Angela Merkel Personaggio dell'anno 2015
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Angela Merkel Personaggio dell'anno 2015
Società

Il "Tempo" di Angela e del Califfo

Angela Merkel è il personaggio dell'anno di Time. Più o meno simbolica del secondo classificato, il "califfo" Al Baghdadi?

Poteva andare peggio. Ma poteva andare anche meglio. Angela Merkel è “personaggio dell’anno” di Time, e per fortuna, non solo perché si tratta “della prima donna dal 1986” e della “quarta in assoluto”, come rimarcato da diversi commentatori.

La Merkel, nel bene e nel male, è un vero e proprio Personaggio, amato e odiato, discusso, determinante, influente, potente a 360 gradi, e non è certo solo parte della storia delle donne, ma parte della storia dell’umanità.

Ce l'ho, mi manca

Se scorriamo la lista di nomi e volti (dal primo, Charles Lindbergh, nel 1927, a oggi) scelti da Time per le sue copertine annuali, abbiamo l’impressione di trovarci di fronte a un album di figurine della nostra storia contemporanea, con tanto di doppioni e pezzi rari, un modo ludico per capire chi sono stati i personaggi più significativi anno per anno, da quasi un secolo a questa parte, e quindi chi siamo stati noi.

Non mancano, per i non tuttologi, cioè per noi comuni mortali, i signori Carneade, sconosciuti per nome e/o volto, le scelte istituzionali (presidenti degli Stati Uniti in primis), o le scelte collettive e sociali ("i giovani", "la classe media", "i medici che combattono l’ebola"…), decisamente noiose.

Per fortuna, non mancano nemmeno i personaggi controversi (a vario titolo: Hitler, Stalin, Kissinger…).

E ovviamente, sono proprio loro i più memorabili, quelli che hanno ammantato la loro figura di un’aurea mefistofelica, per non dire satanica, capace di reggere nell’immaginario collettivo per un tempo più lungo degli altri, diventando stereotipi, luoghi comuni in carne e ossa, monumenti di se stessi.

Per questo poteva andarci peggio, oggi (con il presidente dell’Iran Hassan Rohani o con il movimento per i diritti civili negli Usa Black lives matter), scelte decisamente meno pop, più politicamente corrette, quindi valide oggi e dimenticabili domani. Ma anche meglio, con il sedicente Califfo e leader dell’Isis Abu Bakr Al-Baghdadi che si ferma al secondo posto (il terzo, meritatissimo, è andato al candidato Usa alle presidenziali Donald Trump, decisamente sopra le righe).

Il "tempo" del Califfo

Scegliere il Baghdadi, probabilmente, avrebbe significato dare eccessiva visibilità all’Isis. Quasi una consacrazione, occidentale, della popolarità che i fautori di un califfato islamico vorrebbero avere in Medio Oriente (dove sono molto meno ben visti di quanto non ci sembri dalle nostre parti).

Eppure, viene da dire, non tanto sul piano della politica internazionale (i cui squilibri devono molto di più al mutamento dei rapporti di forza tra le vecchie e le nuove potenze riconosciute che a questa banda armata più di visibilità mediatica che di capacità militari), quanto per il nostro immaginario, gli attentati in Europa, le esecuzioni, la diffusione e spettacolarizzazione delle torture, sono decisamente il fenomeno “culturale” dell’anno, qualcosa che cambia per sempre il nostro modo di pensare e commentare la guerra, anche se non di guerra effettivamente si tratta.

I simboli, le parole d’ordine, la stessa esistenza di un "Califfo", hanno la forza di imporsi nella nostra mente più di ogni altro fenomeno contemporaneo, esaltando rari fanatici, terrorizzando molti fifoni, costringendo a un dibattito e a un contrattacco tutti gli altri.

La Merkel, va bene, è a capo del paese leader dell’Unione Europea, ha avuto un ruolo cruciale nella crisi greca, ha dimostrato di essere una guida inaggirabile e un faro decisionale (oltre che inflessibile) su diverse questioni cruciali. Però, che dire, è una "figurina" poco mitologica.

E dal momento che Time esprime con un faccia il "sentimento del tempo" di ogni ogni anno che passa, sperando nel declino della sua popolarità l’anno prossimo, visto che le cose ormai sono andate come sono andate, avrebbe avuto decisamente più senso che sulla copertina del settimanale più famoso del mondo, finesse il Califfo, come fosse uno di quei manifesti del west: Wanted, dead or alive!

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