Edoardo Frittoli

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Nel  luglio 1865 l'Italia unita ha solo cinque anni. Forse la voglia di dimostrare ai grandi d'Europa le potenzialità di quella giovane nazione fu alla base della "gara" alpinistica per la conquista della vetta del Monte Cervino (mt. 4478).

Al confine tra Italia e Svizzera (comuni di Breuil-Cervinia e Zermatt), la cima appuntita della piramide del "Mons Silvanus" (Poi Selvin-Servin e infine Cervin, secondo le successive trascrizioni in patois) era rimasta inviolata nei secoli.

Alla metà del XIX secolo l'alpinismo internazionale viveva un'età dell'oro, le tecniche di scalata grazie all'evoluzione dei materiali aprirono maggiori possibilità di riuscita di imprese fino ad allora considerate proibitive. Infine, l'alba della stagione del positivismo e del trionfo delle scienze umane gettano le basi per la sfida dell'uomo alla montagna.

In Italia la figura di Quintino Sella occupa una posizione centrale nella corsa nazionale alla scalata del Cervino. Il biellese ministro e fondatore del Club Alpino Italiano aveva individuato nelle guide di Valtournenche gli uomini giusti per riuscire nell'impresa. In particolare ebbe come riferimento la guida valdostana Jean-Antoine Carrel, nato a Crétaz (frazione di Valtournenche) nel 1829. L'alpinista aveva già tentato per ben 14 volte di conquistare la vetta del Cervino tra il 1857 e il 1863 dal versante italiano della Testa del Leone.  

Dal 1861 Carrel non fu più il solo a tentare con ogni mezzo la conquista della vetta: al Breuil era arrivato l'alpinista inglese Edward Whymper, che scelse inizialmente proprio la guida valdostana nell'unico suo tentativo di salita dal versante italiano. Fallita l'ascesa il 23 luglio 1862 a causa dell'improvviso maltempo, i due divennero rivali naturali nella corsa a sua maestà il Cervino.

Il confronto diretto tra i due avvenne nel luglio 1865. Il giorno 11 Jean-Antoine Carrel e il suo gruppo iniziarono i preparativi portando in quota i materiali per l'attacco alla vetta. Contemporaneamente Whymper partiva con la sua cordata dal versante svizzero, senza che i rivali italiani ne fossero a conoscenza. 

Fu l'ingegnere torinese Felice Giordano, uno dei padri del CAI, a seguire con il suo cannocchiale l'ascesa degli italiani. Dalla sua postazione parve all'ingegnere che Carrel e i suoi ce l'avessero fatta: che la vetta del cervino fosse stata calcata per prima dagli Italiani. Fu costretto alla rettifica il giorno successivo, quando scrisse a Sella che in realtà dal versante svizzero la sfida era stata vinta da Whymper e dalle guide elvetiche, per una manciata di minuti. 

La vittoria costerà carissima agli alpinisti britannici e ai loro compagni. Durante la discesa infatti, poco sotto la cima, il più giovane della cordata perse l'equilibrio. Si trattava del ventenne Douglas Hadow che, esausto e con gli scarponi consumati, rovinò addosso alla guida di Chamonix Michel Croz. Entrambi scivolarono lungo il ripido pendio trascinando con sè anche Lord Francis Douglas e Charles Hudson. Whymper e le altre due guide di Zermatt Peter Taugwalder e il figlio omonimo, anch'egli alpinista, tentarono di sostenere i precipitati. Quando il destino pareva segnato anche per Whymper e le due guide rimaste in piedi, la corda si spezzò improvvisamente e il Cervino, violato per la prima volta, si prese le vite di quattro alpinisti. Whymper sarà segnato a vita dall'incidente, tanto che l'alpinista britannico finirà i suoi giorni tormentato dall'alcolismo.

Intanto la spedizione italiana era mestamente rientrata al Breuil, ignara di quanto accaduto ai concorrenti sul versante Nord del Cervino. Felice Giordano nuovamente organizzò una seconda cordata italiana ancora guidata da Carrel. Il 16 luglio 1865 assieme alla guida Jean-Baptiste Bich, piantava il tricolore sulla vetta dopo la felice ascesa nota da allora come la "via normale italiana". 

Alla guida di Valtournenche sarà dedicata la punta Carrel tra la Testa del Leone e la Dent d'Hérens.


Per conoscere il programma delle manifestazioni per il 150° della conquista del Cervino, cliccare su questo link

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