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Con un duetto tra Mara Venier e la stilista Lavinia Biagiotti si è conclusa sabato 4 marzo la rassegna "Miramontincontra-Cortina di stelle" organizzata dal filosofo Stefano Zecchi e dalla giornalista Emanuela Fiorentino che ogni anno offre spunti di riflessione e di battito su spettacolo e attualità all'hotel Miramonti Majestic di Cortina d'Ampezzo. Si è parlato delle ultime tendenze fashion, ma anche della fatica delle maison italiane a resistere all'assalto degli stranieri e a fare "sistema".

Biagiotti ha spiegato quanto lavoro ci sia dietro la preparazione di una sfilata (è reduce dalle ultime passerelle milanesi) e raccontato di come la madre Laura sia una creativa instancabile, che pensa ai colori da lanciare nella stagione successiva quando le sue modelle non hanno ancora finito di sfilare "e io già sogno di togliere i tacchi e di buttarmi nella vasca da bagno".

Mara, vestita color avorio nella migliore tradizione di casa Biagiotti, ha divertito il pubblico "litigando" con Stefano Zecchi sui nanetti da giardino. Il professore li detesta, Mara li adora, "soprattutto quelli che si illuminano". Tra battute in veneziano e digressioni sciistiche di fronte a Kristian Ghedina presente per l'occasione, l'incontro si è concluso con spruzzate di Passione, l'ultimo profumo lanciato da Biagiotti.

Ma la rassegna non è stata solo questo e numerosi sono stati i personaggi che l'hanno arricchita.

Venerdì, nella sala del Caminetto del Miramonti, era stata la volta di Fabio Rovazzi.
"Sono stato a Cortina anni fa con un amico che era identico a Mario Balotelli, noi lo vestivamo uguale a lui ed entravamo a scrocco in tutti i locali" ha rivelato al pubblico l'autore di Andiamo a comandare e di Tutto molto interessante prima di esibirsi in una dj-set di fronte a centinaia di fan.

Rovazzi ha cenato al Miramonti con la fidanzata ventenne Karina, ha mimato l'un-deux-trois dei camerieri che sollevano la cloche a ogni portata e si è messo come loro il tovagliolo al braccio.

In quella Cortina sede del set del primo cinepanettone della storia, inoltre, è tornato giovedì anche Christian De Sica per parlare di cinema, cultura e storia del costume italiano.

Era il 1983 quando al cinema usciva il primo Vacanze di Natale girato sulle Dolomiti per la regia di Carlo Vanzina e protagonista era proprio quel Chistian De Sica poi diventato cortinese d'adozione.

All'Hotel Miramonti De Sica si è speso in una profonda difesa del cinema italiano, ma anche in una critica verso chi quel cinema non sa o non vuole difenderlo.

"A Los Angeles - ha spiegato al pubblico - il cinema italiano non entra perché i sindacati non vogliono, eppure il cinema americano ha imparato tutto da noi, persino Martin Scorsese me lo ha detto quando sono andato a trovarlo. E noi, appena arriva una cosa dall'America, tutti lì ad applaudire, di qualsiasi cosa si tratti".

Due ore di racconti che hanno anche toccato i suoi ricordi più preziosi. Le avventure di inizio carriera, il rapporto con il padre Vittorio e con mostri del cinema italiano come Alberto Sordi e Roberto Rossellini.

Christian, ad esempio, ha ricordato di quando prestò i suoi primi guadagni al padre perché andasse a giocarseli al casinò e di quando, ragazzino, dovette esordire come cantante e ballerino davanti a Grace di Monaco, al principe Ranieri e ad importanti personalità del mondo internazionale dello spettacolo.

"In quegli anni. - ha raccontato l'attore - studiavo all'università e prendevo tutti 30, poi andavo a fare le serate. Alla fine non mi sono laureato, ma è stata la mia fortuna sennò sarei rimasto disoccupato".

De Sica, sollecitato da Zecchi e dal pubblico, ha anche lanciato qualche frecciatina ai critici radical chic, sempre pronti a stroncare un film quando è troppo popolare, un vizio antico di cui è stato vittima anche suo padre Vittorio.

Riguardo al cinema di oggi, l'interprete ha esaltato il fenomeno Zalone e tessuto le lodi di Paolo Genovese, regista del film Perfetti sconosciuti, premiato per il fatto di essere uscito dai soliti schemi, dagli argomenti ripetitivi su cui si muovono oggi molti italiani.

Rivolto ai giovani ha, poi, detto: "in troppi vogliono fare i cantanti e i ballerini, ma ragazzi, non è più aria"

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