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Juantorena: "Fiero di giocare l'Eurovolley con l'Italia"

Alla vigilia dell'esordio contro l'Estonia, il "martello" di origine cubana parla della sua nuova esperienza in Nazionale e del futuro alla Lube

juantorena italia volley

Cristina Marinoni

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L'estate 2015 dell'Italia del volley è stata ricca di colpi di scena, tra allontamenti (di Travica, Randazzo, Sabbi e Zaytsev, con gli ultimi due poi riammessi in rosa), dimissioni (del coach Mauro Berruto) e promozioni (di Chicco Blengini, passato da secondo allenatore a ct). Tra tante sorprese, una grande novità era invece attesa: l'arrivo di Osmany Juantorena.

Lo schiacciatore nato a Cuba nel 1985 e naturalizzato italiano si è unito agli Azzurri lo scorso agosto e il suo apporto si è rivelato subito determinante per la conquista, a settembre, dell'argento alla Coppa del Mondo, con relativa qualificazione alle Olimpiadi di Rio 2016

Osmany, dopo la vittoria sulla Polonia a Tokyo, il tuo pianto liberatorio ha convinto anche i più scettici sul tuo attaccamento alla maglia azzurra.
"Tre settimane di dure battaglie e dieci match vinti su undici hanno lasciato il segno, tra tensione, fatica e pressione. In più si sono aggiunte la felicità per il secondo posto e la realizzazione di un sogno: partecipare ai Giochi, un'esperienza nuova per me. In quell'istante ho provato tante emozioni fortissime e una soddisfazione enorme, naturale che scendesse qualche lacrima".

Poi hai anche detto: "Mi sento italiano".
"È la verità, altrimenti non farei parte di questo gruppo. All'Italia sono molto legato, non a caso ho scelto di diventare cittadino italiano nel 2010. Avevo 21 anni quando sono arrivato a Trento e quella città mi resterà sempre nel cuore perché nel 2006 mi ha accolto in un momento difficile (la squalifica internazionale per doping durata tre anni, ndr) e mi ha permesso di ripartire da zero".

 

Con il Trentino Volley hai conquistato titoli su titoli: qualche ricordo?
"Dalla prima all'ultima partita: ho vissuto quattro stagioni di gloria, semplicemente memorabili. Trento è stata la mia casa fino al 2013 ed è anche il luogo dov'è nata mia figlia Victoria, altra ragione per cui sono fiero e onorato di essere un Azzurro".

Com'è stato l'impatto con il gruppo della Nazionale?
"Ottimo. I miei compagni mi hanno spalancato le porte dello spogliatoio e mi hanno trasmesso grande entusiasmo. L'obiettivo di tutta la squadra era chiaro sin dai primi allenamenti a Cavalese, durante il ritiro in agosto: qualificarci a Rio 2016. E adesso, con l'argento della World Cup al collo, non vediamo l'ora di cominciare questi Europei".

Hai stretto amicizia con qualcuno in particolare?
"In realtà vado d'accordo con tutti e condivido pensieri ed emozioni con chiunque abbia accanto: a tavola, in viaggio, nei momenti liberi. L'ambiente è davvero buono, non ci sono rivalità, e il clima sereno è indispensabile per lavorare al meglio, si sa".

Chi è il tuo compagno di stanza?
"Massimo Max Colaci, una forza della natura dentro e fuori il campo. Mi ha fatto molto piacere ritrovarlo in Nazionale, dopo averci giocato insieme a Trento".

Veniamo agli Europei: che percorso prevedi per l'Italia?
"Siamo carichi a molla e partiamo fiduciosi nei nostri mezzi. Credo che la chiave stia nei quarti di finale: se nei tre match di Torino restiamo concentrati e non commettiamo sciocchezze, i veri avversari li incontreremo a Busto Arsizio (il 14 ottobre, ndr). Immagino saranno i serbi o i russi: è vero che abbiamo appena sconfitto questi ultimi con un eccezionale 3-0, ma sono tostissimi e hanno il dente avvelenato. Come gli altri team, del resto: dopo la nostra qualificazione, tutti vorranno annientarci".

Qual è il vostro punto forte?
"La grinta. In Giappone abbiamo dimostrato di non essere inferiori a nessuno, non siamo nemmeno lontani dagli Stati Uniti, gli unici che ci hanno battuti, e non era facile reggere il confronto, considerato che siamo un gruppo inedito. Alla World Cup abbiamo tirato fuori il carattere, sapevamo che rimandare la qualificazione agli incontri di gennaio sarebbe stato molto rischioso: agli Europei saremo altrettanto tosti e determinati. Non mi soffermo sulle qualità tecniche e atletiche di ciascuno di noi: sono evidenti".

Tu come affronterai le partite?
"Sono tranquillo perché non devo dimostrare nulla. Darò il massimo, senza pensare troppo: quando il cervello lavora a ciclo continuo, rischi di perdere il controllo e andare in tilt".

La prima cosa che hai fatto al ritorno dal Giappone?
"Ho dormito due giorni di fila! Dormire è uno dei miei hobby preferiti insieme allo shopping. Poi ho passato la maggior parte del tempo con Victoria, che cresce a vista d'occhio. Devo recuperare: negli ultimi due anni ho vissuto in Turchia (ha giocato nell'Halbank Ankara, ndr) e non sono stato molto tempo con lei".

È uno dei motivi per cui ha lasciato la Turchia con un anno di anticipo, hai risposto "sì" alla proposta della Lube Banca Marche Civitanova?
"Il principale: da Trento la mia famiglia si trasferirà con me nelle Marche. Guadagnerò meno, ma non mi interessa: ciò che conta di più ora è avere accanto le persone che amo. E poi la Lube è un club prestigioso, con ambizioni alte: ho firmato il contratto per continuare a vincere".

Non hai avuto nessuna esitazione ad accettare? Civitanova è l'avversaria storica di Trento.
"Onestamente, non ho avuto dubbi. Cambiare club fa parte del mestiere, la rivalità è solo una questione di tifoserie e titoli dei giornali".

Ultima domanda: domani ti vedremo cantare l'inno di Mameli?
"No, l'ho imparato ma non lo canterò. Per rispetto dell'Italia e di Cuba, mio Paese d'origine".

La guida a Eurovolley 2015
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