Sei Nazioni, dopo la Francia tocca alla Scozia

Cresce l'entusiasmo intorno agli azzurri che dopo la vittoria con i rivali transalpini si preparano alla sfida di Edimburgo

Gli azzurri esultano dopo la vittoria contro la Francia

Marco Turchetto

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Che fosse una domenica speciale lo si sapeva già prima del calcio d’inizio. La nazionale femminile di rugby - allenate da Di Giandomenico, l’abruzzese di Marana di Montereale – il giorno prima aveva battuto proprio la Francia. Nella terra del presidente federale Gavazzi, a Rovato, Silvia Gaudino e compagne avevano emozionato i tifosi italiani con una partita magistrale.La Federazione Italiana Rugby aveva previsto poi, per domenica mattina, un evento che, si sapeva pure questo, sarebbe passato alla storia: la consegna dei “caps” ad oltre 400 ex azzurri. Le presenze in nazionale per la federazione mondiale vengono tuttora chiamate “caps” ed il cappello azzurro con logo e numero di convocazione ricamato era, in tarda mattinata, sulle teste degli ex azzurri e, in alcuni casi, sulle teste dei loro familiari giunti a Roma per la consegna.

Quattrocento ex azzurri, alle 15.55 di domenica 3 febbraio, sono a bordo campo. Indossano il proprio “cap” e cantano l’inno di Mameli allo stadio Olimpico, di fronte a Sergio Parisse e compagni. L’Italia deve dimostrare di possedere quel gioco che, purtroppo. nei test-matches  di novembre aveva esibito senza regolarità. Ora comincia il 6 Nazioni 2013. La partita che assegna il Trofeo Garibaldi sarà una battaglia pura. Si sa anche questo oggi.L’Italia vince. L’Italia batte la Francia per la terza volta nella storia azzurra. Ecco, questo non si sapeva.L’Italia condotta da un francese e capitanata da uno che gioca in Francia spenna i galletti. Una partita a senso unico che, come sostiene il parmigiano Massimo Giovanelli, 60 caps con l‘Italia di cui 37 da capitano, “colma quel percorso di identificazione nel 6 Nazioni che ci era richiesto. Non bastava essere presenti – dice – bisognava essere competitivi. Ora abbiamo dimostrato che il percorso fatto, anche grazie alle due squadre italiane in Celtic Legue, è quello giusto. Questa partita ha messo in risalto la tenuta fisica e mentale della nazionale; oggi si gioca un rugby molto fisico dove non sono permessi svarioni nell’uno contro uno.

La vittoria dell’Italia, questa vittoria dell’Italia, supportata da un pubblico che nel corso degli anni ha fatto passi da gigante, ha assegnato al torneo un valore aggiunto utile anche per le federazioni britanniche.”Alle parole di lode del capitano Giovanelli, fanno eco quelle di Manrico Marchetto, forse la più famosa ala della storia trevigiana del rugby, con 43 caps e 21 mete in nazionale. “Fondamentale è l’apporto dato al rugby italiano dalla presenza di due squadre nella Rabo Pro Direct 12. Ho piena fiducia nel nuovo presidente Gavazzi, che conosco da 35 anni, e nell’allenatore francese Brunel, un professionista dell’ovale, così diverso dal sudafricano Mallett per cultura e pure per etica del lavoro. Sta venendo fuori il loro lavoro ed è stato bellissimo sentire i ragazzi (gli azzurri, nda) così tranquilli prima e dopo la partita. Speriamo che ora si pensino alle scuole ed alla necessità di avere i migliori tecnici ad allenare i bambini.

Il lavoro collettivo, infatti, che si fa ai ragazzi più grandi e adulti richiede il possesso dei fondamentali del rugby che vanno acquisiti in tenera età. “Giampiero Mazzi, romano “de Roma”, 5 caps da mediano di mischia, gongola: “Darei una gamba per giocare 5 minuti in questo stadio Olimpico, gliel’ho detto pure a Carlo Pratichetti con cui ero abbracciato a cantare l’inno nazionale! Oggi è una giornata storica: la consegna dei caps mi ha permesso di rivedere gente che non incontravo da anni e, soprattutto, mi ha consentito di conoscere chi mi ha preceduto in azzurro. Se è proprio vero che senza passato non c’è futuro, beh, questa giornata, con la vittoria dell’Italia davanti a tutti coloro che l’anno rugbysticamente servita, ne è la conferma.”Dieci anni in nazionale con 33 presenze.

Francesco “Cocco” Mazzariol, ora tecnico FIR, fa parte dei giocatori della storica vittoria contro la Francia a Grenoble nel 1997: “Logico che lì ero in campo ed ho un ricordo indelebile, ma la vittoria odierna contro la Francia è frutto di una partita migliore, sia per qualità di gioco, che per tasso tecnico che per difficoltà: noi affrontavamo una Francia sperimentale, oggi, invece c’erano in campo i vice campioni del mondo che dovevano vendicare la sconfitta romana di due anni fa. E contro questa Italia non ce l’hanno fatta! Abbiamo segnato due mete frutto di recuperi di pallone. Il contrattacco non era mai stato un nostro forte, oggi lo è diventato, basta pensare all’azione di Giazzon conclusa con la meta di Castro. Concordo col presidente Gavazzi nel non montarsi la testa, ma che festa oggi con tutti gli ex azzurri a bordo campo!”.Con 56 presenze in nazionale, Aaron Persico, terza linea ora a Rovigo, parla di “cambiamento pazzesco nella distribuzione del pallone. Concordo anch’io nel gran apporto fornito dalla partecipazione italiana alla Celtic League ma è da sottolineare il lavoro di Brunel nel dare carta bianca ai giocatori e liberarli da certe paure. A fianco di tanti giocatori che hanno rappresentato il proprio paese a livello internazionale, è stato meraviglioso vedere l’Italia, con il suo mix di esperienza, giocare con questa voglia. Il cambiamento nella qualità si era già intravisto nelle partite di novembre e questa è la strada vincente.”

Entusiasta lo è pure Carlo Caione, il dentista aquilano che con 23 caps come terza linea sente ormai, anche per motivi professionali, Roma come casa sua. “Incontrare tutti questi ex azzurri è stato fantastico. Subito ci ha accomunato un senso di appartenenza alla stessa famiglia: più il mondo del rugby diventa grande più si confermano i piccoli semplici valori di questo sport. Considerando quali mezzi ridicoli avesse a disposizione chi ha indossato la maglia azzurra negli anni ’40, ’50 fino agli anni ’90, la vittoria di oggi rappresenta la conferma che anche nel passaggio da dilettantismo a professionismo, l’essenza del rugby rimane la stessa: in campo si fa la guerra!”Il tecnico che ha portato l’Italia nel 6 nazioni è Georges Coste, colui che portò a battere la Francia per la prima volta nella storia delle due federazioni. Precisamente a Grenoble, nel 1997: la partita che segnò il passaggio dell’Italia ad un livello europeo superiore.  “L’ho vista a casa, comodamente sul divano. Mi sono commosso sia per un legame affettivo sia per l’altissimo livello di gioco azzurro che è la sua prova di crescita. Siamo arrivati alla maturità, ora possiamo competere con tutti e lo abbiamo dimostrato con gli All Blaks e con l’Australia a novembre. Qui non si tratta più di un caso, è l’atteggiamento di una squadra che si muove con armonia. Si è vista la competenza dei reparti che, senza mollare mai, hanno interagito al meglio.”Maria Cristina Tonna, 28 presenze in nazionale, ora general manager dell’Italia femminile, vincente proprio il giorno prima contro la Francia, parla di conquista di un livello: “prima il nostro punto di riferimento erano la Scozia ed il Galles. Ora saliamo a livello di Francia ed Irlanda. Gli azzurri oggi ci hanno regalato una fortissima emozione e, al tempo stesso, una solida convinzione: senza essere presuntuosi, sappiamo, sia donne che uomini azzurri, che possiamo mettere in campo la volontà di giocare il nostro rugby e di portare a casa il risultato.

”Con 54 presenze in nazionale, il grande – e sempre tonico – Franchino Properzi vede la partita anche con gli occhi di chi da anni si occupa di video-analisi: “i dati che danno il valore del gioco oggi sono stati impressionanti: pensiamo al numero di passaggi, di placcaggi, di metri corsi e così via. Un momento storico quello odierno perché, per la prima volta, si è dato peso alla cultura della memoria. Ho incontrato delle persone che hanno vestito la maglia azzurra e che vedevo da piccolino quando mio padre mi portava al campo. Incrociare gli occhi degli azzurri mentre cantavamo l’inno è stato emozionante. Aleggiava un senso orgoglio nel filo conduttore della continuità. Per non parlare di Pierluigi Camiscioni ed altri che sembravano tornare indietro negli anni quando si sono messi a ballare al terzo tempo della Peroni! Una giornata incredibile”.Alessandro Troncon, il “Tronky” dei 101 caps record in nazionale, contro i galletti ci ha giocato 11 volte. Ha giocato anche in Francia e continua a pensare che quello transalpino “sia il mondo rugbystico di riferimento per noi italiani. Il valore dei loro clubs ed il movimento giovanile che hanno spiegano perché noi tendiamo a loro. Vincere oggi contro i vice campioni del mondo, in casa, di fronte a tutto quel fantastico gruppo di ex azzurri, è stata una sorta di rispetto verso chi ha indossato quella maglia prima di te. Ho visto gente che non sapevo esistesse, vecchi giocatori e giocatori molto vecchi uniti da qualcosa che si chiama rugby. Fantastico”Con 42 caps – e potevano essere di più se non ci fossero stati gli infortuni – è il tenore Denis Dallan che conferma la svolta azzurra sul piano della tenuta mentale: “si vede maggior rabbia nel percorso compiuto da questa nazionale. Ai miei tempi avevamo paura di vincere, la maturazione l’hanno raggiunta i ragazzi di Brunel, basta vedere le ottime performances di Luciano Orquera, sin dai test match novembrini. Io arrivai da ragazzo alla Benetton Treviso considerando i giocatori del tempo dei miti. Beh, la consegna di oggi di quasi 400 caps non è stato un gelido atto formale ma un riconoscimento pieno di significato per tutti i giocatori della storia azzurra. Non potevamo chiedere di più, poi, alla partita. La vittoria contro la Francia. È stata la tempesta perfetta.”Che Edimburgo possa essere sommersa dall’ondata azzurra!

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