Basket

Curry: "Io il Messi dell'Nba? Di certo sono un suo fan"

L'Mvp del 2015 confessa la sua passione per il gioco creativo della "Pulce" e analizza il momento da record dei Golden State Warriors

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Gianpaolo Ansalone

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Dopo aver portato i Golden State Warriors alla conquista del titolo Nba 2015, Stephen Curry sta ora guidando la classifica dei marcatori con 32.1 punti di media nel 16-0 (record assoluto per i pro americani) piazzato dai campioni in carica in questo inizio di stagione.

Insomma, quello che nel 2008 era un giocatore al suo ultimo anno di college non ancora pienamente sicuro del suo futuro da professionista, è oggi un fattore dominante nel basket d'oltreoceano. E per sua stessa ammissione deve proprio a quell'esperienza al Davidson College il fatto di essere riuscito a imporsi nell'Nba: "Quegli anni sono serviti per darmi un’istruzione e, soprattutto, una disciplina. In quel periodo, oltre a migliorarmi nella pallacanestro, ho imparato anche a comportarmi in un certo modo fuori dal campo, comprendendo le priorità della vita".

Al proposito, hai spesso affermato che la famiglia è fondamentale per la tua vita, anche sportiva...
"Confermo ancora una volta: la mia famiglia è determinante per tutto quello che faccio, è la base della mia vita anche cestistica. Mia moglie, ad esempio, è consapevole che - visto il calendario della stagione Nba - posso stare veramente poco a casa, ma non me lo fa pesare e mi supporta occupandosi di tutto quanto riguarda noi e i nostri figli. E questo mi permette tra l'altro di scendere in campo molto più sereno, nella condizione mentale migliore per giocare al meglio".

Condizione che in questo momento riguarda tutti i Warriors, impegnati ad abbattere un record dopo l'altro: qual è il segreto?
"Credo che una caratteristica su tutte ci stia contraddistinguendo al momento: giochiamo con grandissima sicurezza e armonia. Il nostro stile è prettamente perimetrale ed è già stato utilizzato da altre squadre in passato: a fare la differenza credo siano l'ottimo livello di atletismo e i miglioramenti che abbiamo fatto sul tiro e sul modo di giocare insieme".

Siete stimolati dai record da battere?
"È fondamentale avere sempre un obiettivo da raggiungere: ti aiuta a non rilassarti mai e ad avere sempre voglia di dimostrare qualcosa. Per quanto ci riguarda, però, non ne parliamo mai in spogliatoio e non la viviamo certo come un'ossessione. Anche il record delle 16 partite vinte consecutivamente non è stato affrontato fino a quando non siamo arrivati a 11-12 vittorie. E comunque non avremmo fatto drammi se non l'avessimo raggiunto, perché comunque siamo consapevoli di stare giocando ad altissimi livelli".


Con Steve Kerr messo ko dal mal di schiena, è stato Luke Walton a guidarvi dalla panchina al 16-0 iniziale: merita una menzione speciale?

"Di sicuro, ma come tutto il resto dello staff e tutta la squadra. Nonostante l’assenza di coach Kerr, la chimica è rimasta forte e in questo è stato bravo Walton. È però ovvio che stiamo portando avanti il sistema vincente architettato la scorsa stagione da Steve".

Sistema di cui sei una delle pedine fondamentali: aumentano pressioni e responsabilità scendendo in campo da Mvp in carica?
"Vincere la scorsa stagione titolo di Mvp ed anello è stato un sogno diventato realtà. E senza dubbio in questa stagione le pressioni sono aumentate, ma non solo per me: adesso ogni squadra avversaria dà il massimo per batterci, perché vuole dimostrare di essere migliore dei campioni in carica. Il che non ci permette di abbassare neanche per un secondo la guardia e di questo siamo tutti quanti consapevoli".

Steve Nash è diventato consulente tecnico dei Warriors: c’è un legame con il miglioramento delle tue percentuali al tiro?
"Durante l’estate ho avuto modo di parlarci e di ricevere diversi consigli. Ho anche avuto modo di fare qualche uno contro uno con Nash e in quelle occasioni mi ha dato un punto di vista diverso, consigliato nuovi modi per cercare di segnare. Credo proprio che confrontarmi con un campione come lui mi abbia aiutato parecchio".

L'anno prossimo ci saranno le Olimpiadi a Rio: uno stimolo in più per il 2016?
"Sì, non vedo l’ora di poter rappresentare il mio Paese a un’Olimpiade: sarà un onore immenso, non riesco davvero a immaginare quanto possa essere emozionante vivere l’atmosfera olimpica. A 18 anni sono stato in Brasile in vacanza con la famiglia: ho anche voglia di rivedere quei posti, oltre che di regalare l'oro agli Stati Uniti".

Un'ultima domanda di taglio "europeo": tu e LeBron James siete stati paragonati a Messi e Cristiano Ronaldo nel calcio. E difatti sia tu che Messi siete tra i papabili vincitori del prossimo Sports Illustrated Award: pensi di poterti definire il Messi dell'Nba?
"Non saprei. Sicuramente entrambi abbiamo un modo di scendere in campo molto simile: tutti e due abbiamo uno stile creativo e cerchiamo di fare giocate spettacolari per divertire il pubblico. Mi piace molto lo stile di Messi e ammetto di esserne un grande fan. È un tipo di giocatore che ti incolla alla Tv perché non sai mai cosa possa fare con la palla tra i piedi e ti aspetti sempre la giocata spettacolare. Non si può non apprezzare un talento del genere".

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