Giro - 4a tappa: in Puglia Kittel mira allo storico tris

3 vittorie di tappa consecutive: impresa riuscita solo a Saronni e Binda. E a proposito di storia, la tappa più breve della 97a edizione ne ricorda una del 1914 

Il tedesco Marcel Kittel mira al terzo successo consecutivo sul traguardo di Bari. – Credits: Ansa.

Sergio Meda

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Il 97° Giro d’Italia riparte domani dalla Puglia: per la quarta tappa si ricomincia da Giovinazzo, dove lo sport più amato è l’hockey su pista, in direzione Bari. Frazione superbreve, 112 km senza insidie. È la tappa più corta, si risolverà in un lampo, con uno sprint a ranghi compatti. Uno spuntino, forse una merenda per Marcel Kittel, il cui strapotere è sin qui evidente. Basti in proposito pensare a quanto il tedescone ha saputo fare in rimonta a Dublino, mortificando Swift e Viviani, sui quali è piombato come un predatore venendo da molto lontano.

Facile presumere un tris consecutivo in volata, non nuovo al Giro: ci riuscì Beppe Saronni nel 1980, dominatore allo sprint dalla seconda alla quarta tappa di una corsa che non vinse. Prima di lui l’operazione riuscì ad Alfredo Binda nel 1927 e nel 1933. Una bazzecola se si pensa che lo stesso Binda nel 1929 fece filotto: otto volate consecutive, tanto che nel 1930 il campione di Cittiglio fu pagato per rimanere a casa. Gli diedero il premio previsto per il vincitore, 22 mila e 500 lire, una cifra simile ai 90 mila euro che spettano ora a chi vince il Giro.

Domani si procede verso Bari in un gioco di assonanze e di contrasti: basta riferirsi alla tappa che cent’anni fa si concludeva per la terza volta nel capoluogo pugliese (allora vinse Azzini) provenendo da Avellino. Anche allora, il 1° giugno 1914, era la tappa più breve di un Giro che ne contemplava solo otto: si disputava sulla distanza di soli ... 328,7 chilometri, una passeggiata rispetto ai 428 della successiva, la Bari-L’Aquila. La lunghezza media delle tappe di quel Giro, il sesto, era di 396 chilometri e 375 metri. Va detto che allora i corridori faticavano ogni due giorni, con ogni tappa che ne comportava uno di riposo.

Che cosa accomuna la sesta edizione del Giro all’attuale novantasettesima? Soltanto la formula per designare il vincitore. Nel 1914 fu decisa, e mai più abbandonata, la logica della classifica individuale a tempo. Fine degli esperimenti a punti, oppure a squadre, per sposare la graduatoria dettata dall’orologio. Il tempo, si sa, è galantuomo, ma per compensare la superiorità degli scalatori rispetto ai velocisti, a partire dal 1928 furono introdotti gli abbuoni in ogni tappa che non fosse a cronometro. Con ogni arrivo che assegnava allora un minuto tondo tondo al vincitore.

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