Murray re d'Inghilterra. Tommasi: "Ma resta un presuntuoso"

Lo scozzese supera Djokovic e dopo 77 anni un britannico torna a trionfare sull'erba di Wimbledon. Tra tanti applausi, una voce fuori dal coro 

Murray con il trofeo di Wimbledon (Credits: Julian Finney/Getty Images)

Riccardo Vetere

-

Dio salvi la regina e Andy Murray. Lo scozzese distrugge il tabù iniziato con Fred Perry nel 1936 e permette alla Gran Bretagna di tornare sul gradino più alto del podio, a Wimbledon, dopo 77 anni. Sul centrale dell'All England Club scende in campo un giocatore solido e determinato come mai, difensivamente quasi impeccabile e con la mostruosa percentuale dell'84% di punti con la prima di servizio nel primo set; Murray sferra così il primo doloroso fendente a Novak Djokovic (6-4) dopo avergli strappato per ben due volte il servizio."Il punteggio finale ci dice che non è stata una grande, finale perchè se vinci in soli 3 set...", è il commento di Rino Tommasi a Panorama.it. "A parte alcuni game nel 3° set - continua -, Murray è stato padrone della partita dal primo all'ultimo minuto".

Una gara giocata nella cornice del Center Court inevitabilmente a tinte rosse e blu, con alcuni tifosi d'eccellenza: dal primo ministro Cameron alle star di Hollywood, Gerard Butler e Bradley Cooper.

Il secondo set pare tutta un'altra storia. Pare. Perchè Djokovic accusa forse la fatica delle 4 ore e 43 minuti di gioco nella semifinale contro Del Potro, e crolla dopo essersi portato in estrema tranquillità sul 4 a 1. Lo scozzese esce dal guscio e sospinto dal calore del pubblico, ha il vento in poppa: aggancio (4-4) e sorpasso (7-5). "Ma non credo che la partita contro Del Potro abbia inciso su Djokovic. Essere tra i favoriti non aiuta, era quasi obbligato a vincere. Ha sentito molto questo: essere così tanto il favorito in un torneo non aiuta mai", è il parere di Tommasi sulla prestazione di Nole. Infatti, numero 1 e 2 del mondo si erano già affrontati tre volte in una finale dello Slam e il computo era a favore del serbo, due vittorie a una. Ma il film visto nelle 2 ore e 8 minuti dei primi due set, va fuori dal copione dei pronostici: Djokovic appare a tratti paralizzato sotto i colpi freddi e precisi dello scozzese; e molto nervoso, si rende protagonista di diversi siparietti col giudice arbitro convenuto delle diatribe.

Nel terzo set va in scena il remake del secondo. Con 4 break in 7 giochi l'Andy d'Inghilterra dà lo schiaffo finale al serbo: sotto di due set, rimonta portandosi sul 4 a 4. A un passo dall'ultimo game (sul 30-15) infila un passante da urlo che mette Djokovic spalle al muro."Murray è un giovanotto presuntuoso - commenta Tommasi -, capace però di trasformare in realtà quello che la sua presunzione gli dice. Dove può arrivare? Quando uno vince Wimbledon i traguardi li ha già bruciati tutti; i primi 4/5 giocatori al mondo possono vincere qualsiasi torneo".

E ci vogliono 4 match point e altrettante parità sul 5-4 del 3° set per strappare lo scettro di campione dalle mani di un deluso Djokovic. Che si fa da parte per ultimo, mentre gli altri due del fantastico quartetto, Federer e Nadal, avevano già salutato a pochi metri dai blocchi di partenza: "Nadal ha avuto un serio infortunio e sembrava si fosse ripreso; e se può scegliere una superficie su cui giocare non sceglie di sicuro l'erba. Per Federer è una questione anagrafica, ma io credo che un giorno riuscirà a ottenere un'altra importante vittoria".

La Gran Bretagna intera, intanto, piange di felicità. Che significato ha per loro il trionfo di un britannico dopo 77 anni? "Hanno una grande tradizione nel tennis. Però la cosa curiosa è che gli inglesi giocano poco e male a tennis; preferiscono il calcio. Sorprende che dopo Murray il loro secondo giocatore forse non è nemmeno tra i primi 100 del mondo"

Murray è dunque un'eccezione? "È l'eccezione, sicuramente".

© Riproduzione Riservata

Commenti