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Dagli Usa arriva il vaccino psicologico anti bufala

E' possibile sviluppare anticorpi sufficienti per riconoscere una notizia fake quando la si legge?

facebook bufala

Barbara Massaro

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Nell'anno della post-verità per curare i creduloni del web, coloro che condividono in maniera compulsiva bufale e catene di Sant'Antonio arriva il vaccino psicologico anti fake. A brevettarlo sono stati i ricercatori dell'Università di Cambridge che in un report pubblicato sulla rivista Global Challenges hanno spiegato quale dovrebbe essere la tattica psicologica che andrebbe utilizzata quando ci si trova davanti a ogni notizia. In realtà non è nulla di nuovo e non si fa che rispolverare il cartesiano Dubito ergo sum per porre il dubbio come motore primo da chiamare in causa quando ci si trova di fronte a una qualsiasi notizia, specie se arriva dal web.

In qualche modo bisognerebbe riuscire a sensibilizzare l'opinione pubblica e la community social sul fatto che le bufale siano più diffuse di quanto si possa pensare e, a partire da qui, il corpo dovrebbe in qualche modo sviluppare anticorpi psicologici che permettano di cadere meno spesso in errore.

Proprio come accade con i vaccini tradizionali sottoporre i lettori a dosi di bufale forzate dovrebbe facilitare il percorso di riconoscimento di eventuali fake creando gli "anticorpi funzionali".

La ricerca è stata condotta su circa 2.000 volontari divisi in diverse zone degli Stati Uniti cui sono state sottoposte bufale e notizie vere e veniva loro chiesto di distinguerle.

Dall'analisi si è compreso che se la falsa notizia è espressa in maniera convincente con dati (anche se falsi) e riferimenti normativi (che non vengono mai verificati dal lettore) l'utente medio crede alla veridicità della news. Da questa presa di consapevolezza sono stati elaborati due "vaccini" che sarebbe compito dei media diffondere e immettere nei circuiti di comunicazione.

Il primo solleva il dubbio che ogni notizia ha la possibilità di essere potenzialmente falsa e invita alla riflessione generica, il secondo invece smantella punto per punto l'impianto della bufala in questione dimostrando tratti distintivi e cumulativi che coloro che diffondono fake utilizzano per abbindolare la gente e sfruttare la credunoleria popolare.

"Ci saranno sempre persone completamente resistenti al cambiamento - ha spiegato lo studioso Sander van der Linden, a capo della ricerca - ma pensiamo che ci sia spazio per tanti che, invece, sono pronti a cambiare mentalità, e a spostarla anche di poco. L'idea è quella di fornire un repertorio conoscitivo alle persone in grado di costruire attorno a loro una corazza contro le falsità, in modo che siano meno suscettibili e impressionabili e meno portate a passare il virus ad altri".

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