Il dietro-front di Rocco Siffredi: "YouPorn è Il Male"
Ansa/Daniele Mascolo
Il dietro-front di Rocco Siffredi: "YouPorn è Il Male"
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Il dietro-front di Rocco Siffredi: "YouPorn è Il Male"

Sul numero di Micromega dedicato al porno, l'analisi allarmata del re dell'hard

Bisognerebbe vietare YouPorn a chi ha dodici, tredici anni, quando è ancora troppo presto. Certi adolescenti, dovrebbero capire che questo tipo di sesso non è il sesso da cui prendere spunto".

Rocco abiura i suoi fratelli. Anzi. La sua snaturata progenie. E fa da megafono a preoccupazioni che riguardano i preadolescenti ma che possiamo estendere a tutti noi, maturate da tempo da più parti.

"La gente non sa più a cosa appigliarsi per motivarsi sessualmente" dichiara Siffredi nel numero di Micromega in edicola dal 24 luglio dedicato alla pornografia.

Basta pensarsi davanti alla propria compagna: “Come le vai a spiegare che ormai ti ecciti soltanto guardando cose superassurde? La maggior parte degli uomini, oggi, fa così. Vanno su internet, guardano le cose più strane, poi con la fidanzata fanno finta che tutto vada bene, mentre magari devono massacrarsi il cervello per cercare di darle un mezzo orgasmo, vero o finto che sia, e soprattutto fare finta di essere ancora eccitati da lei”.

Davanti a noi, le alternative apocalittiche sono il reset dall’immaginario pornografico, o l’impotenza.

In mezzo, cinquanta sfumature di parafilie.

Perché il punto è che, insieme a YouPorn, le migliaia di gallerie virtuali hanno fatto in modo di categorizzare, enciclopedizzare, alfabetizzare il sesso come sarebbe stato inimmaginabile appena pochi lustri fa.

Non che si siano inventati niente. Basta leggere qualche pagina di De Sade per capire che la perversione è storia antica.

Tutto (o quasi) era già stato immaginato.

La questione qui è però l’enorme diffusione dell’immaginario sessuale. Un salto quantitativo che, in nome del piacere, tende a radicalizzarne i contenuti.

Fino a che la specificità di certe pratiche diventi inaggirabile, rendendole invalidanti.

La faccenda è semplice: basta fare un giro in uno di questi siti e dare un’occhiata. Nani, giganti, animali vivi, animali morti, ogni tipo di secrezione, ogni tipo di combinazione numerica e etnica, stimolazioni elettriche, travestimenti, botte da orbi, tute, tutine, ganci, uncini, deformità. Ditene una? C’è. Vi è appena venuta in mente una roba particolarissima e incoffessabile che credete riguardi solo voi? La troverete.

Dal momento che viviamo felici e contenti nel capitalismo, nessuno di noi oserebbe pensare che ci sia Offerta senza Domanda. Se qualcuno si adopera a produrre quei filmati, state certi che un pubblico che li guarda c’è.

Di più. La Domanda, è noto, fa violenza sull’Offerta.

Risultato? Se ancora non vi eccitate pensando a un trans di colore affetto da nanismo che defeca su un’ermafrodita albina elettrostimolata da un drappello di bisessuali appena maggiorenni e di ottuagenarie sadomaso, beh, sappiatelo, presto succederà.

Ma il problema non sarebbe neanche questo. Il problema è sempre il dopo. Dopo il video del trans di colore affetto da nanismo che defeca su un ermafrodita albina elettrostimolata da un drappello di bisessuali appena maggiorenni e di ottuagenarie sadomaso?

Cosa viene dopo?

Quale è il limite? Dov’è il confine? Cadaveri? Bene, benissimo. Cadaveri di animali? Perché no. Cadaveri di animali asiatici? Mmmmm, hanno il loro perchè. E quando avremo terminato di esplorare la sessualità degli insetti tibetani? Passeremo ai microbi australiani? Andremo a caccia di creature mitologiche? Mi Immagino spedizioni alla ricerca di sirene e mostri marini nella Fossa delle Marianne, magari di Big Foot o del mostro di Lochness al solo scopo di metterli in qualche filmato che sappia trasmettere ancora un po’ di pepe ai terrestri del 2100.

Ma ho detto terrestri? Perché limitarsi ai terrestri. Fra pochi anni si parte in gita verso Marte. Sospetto che il vero finanziatore dell’impresa spaziale più affascinante di sempre sia il cartello dei Pornografi Uniti. Trovassimo gli alieni, la prima cosa che faremmo sarebbe girarci un porno.

Ma dopo?

Non dobbiamo dimenticarci del dopo. Perché fino a che tutto non finirà, esisterà sempre un dopo.

Ed è un dopo terrificante.

D’altra parte, vietare i siti ai preadolescenti sarebbe oltremodo complicato. Sono astuti come faine, molto più avanti di qualsiasi censore.

Figuriamoci agli adulti.

Una celebre battuta del Dr Cox, fra i protagonisti della serie tv Scrubs recita testualmente: "Credo che se da internet togliessero i porno rimarrebbe un solo sito chiamato ridateci i porno".

Io, se fossi il capo supremo del mondo, finirei accecato dal moralismo e bandirei subito tutti i siti. Col risultato che il giorno dopo mi troverei a camuffarmi per firmare la petizione per riaverli.

Non vedo soluzioni, onestamente.

I preadolescenti, non educati al sesso, faranno disastri.

Educarli al sesso produce disastri.

Vietare o concedere sono facce della stessa fallimentare medaglia.

Come su altre questioni, tipo la legalizzazione delle droghe, l’unica soluzione che mi nasce dal cuore è una diffusione aristocratica. Solo gli eletti hanno il diritto di degenerarsi. Agli altri, alle masse, lucidità, procreazione e zitti e mosca.

Ma i deliri platonici, in cui a governare e disporre delle vite umane comuni siano i sapienti, non conducono a niente di buono, tantomeno a niente di funzionante.

Chissà che non si inverta da sola la tendenza, e che il massimo della perversione diventi riscoprire l’amore, la quotidianità, arrivando a un equilibrio capace di indirizzare l’infinita sete di piacere dei singoli verso feticismi domestici in cui il centro ridiventi la famiglia, la coppia che sa modulare estremismi e responsabilità, curiosità adolescenziale e puericultura, arginando una deriva sessuale altrimenti inevitabile.

Ma è una speranza vana.

In realtà stiamo correndo a tutta birra verso il baratro dell’abiezione totale. E tirare il freno a mano a questo punto servirà solo a guadagnare tempo a malapena sufficiente per farci rivedere la nostra storia personale e collettiva come fosse un film, domandandoci “dove abbiamo sbagliato” (“ma abbiamo sbagliato? Le cose potevano davvero andare diversamente?”) mentre precipitiamo.

Non oso nemmeno immaginare cosa ecciterà il mio bis bis bis bis bis bis bis bis bis bis bis bis nipote.

Figuriamoci dopo.

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