Michael Jackson: la corte d'appello conferma la condanna per Conrad Murray

Confermati i quattro anni di reclusione per il medico che somministrò propofol alla pop star

Il Dottor Conrad Murray – Credits: Gettyimages

Barbara Pepi

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La corte d'appello del secondo distretto della California ha confermato la condanna a 4 anni del medico di Michael Jackson, Conrad Murray, per omicidio involontario. Gli avvocati di Murray, condannato nel 2011, sostenevano la tesi dell'insufficienza di prove.

Secondo i giudici della corte d'appello, invece, ad aggravare la posizione del medico ci sono le  "false dichiarazioni" rilasciate durante la precedente  fase processuale e i suoi "sforzi per ripulire la camera" di Jackson prima dell'arrivo della polizia. Chiara "prova di colpevolezza" secondo la corte.

Murray, lo ricordiamo, nella mattina in cui Michael Jackson morì era in camera con lui. La pop star, soffrendo d'insonnia, aveva chiesto la somministrazione di alcune benzodiazepine. Visto che queste non avevano sortito alcun effetto intorno alle 10:40 del mattino Murray ha somministrato a Jacko  l'anestetico propofol (Diprivan, un farmaco che va utilizzato esclusivamente in ambito ospedaliero per indurre l'anestesia e che non dà dipendenza).

Pare, da quanto emerso dal processo, che dopo che Jackson ha preso "sonno" verso le ore 10.50, lo ha lasciato da solo per due minuti per andare in bagno, nonostante il paziente non fosse attaccato ad una pompa d'infusione, obbligatoria per regolare la somministrazione di tale farmaco.

Tornato nella stanza, verso le ore 10.52 Murray, accorgendosi che la pop star non respirava più, ha iniziato a praticare una sorta di rianimazione cardiopolmonare sul letto, dove non produce alcun effetto, in quanto va praticata su una superficie dura. Arrivato in ospedale Jackson è stato dichiarato morto alle 14:26.

Durante il procedimento a carico del dottore sono emerse numerose contraddizioni e circostanze sospette a partire dal legame con la  AEG Live, la società promotrice dei concerti del re del pop.

Nel 2011 Murray in primo grado fu condannato al massimo della pena che prevede lo stato della California per questo genere di reati visto l'atteggiamento ostile tenuto dal medico in aula e l'assenza di una qualsivoglia forma di pentimento o di dolore per le sorti del suo assistito. Ora a Murray non resta che sperare nella Suprema Corte.

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