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Turchia, al bando Puffi e Spongebob: "pericolosi" per il Paese

Dopo i Simpson e Peppa Pig, ora tocca ad Ankara bandire gli omini blu e la spugna sottomarina

2008 Macy's Thanksgiving Day Parade

Eleonora Lorusso

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Gargamella? Un potenziale "terrorista". I Puffi? Dei rivoluzionari cospiratori. Che dire poi di SpongeBob, la spugna marina dietro la quale potrebbe nascondersi un ribelle pronto ad attaccare il governo costituito. Per questo (più o meno) i Puffi & C sono stati banditi in Turchia. Gli omini blu, oltre alla spugna SpongeBob, non possono più essere visti in tv ad Akara e dintorni, perché sono considerati "pericolosi" per la sicurezza nazionale.

Peppa Pig era stata "accusata" di poter risultare offensiva per ebrei e musulmani, in quanto maialina. Per questo la prestigiosa Oxford University, nelle proprie linee guida, aveva vietato la pubblicazione, nei propri testi scolastici e prodotti editoriali educativi, ogni riferimento a maiali e alla loro carne, che queste confessioni religiose non consentono di mangiare. Ora tocca anche ai Puffi, che in Turchia sembra siano considerati "pericolosi" per il Paese. Il governo di Ankara ha infatti oscurato, tra gli altri, il canale satellitare Zarok, motivando il provvedimento con il rischio che i programmi trasmessi siano una minaccia per la sicurezza nazionale e che appoggino gruppi terroristici.

Peccato che il canale in questione sia quello dedicato ai programmi per bambini, che hanno proprio nei Puffi e in SpongeBob le proprie trasmissioni più gettonate. Il problema vero è che Zarok, nata a marzo del 2015, manda in onda cartoni animati e programmi esclusivamente in lingua curda e dunque considerata a "rischio".

La stessa sorte è toccata anche ad altri tre canali della piattaforma satellitare Turksat, compreso Jivan Tv, che trasmette in lingua Zazaki e che lo scorso anno è stata considerata un patrimonio a rischio estinzione dall'Unesco. Immediate le proteste, soprattutto da parte di coloro che sottolineano come sia assurdo oscurare programmi tv per bambini, paventando il rischio terrorismo, ma il provvedimento sarebbe legato in qualche modo al golpe dello scorso 15 luglio, che ha portato a chiudere 16 canali televisivi, 45 quotidiani, 23 stazioni radio e moltissime tra agenzie di stampa e magazine, che hanno vietato ogni forma di comunicazione in lingua curda, come già accaduto dal 1923 al 1990.

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