Società

I più belli hotel e case nel bosco

Non sono baite da eremiti ma spazi con tutti i confort, di lusso, costruite di legno per una vacanza con la giusta dose di isolamento

San-Luis-hotel-baite-legno

Massimo Castelli

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Victor Hugo sì, che aveva capito le virtù del ritiro. «L’isolamento fa grandi» disse dopo il lungo esilio, lontano, nella natura, che il campione del romanticismo francese trasformò nel suo periodo più proficuo. Segregato scrisse I miserabili, ma anche Le canzoni delle strade e dei boschi, riflessione poetica sulla vita tra alberi, silenzi, contemplazione. Esattamente quello che oggi, ai tempi dei social e del connessi sempre, del traffico e del turismo di massa, tanti di noi vorrebbero trovare. Magari in montagna, spazi ampi e temperature basse. Una casetta tutta nostra, senza rinunciare ai vizi che soltanto gli alberghi di lusso sanno offrire. Siamo mica in esilio.

Intuita l’esigenza, il mondo dell’hôtellerie ha iniziato la diffusione controllata di un genere di chalet lontanissimo da quello delle baite dimenticate dagli uomini e da Dio. Non si parla di eremiti, qui, ma di bon vivant.

La formula porta in quota il concetto di albergo diffuso: piccoli «villaggi» isolati, realizzati ex novo tra le pieghe delle montagne, su altipiani e conche, con chalet indipendenti eretti in legno e pietra all’interno di contesti controllati, con una struttura centrale (o main lodge) dove trovare la reception e il ristorante. C’è anche la spa, quando non è «diffusa» pure lei nell’ambiente circostante. Al centro del «villaggio», normalmente completa l’idilliaca rappresentazione alpina un laghetto su cui si specchiano casette e montagne.

L’ultimo nato di questa nuova tipologia di hotel è l’Adler Lodge Ritten (Adler-resorts.com), aperto il 27 giugno da una famiglia, i Sanoner, che da 200 anni si occupa di ospitalità in Alto Adige. Sorge sull’altipiano del Renon, proprio sopra Bolzano, e dal centro del capoluogo altoatesino si può raggiungere con la funivia e mezz’ora di passeggiata tra i boschi (ma ci si arriva anche con la macchina: mezz’ora dalla città). Sbuchi in una radura in mezzo ai larici, ai pini, agli abeti, ed eccolo lì, un’oasi di pace. Il main lodge e 20 chalet con grandi vetrate, tutti dotati di sauna e caminetto. «A noi piace la definizione di nido di ospitalità», spiega Andreas Sanoner, sesta generazione di albergatori con «casa madre» l’Adler di Ortisei (il primo dei loro 5 hotel). «I nostri ospiti amano sentirsi appartati in un contesto naturale, anche se poi abituarsi al silenzio e alla tranquillità non è così banale. Qui il concetto è “il lodge nella natura e la natura dentro il lodge” in quanto a materiali usati, architettura e cibo, rigorosamente prodotto nelle immediate vicinanze». Miele, formaggi, yogurt... tutto il palato sulle Alpi.

Il concetto di «ritiro» è ovvio anche all’hotel San Luis (Sanluis-hotel.com) di Avelengo, sopra Merano. Ti inerpichi con l’auto lungo i fianchi della montagna, fino a trovare questo luogo che solo un attimo prima sembrava invisibile: una radura protetta da 40 ettari di parco alpino con quattro ettari di campi coltivati a ortaggi, bacche e spezie (tutto utilizzato in cucina). Le vette del Gruppo di Tessa sembrano vigilare da lassù. Al centro, un lago di 5.800 metri quadri intorno al quale sorgono 26 chalet, il lodge centrale, la piscina a sfioro, il centro benessere, una chiesetta. Più indietro, tra i boschi, le case sugli alberi, chalet rialzati fino a 14 metri da terra per offrire un’esperienza ancora più immersiva nella natura: il profumo di resina, il vento tra i rami.

«I nostri ospiti qui apprezzano il silenzio, e in questa stagione dormono con la finestra aperta. Al mattino sulla terrazza arrivano anche gli scoiattoli» racconta Claudia Meister, quinta generazione di una famiglia che ha fatto dell’hotel Irma un’istituzione a Merano fin dalla sua apertura, 95 anni fa. «Volendo aprire una nuova struttura contammo 5.800 hotel tra 4 e 5 stelle sulle nostre Alpi. Come potevamo differenziare? La risposta ce la diede la realtà: le persone hanno bisogno di staccare, lasciarsi dietro le spalle folla, rumore, stress. Sentirsi lontani senza esserlo davvero, coccolati ma secondo i propri ritmi. Quindi...». Quindi ecco l’idea del luogo dove non vedi né strade né edifici se non quelli in legno del tuo «villaggio». Nel tuo chalet ti accendono il caminetto, mentre al risveglio scopri che in una zona riservata c’è una tavola imbandita con ogni bendiddìo, comprese uova appena deposte. Roba da volerci vivere.

Quella del villaggio di chalet è una tendenza certificata dalla moltiplicazione dei livelli di offerta e dalla diffusione geografica. Non per niente a nord-ovest del lago di Garda, accanto al lago di Ledro, ha recentemente aperto il Ledro Mountain Chalets (ledromountainchalets.it). E anche qui la vita si svolge in chalet in larice (tutti con caminetto) raccolti intorno a uno specchio d’acqua, in questo caso una piscina riscaldata. La colazione è servita nella veranda del proprio chalet o al ristorante. «Ma è difficile che al loro risveglio gli ospiti rinuncino a godersela in terrazza» dice Nicola Casolla, che ha importato qui questo modello. Spostandoci sulle Alpi austriache le offerte sono numerose. L’Almdorf St. Johann (Almdorf-sanktjohann.com) per esempio, una cinquantina di chilometri da Salisburgo. O l’Auszeit Chaletdorf (Chalet-auszeit.com), nella valle di Grossarl, incastonato tra pascoli e maestose cime. Negli chalet privati trovi camino e sauna personale in pino cembro dove rilassarsi dopo una passeggiata nel Parco naturale degli Alti Tauri.
A 45 chilometri a sud di Salisburgo c’è il WoodRidge (Woodridge.at), tra i primi a sperimentare questo nuovo stile, 10 anni fa, facendo arrivare carpentieri da Germania e Canada. Oggi offre 12 chalet raccolti intorno a una clubhouse centrale. Sempre in Austria, infine, all’Almdorf Seinerzeit (Almdorf.com) il villaggio diventa quasi una cittadina: 51 chalet da 45 a 250 metri quadrati ai piedi della Riserva della biosfera Nockberge, in Carinzia, un’ora da Tarvisio. Qui il cottage ha una persona dedicata che si occupa di tutto: prepara la colazione all’ora desiderata, accende il caminetto, serve il pranzo e la cena. In terrazza prepara il barbecue per lo sfizio degli ospiti, ma se qualcuno preferisce un picnic sulle montagne nessun problema, preparano anche quello. Un sogno per coppie e famiglie. Isolati ma insieme. Stato d’animo che gli americani chiamano «togetherness» e che Jane Austen aveva già capito tanto tempo fa: «Non è forse l’asocialità la vera essenza dell’amore?».
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