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Olimpiadi Milano Cortina 2026: costi, impatto economico ed eredità dei Giochi

Ecco i conti, chi paga e che fine faranno le infrastrutture dedicate

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Giovanni Capuano

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Olimpiadi a basso costo, utilizzando in gran parte strutture già esistenti, a impatto (quasi) zero sul territorio e con un rapporto costi/ricavi positivo per il sistema Italia. Milano e Cortina, insieme al Coni, hanno convinto così il Governo e il Cio che ha dato un voto alto al dossier presentato per la candidatura ai Giochi invernali del 2026.

La sfida è riuscire a fare le cose bene evitando sprechi e operazioni elefantiache che spaventano ormai non solo i paesi ospitanti ma la stessa famiglia olimpica, se è vero che è tutto il sistema delle grandi manifestazioni internazionali a rischiare la crisi e lo stallo. In fondo i Giochi del 2026 alla fine hanno attratto due sole contendenti con le altre che man mano si sono sfilate. 

Non è un caso che il Cio si sia affrettato ad assegnare quelli estivi del 2024 e del 2028 in un'unica volta coinvolgendo Parigi e Los Angeles, ovvero le sole che avevano messo sul tavolo progetti e garanzie considerati convincenti. Spendere poco, stare lontani da tentazioni del passato, fare tesoro delle esperienza precedenti e lasciare un'eredità concreta sul territorio come capitato raramente. Il modello ideale per tutti è sempre Barcellona '92, ma anche Torino 2006 in fondo (impiantistica a parte) non è passata senza lasciare segno sulla città della Mole.

I costi previsti per le Olimpiadi del 2026

Lo studio commissionato dal Governo all'Università La Sapienza di Roma, carte che hanno convinto anche gli scettici politicamente ad appoggiare la candidatura italiana con convinzione dopo il passo indietro su Roma 2024, stima in 1,9 miliardi di euro il costo totale dell'organizzazione delle Olimpiadi del 2026.

La parte più grande è destinata alla voce gestione complessiva dell'evento: 1,170 miliardi che rappresentano una somma importante ma nelle stime inferiore a quella spesa nel 2006 a Torino, quando si superò il miliardo e 200 milioni di euro. A questi vanno aggiunti i costi per la sicurezza che rappresentano una variabile spesso impazzita in tempi difficili come questi. Milano e Cortina hanno una previsione da 415 milioni di euro considerando di impiegare 15.000 agenti delle forze di polizia e il resto diviso tra uomini della Protezione Civile e di istituti privati.

Gli investimenti in infrastrutture sono stimati in 346 milioni di euro. Una cifra non elevatissima, ma le nuove regole del Cio che hanno consentito la candidatura congiunta di più territori hanno permesso di utilizzare in gran parte impiantistica già esistente. Molto del resto lo faranno i privati, come nel caso del Pala Italia a Santa Giulia, Milano. Un progetto esistente a prescindere dall'assegnazione dei Giochi.

L'impatto economico dei Giochi 2026

I numeri che hanno convinto il Governo e non solo sono questi: 2,3 miliardi complessivi di impatto positivo sul Pil italiano nel periodo dal 2020 al 2028 con un bicco nel biennio dal 2025 di 350 milioni per anno. Benefici a caduta sui territori coinvolti e non solo. Esistono due studi dell'Università Bocconi e della Ca' Foscari che addirittura alzano le stime relative alla Lombardia el Veneto.

Il sindaco di Milano, Beppe Sala, si è giocato in questi mesi la carta di Expo 2015 con le ricadute benefiche sulla città, passata da 5 a 9 milioni di visitatori e che ha visto crescere gli investimenti dall'estero dopo l'Esposizione Universale che pure era stata accompagnata da critiche (tante) e consensi (pochi). Le Olimpiadi 2026 sono percepite come l'opportunità per dare all'Italia un altro grande progetto su cui misurarsi.

I Giochi porteranno un aumento medio di 5.500 posti di lavoro a tempo pieno, con un picco di 8.500 nell'anno del loro svolgimento. Le entrate fiscali stimate sono di 601,9 milioni di euro, in ogni caso superiori ai 415 che l'amministrazione centrale conta di spendere soprattutto sul capitolo sicurezza.

Il dossier del Coni stima incassi dagli sponsor per 415 milioni di euro, biglietti venduti con una copertura dell'85% della capienza massima delle 293 sessioni di gara (234 milioni di euro) e qualche decina di milioni ricavati dalla cessione della licenza per le scommesse.

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– Credits: EPA/LAURENT GILLIERON

Cosa succederà alle strutture dei Giochi

Il dossier presentato dal Coni e dal comitato organizzatore al Cio, promosso a pieni voti prima dell'assegnazione dei Giochi, delinea anche quale dovrà essere l'eredità lasciata dalle Olimpiadi dopo il loro svolgimento. Gli effetti economici diretti sono destinati a svanire a partire dal 2028, il lascito infrastrutturale invece sarà più a lungo termine anche se la candidatura non prevede investimenti massicci per le reti stradali e le comunicazioni.

Il villaggio olimpico di Milano sarà costruito nell'ambito della riqualificazione dello Scalo Porta Romana che diventerà poi un campus residenziale per studenti universitari: 1.100 posti letto su una disposnibilità complessiva di Milano che oggi è di poco superiore ai 6.000.

Gli altri due villaggi (Livigno e Cortina) saranno realizzati, invece, con prefabbricati che sono destinati ad essere poi destinati alla ricollocazione in giro per l'Italia nella gestione delle emergenze (terremoti, inondazioni e così via). A Livigno resteranno 300 posti letto permanenti che ospiteranno un centro d'allenamento d'elite e verranno destinati a residenza per lavoratori stagionali provenienti da fuori.

I centri stampa e l'IBC (il luogo dove si raccoglie il cuore della produzione televisiva delle Olimpiadi) verrà ospitato nel polo fieristico di Rho-Pero: non c'è problema di spazio e nemmeno di raggiungibilità essendo a due passi dalla zona Expo già infrastrutturata in occasione delle'evento del 2015.

Il dossier non segnala criticità nemmeno per la parte alberghiera. Milano, la Lombardia, Cortina e il Veneto vivono anche di turismo 365 giorni all'anno e già oggi possono garantire una disponibilità di 87.000 camere di cui un terzo a disposizione dell'organizzazione. Il resto sarà per i tifosi e per chi ruoterà intorno all'Olimpiade.

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