anno, così da consegnare all'Italia un tecnico ripulito definitivamente nella sua immagine. Un atto onesto e forte che richiama, però, un ulteriore passo avanti da parte di Conte così da sgomberare il campo da qualsiasi illazione.

I dieci mesi alla guida della nazionale sono stati, infatti, tormentati e segnati dallo scontro sotterraneo e continuo con i club. In un paio di occasioni la frattura è emersa pubblicamente in tutta la sua profondità, tanto da obbligare il presidente Tavecchio a un chiarimento per incassare la pubblica promessa di rispetto del patto sottoscritto con il calcio italiano lo scorso agosto. Conte è evidentemente pentito della scelta di legarsi alla Figc e sarebbe, forse, pronto ad accettare una delle proposte che ancora gli arrivano in queste settimane. Il Milan? Altre società prestigiose all'estero? Ecco, proprio queste voci devono essere spazzate senza se e senza ma. Un eventuale addio all'Italia può essere metabolizzato secondo la logica prima espressa, non se Conte usasse la Figc come la porta girevole di un hotel di lusso, uscendo da una parte per accarsi subito altrove.

Dunque ci sia chiarezza su questo passaggio. Se dovessero verificarsi le condizioni di un'incompatibilità con la guida della nazionale, assicura Conte che non sarà la scusa per una fuga verso un club? Ha già declinato gli inviti a riflettere che gli sono arrivati? Intende farlo a breve così che nessuno si illuda di poterne attendere l'addio al gruppo che deve portare all'Europeo del prossimo mese di giugno? Domande lecite che necessitano risposte chiare. Così ogni ragionamento potrà essere accolto con un plauso, quasi un atto di maturità da parte di tutti i protagonisti il principale dei quali, è bene ricordarlo, nel corso della sua carriera ha già abituato ad alzarsi da tavole apparecchiate per dare una svolta alla sua carriera. Stavolta non gli verrebbe perdonato.

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