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Bambola razzista? Dopo Peppa Pig e i Lego, le Corolle

In Gran Bretagna polemica e accuse di razzismo per una bambola "bianca", venduta a 10 sterline in più rispetto alle altre due versioni "nera" e asiatica

Eleonora Lorusso

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Maria è razzista? O meglio: chi acquista Maria è razzista? Ora la domanda circola in rete, dopo l'ennesimo caso di presunto razzismo che ha a che fare con il mondo dei bambini e delle bambole in particolare. Tutto è nato da Maria, Naima e Yang: bambole identiche, appunto, ma Maria.. costa di più! Precisamente il prezzo è di 10 sterline supeirore alle altre due. La differenza? Una ha la pelle bianca (Maria, appunto), un'altra nera (Naima), mentre la terza ha tratti asiatici (Yang).

A scatenare le polemiche in Gran Bretagna, nei confronti della catena Argos, è stata una madre 32enne - accortasi subito della differenza (di prezzo). "E' inaccettabile per i bambini pensare che 'bianco' sia meglio o più desiderabile" ha spiegato Lisa O'Reilly al Daily Mail.

Le bambole in questione, lunghe 30 centimetri e prodotte dalla francese Corolle Calin, sono state pensate per bambine dai 18 mesi in su. Sul sito del produttore sono descritte come "coccolose", "morbide", "dagli occhi sonnacchiosi"e "delicatamente profumate di vaniglia". Insomma, il gioco ideale per una bambina, se non fosse per l'ombra del pregiudizio che le accompagna, loro malgrado.

La Argos, dal canto suo, ha prima inviato una mail di scuse alla donna, spiegando che la differenza di prezzo tra Maria, Naima e Yang è stata decisa "intenzionalmente per offendere alcuno in alcun modo". Il portavoce della catena ha anche aggiunto che si è trattato di un "errore genuino nel mettere il prezzo online", che sarebbe stato prontamente corretto in 24,99 sterline, compresa quella "bianca", che prima era venduta a 34,99 sterline. C'è da dire che anche Panorama.it ha verificato e ad oggi il prezzo è ancora invariato e con le differenze in base al colore della pelle delle bambole.

L'incidente pare chiuso, ma non si tratta dell'unico caso di giocattoli accusati di razzismo. Oltre alle indicazioni recenti della Oxford University Press, che ha esortato a non usare maialini (come Peppa Pig) per le proprie storie per non offendere ebrei e musulmani, anche la Lego aveva avuto "guai" simili. In particolare, a finire nel mirino delle critiche era stato il modello Jabba's Palace, parte della serie dei Lego Star Wars, ritenuto offensivo dalla comunità musulmana turca dell'Austria, perché avrebbe riprodotto o almeno richiamato alla mente la moschea di Hagia a Sofia, una delle più famose al mondo.


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