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I 10 viaggi in treno più suggestivi e affascinanti

Safari in Africa, il panorama delle Ande, dell'oceano o della Siberia. Grandi classici e nuove proposte per ammirare il mondo in corsa su un binario

Treni-apertura

Marco Morello

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Giusto il tempo del decollo, poi il mondo sparisce dietro una fitta quinta di bianco: buona parte di quello che scorre nel mezzo, tra la partenza e l’arrivo, rimarrà invisibile agli occhi. Perché per quanto sia veloce, un viaggio in aereo è una contemplazione monotona, uno sgarbo al paesaggio tappato dalle nuvole. Quel paesaggio che invece resta l’attrazione principe, lo spettacolo in diretta sul finestrone di un treno, antitesi geometrica dell’oblò, spazioso orgoglio rettangolare in marcia in trasparenza sul binario. Una dimensione che rende giustizia alle sfumature cangianti di un tramonto dietro le colline, si spinge a costeggiare laghi e oceani, s’insinua dentro deserti e pianure, fa sfilare nazioni e continenti una stazione alla volta.

 

Il treno non è un mezzo verso una meta, ma già il viaggio. È il piacere dell’osservazione che non perde fascino, anzi lo recupera in un’era iper accelerata dove una lentezza relativa muta da noia a privilegio. Non si tratta di una speculazione, né di una sensazione: i dati dell’Eurostat aggiornati lo scorso dicembre registrano nell’Unione un aumento medio di passeggeri su rotaia dell’1,8 per cento in un anno. Mentre nelle prossime settimane, dal Giappone al Perù, partiranno per la prima volta inediti percorsi per esplorare non solo capitali come Tokyo, ma i loro ampi dintorni, le campagne graziate dal cemento, monumenti dalla storia solenne, alture di epica bellezza quali le Ande.

Sono tutte risposte su ferro a una domanda turistica in crescita, che non si accontenta d’itinerari ovvi per quanto stracarichi di fascino, come il solito Orient Express che da Venezia o Verona continua a collegare Parigi e Londra sulle sue carrozze Anni Venti restaurate con gusto. Il comfort totale è il filo rosso che tiene insieme queste crociere su binario, in grado di smentire pellegrini doc come Tiziano Terzani, che al treno attribuiva «agi di tempo e disagi di spazio». Di spazio vitale ce n’è eccome, diluito in cabine che è semplicemente offensivo definire tali, visto che sono arredate alla pari di camere d’hotel viaggianti a molte stelle.

Partire per credere: sull’esclusivissimo Shiki-shima, convoglio nipponico al debutto a maggio e firmato dal designer Ken Okuyama, lo stesso di alcune Ferrari, le suite sono un capolavoro d’ingegneria a tre piani, con la camera da letto a quello inferiore, un salottino finemente arredato raggiungibile da un’avvolgente scala a chiocciola, il bagno generoso ritagliato nel mezzo. Sul Belmond Andean Explorer (disponibile da maggio), mentre all’esterno sfileranno canyon e rovine, all’interno suonerà la musica dal vivo di un pianoforte a mezza coda, il barista si esibirà in un cocktail, dalla cucina uscirà il menu orchestrato dallo chef del Belmond Hotel Monasterio, perla del centro di Cusco. Poi, festa fino a tardi. La visione di Lucio Battisti, che nella Sposa occidentale (1990) cantava: «Vuoi prendere un treno di notte, pieno di paralumi e di damasco per dormire, sennò a che serve un treno», è di un altro secolo.

Su rotaia, è evidente, è stato riprodotto il concetto dell’alta quota, con ospitalità premium 24 ore su 24 per chi desidera privacy assoluta e attenzioni esagerate. Ma quello che una First Class non potrà mai offrire sono le carezze dell’aria dal vagone panoramico con balconcino all’aperto, dove si fa a gara con il vento o si rincorre con lo sguardo una gazzella durante un safari in un altopiano dell’Africa. Dove la Siberia o la via della Seta diventano all’improvviso concetti tangibili, dettagli sensoriali distinguibili. Così, le coccole asettiche, i sorrisi affettati di un aereo, impallidiscono di fronte al bagaglio di memorie che si trascinano dietro il «Jacobite steam», che in Gran Bretagna insegue i paesaggi di Harry Potter (unica differenza, non parte dal binario 9 ¾) o il «Durango», in Colorado, con la sua locomotiva a vapore che al primo sbuffo è già Old West.

Il treno è nostalgia discreta che cova dentro una grandiosa avanguardia, la robusta tentazione di recuperare un dominio nel futuro: «Non vendiamo un mezzo di trasporto, ma tempo» proclama la pagina ufficiale di Hyperloop, convoglio super accelerato che collegherà Melbourne e Sydney in 55 minuti, contro l’ora e mezza dell’aereo; che unirà Dubai e Abu Dhabi in 12 minuti, polverizzando le due ore di macchina. La sfida totale a qualsiasi alternativa in movimento, una questione di tre o quattro anni all’incirca.       

Intanto, il vecchio Interrail, paradiso d’evasione per i più giovani, primo morso d’avventura e trasgressione, si promuove su Facebook, capiente arena per diari di viaggio digitali. Segni del presente, come l’aumento del prezzo dei biglietti: nel Vecchio Continente, secondo la Commissione Europea, sono cresciuti del 42,6 per cento tra il 2005 e il 2015. Ma la passione per la rotaia ha creato antidoti a chi la minaccia, si è immunizzata persino contro l’inflazione: ecco servizi come Trainline per comparare le tariffe, trovare quelle convenienti, godersi più sereni la meraviglia del panorama che si svela e scorre via.

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