Calcio

Bonucci, leader in difficoltà: perché non riesce ad aiutare il Milan?

Il centrale voluto da Montella sta deludendo e i tifosi lo criticano. Lazio, Sampdoria, Spagna e Rijeka le quattro stazioni della sua crisi

bonucci milan

Giovanni Capuano

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Salvate il soldato Leo, finito in crisi un po' per colpa delle difficoltà del Milan in questo avvio di stagione e molto, anche, per colpa sua. Che fine ha fatto Bonucci il leader difensivo della Juventus, giocatore conteso un anno fa dalle big d'Europa e rimasto a Torino prima dell'addio dell'ultima estate?

Il suo approdo sul pianeta Milan è stato da incubo. Titoli sui giornali, applausi, fascia da capitano stretta al braccio, grandi proclami e scarsa resa in campo. L'unico luogo dove Leo, così come gli altri, era atteso a dare segnali importanti e a spostare davvero gli equilibri aiutando Montella a bruciare le tappe della costruzione del nuovo corso rossonero.

L'altalena nelle prestazioni di Bonucci

Non è stato così, almeno finora. Le pagelle fotogfrafano in maniera impietosa le difficoltà dell'ex juventino che ha galleggiato sopra la sufficienza (senza mai picchi in alto) nelle partite vinte dal Milan salvo poi precipitare in quelle in cui sarebbe davvero servita la sua leadership.

All'Olimpico contro la Lazio è andato a fondo contro Immobile e compagni insieme a tutto il reparto. Contro la Sampdoria è stato co-protagonista della sequenza di errori da film horror che ha spalancato davanti a Zapata l'autostrada del gol partita. E nella notte di Europa League contro il Rijeka è franato dando il via alla rimonta dei croati poi fortunatamente tamponata da Cutrone. Montella l'ha rimproverato ("affettuosamente" ha spiegato), ma di sicuro nel finale tormentato è mancata una guida sicura alla squadra.

Una serie cui si aggiunge il flop del Bernabeu contro la Spagna nella sfida che ha condannato l'Italia alla trafila degli spareggi per non perdere il passaporto per il Mondiale di Russia 2018. Pagelle impietose, impensabili fino a qualche mese fa. Un esempio? Ecco la motivazione del 4,5 della Gazzetta dello Sport: "Bonucci al suo peggio: pieno di sè, senza quel filo di sana paura che tiene svegli e vigili. Si muove convinto di essere il migliore e si ritrova fuori tempo e fuori zona. Lanciatore senza slanci". Amen.

Le ragioni delle difficoltà di Bonucci

La differenza tra il prima (alla Juventus) e il dopo (adesso) è evidente ed esagerata. Forse Bonucci non era un fuoriclasse prima, certamente non può essersi trasformato nel difensore incerto e perforabile che ha dato il peggio di sè in queste settimane. Sicuramente non lo aiuta il contesto, con una squadra che si sta costruendo e che soffre di fisiologici problemi di crescita che qualsiasi gruppo ha dopo un'estate di trasformazioni sul mercato.

E' vero che Bonucci doveva servire anche a questo, cioé a trasferire la sua esperienza e carisma dallo spogliatoio di Torino a quello di Milanello. Però il risultato è stato negativo e lo stesso Leonardo se n'è accorto facendo autocritica.

Meno parole e più fatti è il messaggio che glio recapitano con sempre maggiore frequenza i tifosi del Milan. In società nessuno si sogna di discutere i soldi investiti per portarlo in rossonero, però ai proclami social e in conferenza devono seguire adeguate prestazioni in campo anche per non dare fiato alle critiche di chi ha indicato proprio nella sua tendenza a voler essere leader pur in assenza di investitura dal basso (leggasi spogliatoio) una delle principali ragioni dell'addio alla Juventus.

La fascia di capitano non lo ha aiutato e non è stata un passaggio indolore dentro il gruppo in cui si è calato. Questione risolta per tempo, ma che è destinata a riproporsi tutte le volte che Bonucci incapperà in una partita storta. Nella sua carriera Leo è sempre stato capace di trovare motivazioni e forza per risalire e non c'è dubbio che saprà farlo anche adesso.

Montella e Ventura osservano e sperano. Entrambi hanno bisogno del miglior Bonucci in fretta ed entrambi hanno investito tanto su di lui, il primo spingendo il Milan a prenderlo e il secondo immaginandolo leader della nazionale. Nessuno si può permettere un fallimento. Dunque, salvate il soldato Leo (anche da se stesso), ma fatelo in fretta.

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