Berlusconi: le 10 frasi celebri sul Milan (e le scommesse vinte oppure no)
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Berlusconi: le 10 frasi celebri sul Milan (e le scommesse vinte oppure no)
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Berlusconi: le 10 frasi celebri sul Milan (e le scommesse vinte oppure no)

Da Borghi e Capello a Balotelli ed Allegri: cronaca dei 30 anni di presidenza attraverso i giudizi, non sempre azzeccati, sui protagonisti in rossonero

In trent'anni di Milan ha vinto tanto - quanto nessun altro mai, come ama ripetere - e ha tenuto il centro della scena. Di calcio ha parlato sempre con piacere, spesso con cognizione di causa e qualche volta commettendo qualche umano errore di prospettiva. Perché il pallone è materia opinabile e solo il campo decide, alla fine, chi ha avuto ragione e chi torto. Berlusconi è stato spesso dalla parte del vincitore, ma anche a lui qualcosa è sfuggito e non solo negli ultimi anni, quelli in cui la squadra ha cominciato a frequentare meno i piani alti delle classifiche e delle coppe.

Ripercorrere i trent'anni di Silvio Berlusconi attraverso le sue parole, i suoi giudizi e le scommesse (vinte e perse) non è solo un esercizio sterile di memoria ma un modo per raccontare l'epopea di un presidente che ha dato tanto al suo club e al calcio italiano. Avendo illuminazioni importanti e sbagliando come tutti. Anche chiamandosi Silvio Berlusconi.

FOTOGALLERY: TRENT'ANNI DI MILAN E BERLUSCONI TRA SUCCESSI E MOMENTI DA RICORDARE

La scommessa (vinta) Fabio Capello

E' insieme a Sacchi il nome che ha segnato la storia del primo Milan. Il tecnico di Fusignano fu una scoperta assoluta, ma ancor più stupì la scelta di Fabio Capello come suo successore: lavorava già all'interno del Gruppo ed era nome noto nel calcio italiano. Nessuno, però, pensava potesse diventare subito l'allenatore in grado di ereditare il Milan di Sacchi. Nessuno tranne Berlusconi: "Fabio Capello è il tecnico giovane su cui puntiamo". Maggio 1986. Aveva visto lungo.

La bravura di Allegri

Non sempre, però, le cose filano per il verso giusto. Su Allegri, ad esempio, Berlusconi ha diverse opinioni nel corso della permanenza in rossonero del tecnico toscano ma alla storia passa quella battuta strappata verso la fine del mandato, quando i risultati stentano: "Allegri no el capisse un casso". Sbagliato. La storia juventina di Max si incaricherà di smentire quel giudizio.

La mission visionaria: bel gioco e vittorie

"Scendere in campo sempre seguendo una missione: essere padroni del campo e comandare il giuoco". Vincere senza nascondersi dietro a tatticismi, inventando uno stile che per anni è stato marchio di fabbrica del Milan in Italia, Europa e nel mondo. Rilette adesso quelle parole sembrano un ricordo sbiadito nel tempo, ma il Milan di Sacchi fece nascere un calcio che prima non c'era e che travolse tutto e tutti con la forza della sua innovazione.

Maradona? Non da Milan

In un meccanismo perfetto in cui l'insieme contava più del singolo, avrebbe potuto inserirsi una perla come Maradona il numero uno di tutti i tempi? Esercizio inutile, visto che le traiettorie di Diego e del Milan non si sono mai incrociate se non da avversari. Però Berlusconi ne parlò e il suo pensiero fa discutere: "Grande giocatore, ma nel Milan non potrebbe essere inserito, Carattere troppo difficile". Era l'estate del 1988.

La premonizione su Balotelli

L'interpretazione della frase è controversa, anche se le parole sono chiare perchè pronunciate in televisione. Si parla di Balotelli e della possiblità del suo primo sbarco a Milanello: "Se metti una mela marcia in un gruppo, poi si infettano anche gli altri". Non subito, nel senso che il primo Mario trascinò i rossoneri in Champions, ma la visione di Berlusconi si è rivelata non sbagliata.

Gli stranieri e la fine del calcio nazionale

"Gli stranieri? Nel 1992 non ci saranno più differenze tra i singoli paesi europei". Parole pronunciate nel 1988. Al di là delle questioni politiche, Berlusconi ha avuto ragione e ha immaginato in anticipo un calcio che sarebbe profondamente cambiato diventando fenomeno globale.

Il calcio? Fenomeno televisivo

L'uomo che ha costruito la sua fortuna su un impero televisivo non poteva sbagliare previsione su cosa sarebbe diventato il calcio. E, infatti, non la sbagliò quando sul finire degli anni Ottanta preconizzò che sarebbe diventato un "fenomeno televisivo". Detto e fatto.

Borghi meglio di Rijkaard

All'origine delle fortune del Milan c'è anche braccio di ferro tra Berlusconi e i suoi uomini di campo, Sacchi tra tutti. Chi portare a Milano con Van Basten e Gullit? Berlusconi impazzisce per Borghi: "Era l'uomo che poteva trasformare davvero San Siro nella Scala del calcio ma non potevo prendere un giocatore che il tecnico non desiderava". Ebbe ragione Sacchi a insistere per l'olandese, uno dei perni dei primi successi rossoneri.

Il valzer delle panchine

"Capello al Real Madrid e Zaccheroni al Milan? E' una fanfaluca". Era il febbraio 1998 e pochi mesi dopo sarebbe andata esattamente così, con Zac a Milanello a vincere il più incredibile degli scudetti per poi essere liquidato con la celebre battuta sul sarto e la stoffa.

L'obbligo aziendale delle due punte in campo

"Manderò una lettera: da lunedì qualsiasi tecnico del Milan sarà obbligato a giocare con almeno due punte. Non è una richiesta, è un obbligo". Febbraio 2004 dopo un derby rocambolesco con in panchina Carlo Ancelotti. Che abbozzò. Scritta o meno che sia la lettera, l'indicazione sulla necessità di avere sempre un gioco offensivo ha fatto più le fortune che le sfortune di trent'anni di Milan.

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