Venezia, il Festival e il miraggio della mondanità - Day 9
Venezia, il Festival e il miraggio della mondanità - Day 9
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Venezia, il Festival e il miraggio della mondanità - Day 9

La kermesse, i suoi personaggi e tutto quello che ci sta intorno. Vista con gli occhi di uno scrittore - Day 1   - Day 2   - Day 3   - Day 4   - Day 5   - Day 6   -  Day 7   - Day 8 - Le madrine   - Le immagini: 1   - 2   - 3  - 4   - 5   - 6  - 7

 

La fine è vicina. Dopo la giornata di ieri, con la straordinaria presenza del film di Gianfranco Rosi, Sacro GRA, tutto si è come immobilizzato. Il film, che uscirà nelle sale dal 26 di settembre, è un’operazione artistica sul raccordo anulare, l’anello di saturno che circonda Roma, una specie di confine costantemente aggirato dall’inarrestabile espansione delle città.

È un film su personaggi marziani, non attori professionisti, spaesati dalla conferenza stampa a cui assistono senza ancora aver visto il film che li ritrae. Presi e scoperti, filmati e intervistati per anni, nel film si racconta il mistero delle loro vite in uno spazio astratto. C’è un palmologo, un vecchio nobile piemontese, un anguillaio e tutta un’altra serie di solitudini assolute con un rapporto di feroce attaccamento al passato.

Imperdibile la scena in cui gli interpreti di loro stessi, diventati attori per un giorno, si guardano intorno confusi mentre un’addetta stampa gli urla, cercando di scuoterli e sottrarli alle grinfie dei giornalisti, “presto, presto, avete il photocall!”. Che cosa sia il photocall, per loro, come per me, resta una specie di mistero. Bellissimi, mentre si pavoneggiano davanti ai flash, increduli nello scorrere il tappeto rosso davanti a una folla meno impazzita del solito che applaude e incita, ma non sa perché.

Finita questa parentesi, tutto inizia a spegnarsi. Subentra la stanchezza, circolano le prima voci su chi vincerà (“sicuramente Garrel”, dice qualcuno, “è amico intimo di Bertolucci, il presidente della Giuria”). Gli altri papabili sono Gitai e Tsian, accomunati da quella forma di esotismo che sembra inevitabile prevalga ai festival. Tra i tre, Tsai tutta la vita. Almeno le sue inquadrature sono belle. Ma, a parer mio, il Leone lo meriterebbe Errol Morris per il suo bellissimo film su Rumsfeld, un ritratto di piacevole ambiguità e ammirevole complessità che non sembra affatto un documentario, ma un film-film.

Nelle supposizioni e nelle dietrologie, tra interviste fatte a tutti i passanti, le strade si vuotano e la giornata di venerdì desertifica le strade. La mattina presto un pensieroso Veltroni passeggia in solitudine in parallelo al red carpet.

La sala stampa è affollata solo per le file al caffè gratuito. Per il resto, chi ha esaurito le energie si stravacca  allo spazio movie village, all’aperto. Grazie a cuscinoni sistemati sotto alberi stratetigici molti russano con passione.

Che fare?

Non me la sento, onestamente, di andare a vedere un film sull’Amazzonia (3d) di cui pare sia protagonista “una simpatica scimmietta cappuccina”.

Così continuo ad aggirarmi intorno alle sale e finisco all’Excelsior, per bere qualcosa e tentare di beccare almeno qualche vip in volata, visto che i ¾ di quelli che sono passati di qua me li sono persi in questi giorni, compresa Scarlett che, però, assicurano essere del vivo molto più chiatta che sullo schermo.

Comunque sulla terrazza dell’hotel non se ne trovano o non li riconosco (a parte Carlo Luca De Ruggieri, lo stagista “muto” nella serie tv Boris, amorevolmente soprannominato Merda).

Finisco quindi a una premiazione della Regione Veneto perché dicono che ci sia da bere gratis. La sala è piena di gente che aspetta solo che vengano stappate le bottiglie. Ma la cerimonia va per le lunghe. E quando non so chi dice quanto sia “onorato” di ricevere il premio per il film più green,“ci siamo detti: ma in questa scena, perché dobbiamo farlo andare in motorino, facciamolo andare in bicicletta”, rischiando un embolo per non dare voce alla geniale considerazione che una ragazza accanto a me sussurra a un’amica  “cioè, famme capì, er produttore ngliè riuscito a trovà li sordi paa bbenzina e sti fregnoni lo premiano pure?” , capisco che è il momento di andarmene. Sabato 7 sarà l’ultimo giorno. E prima di scoprire chi sarà il vincitore vorrei vedermi almeno l’horror delle 1130 e il film in cui il maghetto di Harry Potter interpreta uno scrittore della beat generation. Potrebbe essere l’asilo degli scrittori lisergici. Come si può perdere?

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