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L'anno che verrà

La fine dei talk show, dei social network e anche dei forconi. Solo alcune parti di un 2014 da sogno

Dopo un’indigestione di panettone e spumante (specialmente di spumante) può capitare che uno si sieda  un attimo in poltrona, apra il giornale e chiuda gli occhi, giusto un attimo.

E si ritrovi a sognare.

Le feste sono alle porte, la fine del 2013 vicina, ed è tempo di bilanci. Ma anche di progetti.

Solo che, in questo tempo di assoluta incertezza economica, politica, sociale, uno che si addormenta, che cosa potrebbe sognare per il 2014?

Tra le donne nude di rito e la scelta obbligata dei miliardi alla zio Paperone, tra i complessi edipici che esistono solo nella testa dei nipotini del medicone viennese e il riassunto della giornata sotto forma di immagini surreali, ecco come sarebbe il mio 2014 ideale.

Si apre con la chiusura in blocco dei talk show politici, gli ex presentatori confinati in miniera, i comici costretti a tornare a fare davvero i comici (restaurando il tempo grandioso di Mai dire Goal, quando erano molto più divertenti).

Vengono finalmente posati i forconi e i professoroni, con conseguente sgonfiamento dei toni, ma è messo al bando anche il torpore funerario di chi si sgola per abbassarli a tutti i costi.

Nella prima parte dell’anno vengono abbandonati in massa i social network e a nessuno gliene frega più niente delle dichiarazioni via twitter o via facebook.

A furor di popolo ecco alla berlina l’isteria femminista che pretende di istericizzare ogni questioncina per farne una battaglia di genere (e mangiarci sopra, naturalmente, come dimostrerà il libro d’inchiesta di un avveduto reporter sulla casta che s’arricchisce col business del femminicidio).

L’evento televisivo dell’anno sarà un grande Sanremo che non pretenderà di essere nuovo, ma anzi, suonerà vecchio, vecchissimo, perché Sanremo è Sanremo, e quindi offre un senso di casa, di classicità in salsa kitsch, non di maramaldeggiamenti in salsa radical chic.

Si aprirà una grande stagione per il cinema italiano dopo che al centro sperimentale di cinematografia di Roma verranno licenziati tutti i romani e sostituiti con un CDA composto quasi esclusivamente di americani.

Stessa cosa alla Rai: una volta importati in gran numero sceneggiatori dagli Usa sarà aperta la caccia ai fricchettoni con un cuore di panna, rivoluzionari a parole e produttori di bruttezza lontana anni luce dalla bellezza dei grandi serial americani nei fatti. Della vecchia guardia saranno mantenuti solo gli addetti ai lavori che hanno preso parte alla realizzazione della sitcom Boris e della serie di Romanzo criminale.

Tutto questo sarà reso possibile dal triumvirato composto da Alessandro Piperno, Paolo Sorrentino e i Club Dogo, nominato d’ufficio al Ministero della cultura, con pieni poteri sulla polizia estetica, una milizia creata apposta per il pronto intervento contro la bruttezza e i pipponi moralisti.

Tra i primi provvedimenti, imposto l’esilio per tutti i teorici dell’arte impegnata e delega a vita a Paolo Baratta come Presidente della Biennale di Venezia, con conseguente esportazione del modello di raffinatezza/comunicazione veneziana alle altre istituzioni artistiche italiane avvolte nel solipsismo auto commiserante.

L’atto più importante del trio, in un giorno che diventerà festa nazionale, sarà rappresentato dall’abolizione perpetua del doppiaggio. Saranno multati tutti quelli che da lì in poi pronunceranno la frase “ma i doppiatori italiani sono i più bravi del mondo” e costretti a scrivere 1000 volte alla lavagna “solo un pazzo può pensare che fosse meglio la voce di Ferruccio Amendola che quella di Robert De Niro per dar voce allo stesso Robert De Niro”.

L’introduzione dei sottotitoli darà il là a un nuovo corso di educazione civica che porterà all’inasprimento delle pene per chi guida alterato, ma solo nelle città in cui i mezzi pubblici gireranno senza sosta giorno e notte, trasformati in modelli di igiene ed efficienza. Altrimenti, i vigili urbani non avranno alcun potere, e anzi, diventeranno lo zimbello dei cittadini per bene, che li useranno come bersagli mobili per campionati di freccette.

E poi… E poi… E poi è un po’ come morire.

Al risveglio, con un bruciore di stomaco e le fauci secchissime, un vago senso di vertigine e un cerchio alla testa, ecco i parenti intorno domandare “Ma cosa avevi da ridere mentre dormivi? Cosa stavi sognando?

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