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Vittorio Brumotti: "Rischio un occhio e la carriera"

L'inviato di Striscia la notizia spiega come sono andate le cose durante l'aggressione della scorsa settimana

Sarà una lunga convalescenza quella di Vittorio Brumotti, vittima di un'aggressione perpetrata da tre albanesi a bordo di una vettura mentre era in giro per la consueta dose di allenamenti insieme al padre Claudio e a due amici. I fatti risalgono allo scorso martedì e Brumotti li ripercorre nel comunicato stampa ufficiale, arrivato per precisare la sua posizione visto che gli aggressori hanno denunciato Brumotti, il padre e gli amici per rissa. "La realtà, come dimostrano i video ed i numerosi testimoni dell’accaduto, è una sola: io, mio padre ed i due amici che erano con noi durante l’allenamento di martedì siamo stati aggrediti selvaggiamente ed immotivatamente da due brutali soggetti, coadiuvati poi da una terza di sesso femminile che mi ha colpito al petto mentre ero a terra inerme".

E spiega: "Ho letto con profondo rammarico e amarezza le dichiarazioni rese dagli aggressori per mezzo del loro avvocato in vari organi di stampa. Non solo non ammettono le loro colpe, come avevo chiesto apertamente per tentare di svelenire una situazione che ha dell’incredibile e che poteva concludersi ancor peggio per me ed i miei compagni di allenamento, con il rischio di sfociare in pericolose reazioni xenofobe, ma tentano di 'nascondersi' dietro ad una rissa mai avvenuta".

Le cose, sostiene Brumotti, sono andate diversamente: "Gli aggressori, non solo non hanno avuto remore a ridurmi nello stato in cui sono, con il serio e concreto rischio di compromettere definitivamente la mia carriera, ma prima ancora — fatto esemplare ed evidente delle loro intenzioni — hanno sbarrato la strada alla macchina che ci faceva da safety car per aggredire con incomprensibile ed ingiustificata ferocia il suo conducente".

Un attacco inaspettato che potrebbe avere un prezzo troppo caro da pagare per il campione di bike trial. "L’intervento mio e di mio padre per evitare il peggio al conducente è stato evidentemente di stimolo agli aggressori per dare ulteriore sfogo alla loro brutalità, confermata dall’utilizzo di un corpo contundente — verosimilmente un tirapugni — da parte di uno dei due che nel colpirmi ripetutamente, mi ha sfondato la parete orbitale dell’occhio destro.

Se non fosse stato per i caschetti che portiamo in allenamento, rimasti scalfiti dai terribili colpi, oggi probabilmente non saremmo qui né io, né tantomeno mio padre, a raccontare la vera storia di una tanto brutale, quanto inspiegabile aggressione".

La strada da percorrere, a questo punto, è solo una: "Preso atto dei soggetti che ci hanno aggredito, non resta altro che dare mandato all’avvocato Giovanni Maglione di Alassio affinché tuteli nelle competenti sedi me, mio padre e i due compagni di allenamento — rimasti tutti vittima della ferocia di individui senza scrupoli — per chiedere non solo la condanna dei colpevoli, ma anche il risarcimento dei gravissimi danni subiti".





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