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Camila e Sergio Giorgi: la scommessa del tennis formato famiglia

Reduce dalla sconfitta azzurra a Genova in Fed Cup contro la Francia, l'italiana punta comunque a futuri successi nello Slam. Parola di papà

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Antonella Piperno

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Le vittorie esaltanti come quella della prima giornata genovese di Fed Cup, quando Camila Giorgi ha travolto Alize Cornet, contano poco in famiglia. Le sconfitte cocenti come quelle della seconda giornata a Genova contro Caroline Garcia, quando la tennista sembrava la gemella scarsa di quella che era scesa in campo il giorno prima, idem: pesano ancora meno. «Non ho giocato come con la Cornet, nel tennis ci sta», commentava la tennista azzurra in conferenza stampa, per niente scossa dalla repentina mutazione.

"Per una come Camila che tira sempre tutto, è perfettamente normale alternare giornate d’oro e momenti no", ha alzato le spalle il padre-coach Sergio, l’ex militare argentino che ha combattuto nelle Falkland e che ha appena scosso il mondo del tennis con le sue provocatorie tesi sul doping: poiché ne fanno uso in tanti e tante ("basta guardare i muscoli di certe tenniste") e i controlli sono ridicoli, tanto vale lasciare il doping libero, sostiene papà Sergio, che comunque non farebbe mai avvicinare la sua Camila. Che secondo lui a fine 2015 sarà nelle prime 15 del mondo e poi, accaparrandosi qualche Slam, salirà pure in cima alla vetta mondiale. Lei pure ci crede parecchio: a dispetto della sconfitta per 3-2 subita alla fine in Fed Cup con l'Italia a opera della Francia, Camila spera di poter vincere il prossimo Wimbledon.

Intanto, alternando bordate di dritto a rovesci bimani cacciati in rete e servizi a 190 km/h a doppi falli con seconde fuori di un metro (a tirare piano non si diverte proprio, ha spiegato), la bionda tennista con le curve al posto giusto e il broncetto di Martina Stella ne L’ultimo bacio si è piazzata al n°31 del mondo, togliendosi la soddisfazione di battere mostri sacri come Maria Sharapova e Caroline Wozniacki. Il tutto, che si approvino o meno i suoi metodi e le sue teorie (inclusa quella di tenere alla larga eventuali spasimanti), grazie a Sergio, ultimo padre allenatore coach dopo quelli dei vari André Agassi, delle gemelle Williams e di Marion Bartoli.

Anche se nel 2013 ha scelto di affidare la figlia anche alle cure del Centro federale di Tirrenia, è infatti ancora Sergio - la testa piena di capelli sale e pepe che si prende spesso nervosamente tra le mani quando la figlia gioca - il motore di tutto, quello che ha deciso che Camila deve giocare come Andrè Agassi, (mica come una donna della storia del tennis, lui le trova tutte noiose) e che come strategia d’attacco si ispira a quella del pugile Oscar de La Hoya. Lo stesso Sergio che quando Camila aveva 5 anni e gli chiese di giocare a tennis, la mise a fare flessioni sulla terra battuta per farle capire che il tennis richiede fisicità e sofferenza. Lo stesso Sergio che ha deciso che la figlia sarebbe diventata "Bum Bum Camila" nel segno di un tennis formato famiglia che gli appassionati italiani sperano dia presto i suoi frutti.

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